La bibliometria e gli indici di valutazione di riviste e ricercatori

di Silvia Barra

Negli articoli precedenti sulla peer-review (vedasi elenco a fondo pagina) abbiamo scoperto come funziona questo meccanismo, i suoi pro e contro e quali sono le figure che entrano in questo processo. Abbiamo anche detto che la peer-review è una sorta di garanzia sulla qualità della rivista che la applica.
In questo nuovo articolo scopriremo che ci sono altri fattori da tenere in considerazione quando dobbiamo effettuare una ricerca bibliografica.

 

La bibliometria e l’importanza degli indici quantitativi

espressione di un giudizio o di una preferenzaEsiste una scienza che si occupa della valutazione delle pubblicazioni, la bibliometria. Questa scienza si basa su aspetti qualitativi e quantitativi. La peer-review è un aspetto di tipo qualitativo: è l’opinione soggettiva, seppur autorevole, di alcuni esperti riguardo al lavoro prodotto da un altro ricercatore.
In questo articolo ci concentreremo invece sugli aspetti quantitativi, chiamati indici bibliometrici. Questi indici sono degli algoritmi matematici che si applicano alla rivista o ai suoi autori.
Più elevato è il numero delle citazioni ricevute da una pubblicazione, maggiore è il numero di autori che hanno utilizzato nel loro lavoro il contenuto della pubblicazione in
oggetto, quindi maggiore è l’impatto di questa pubblicazione sulla comunità accademica.
La possibilità di utilizzare uno dei due procedimenti non esclude l’altro, anzi proprio per il fatto che non esiste una regola standard per la valutazione, è legittimo usufruire sia degli indicatori bibliometrici sia della peer-review.

Poiché prendono in considerazione aspetti diversi, tali indici possono dare risultati molto diversi uno dall’altro, pertanto è importante capire come leggerli per arrivare a conclusioni corrette sull’affidabilità di una rivista o di un autore.
Non dimentichiamo che spesso l’erogazione di finanziamenti a una ricerca invece che a un’altra si basa anche sulla valutazione delle pubblicazioni del gruppo di ricerca, così come la carriera di un ricercatore universitario. (Esiste un ente chiamato ANVUR che si occupa proprio della valutazione di ricercatori e professori in ambito universitario o di strutture di ricerca pubbliche).
Oppure, quando leggiamo un articolo di divulgazione scientifica che contiene un’intervista ad un esperto, il giornalista in genere sceglie l’esperto in un certo argomento anche in base alla sua autorevolezza e all’importanza delle relative pubblicazioni. Prima di decidere chi intervistare, il giornalista si documenta sullo studioso, ne valuta indici e pubblicazioni, per assicurarsi di parlare davvero con una persona competente ed esperta.

Gli indici più conosciuti e usati nella comunità scientifica sono:campo semantico relativo alla bibliometria

– l’ IMPACT FACTOR, che misura la frequenza con cui un articolo di una rivista viene citato dalle altre riviste in uno specifico anno o intervallo di tempo. È quindi un indice che valuta la rivista.

– l’ H-INDEX, che misura invece l’impatto del lavoro degli scienziati basandosi sul numero delle loro pubblicazioni e delle citazioni ricevute, per cui è una valutazione dello scienziato e della qualità del suo lavoro.

 

L’impact factor (IF)

L’impact factor (o indice d’impatto) è l’indicatore mediante il quale la comunità scientifica misura la frequenza con cui un articolo di una rivista viene citato dalle altre riviste in uno specifico intervallo temporale.
Più alto risulta l’IF, migliore è la qualità della rivista sulla quale l’indice è stato calcolato, perché vuol dire che la rivista in questione è maggiormente citata dai ricercatori.
Il principale punto di forza di questo indice è la sua semplicità d’uso per la valutazione della ricerca scientifica. È un indice bibliometrico facilmente accessibile perché si trova in una banca dati elettronica ben fornita. Il calcolo dell’impact factor è in grado di determinare in modo valido e corretto la qualità scientifica degli articoli per i quali viene calcolato.

 

L’indice di Hirsch (o H-index)

Dopo l’Impact Factor, è l’indice più diffuso e conosciuto.
L’h-index è in grado di misurare, in base al numero delle pubblicazioni emesse e delle citazioni ricevute, l’impatto del ricercatore scientifico all’interno del suo campo disciplinare.

L’h-index si definisce nel seguente modo:
Uno scienziato possiede un indice h, se h dei suoi Np lavori hanno almeno h citazioni ciascuno ed i rimanenti (Np-h) lavori hanno ognuno al più h-1 citazioni.

Per quanto riguarda le pubblicazioni emesse da ogni scienziato, l’indice si focalizza su quelle che hanno avuto maggior diffusione, non solo sul loro numero effettivo. Per questo motivo l’h-index si differenzia dall’impact factor, che invece prende in considerazione tutte le pubblicazioni e citazioni, anche quelle negative. Oltre tutto l’indice di Hirsch non è condizionato dalle riviste che hanno riscontrato più popolarità, perché questo indice vuole appunto definire l’impatto dello scienziato nel suo settore accademico.
L’indice è facile da calcolare e da trovare, grazie ai database elettronici, tra cui Google Scholar che è gratuito.
L’indice viene calcolato in base all’importanza dell’impatto delle riviste o degli articoli e non in base alla quantità di essi. Infatti un ricercatore potrebbe aver prodotto moltissimi lavori, senza che questi abbiano riscontrato popolarità nei lettori. Al contrario, uno studioso che ha prodotto poche pubblicazioni può aver ottenuto grande successo.
Dato che esso è in grado di contestualizzare la carriera degli autori, è soprattuto l’h-index che viene consultato da giornalisti, redattori e enti di valutazione come l’ANVUR.

consultazione di libri da uno scaffaleDa questi due indici principali sono derivati svariati altri indici, meno conosciuti, che valutano aspetti particolari di un ricercatore e/o di una particolare rivista.
Dicevamo di fare attenzione a come leggere questi indici e non solo per i diversi risultati che producono: per come sono strutturati, gli indici bibliometrici valutano ad esempio quanto un autore o una rivista fanno parlare di sé, nel bene e nel male. Quindi, a volte l’indice elevato di un autore non è un’indicazione diretta del prestigio dell’autore stesso. Nel caso di una rivista, invece un indice elevato può derivare anche da un articolo “scandaloso” che ha fatto parlare della rivista e magari ha dovuto essere ritirato (a questo proposito è stato proposto di introdurre un Retraction Index o indice di ritiro della pubblicazione: quanto più una rivista è prestigiosa, infatti, tanto più alta è la probabilità che chi desidera pubblicare un articolo fraudolento si rivolga ad essa per avere maggiore pubblicità; fatto che comporta poi una maggiore probabilità di ritiro dell’articolo).

Con questo articolo si conclude la serie di interventi dedicati alla ricerca bibliografica e alla sua valutazione, qualitativa e quantitativa. Nonostante l’avvento di internet abbia aperto molte strade nuove e velocizzato quelle esistenti e anche se, dalla nascita della bibliometria, si siano sviluppati metodi di calcolo e indici sempre nuovi, la cosa fondamentale è che la valutazione delle pubblicazioni scientifiche da parte di altri membri della comunità rimane importante e irrinunciabile per garantire la diffusione di conoscenze scientifiche corrette e distanti dalla pseudoscienza.

Riferimenti:

  1. Valutare la scienza e gli scienziati, Antonella De Robbio, intervento tenuto presso il Meeting annuale di SWIM, Science Writers in Italy, Genova, 19-20 marzo 2016
  2. Valutare la scienza e gli scienziati, Susanna Terracini, membro dell’ANVUR, intervento tenuto presso il Meeting annuale di SWIM, Science Writers in Italy, Genova, 19-20 marzo 2016
  3. Giornalismo pseudoscientifico – disinformazione e sensazionalismo tra media e web, Piero Angela, Cristina Da Rold, Marco C. Mastrolorenzi, C’era una volta Edizioni, Roma, 2016
  4. Gli indicatori bibliometrici per la valutazione delle riviste scientifiche, Ilaria Calisti, Tesi di Laurea, Universita’ degli Studi di Padova, Facolta’ di Scienze Statistiche, Corso di Laurea in Statistica e gestione delle imprese, a.a. 2009/2010
  5. Indicatori bibliometrici, Antonella De Robbio, a cura di, Universita’ degli Studi di Padova, Sistema Bibliotecario di Ateneo, http://bibliotecadigitale.cab.unipd.it/bd/per_chi_pubblica/indicatori-bibliometrici (visitato aprile 2016)

Sullo stesso argomento (link):
Pro e contro della peer-review
Peer-review: ecco chi è il revisore
Peer-review: un semaforo per la pubblicazioni scientifiche
Dalla pubblicazione alla ricerca bibliografica: il fondamento della continuatività nella ricerca scientifica

 

Sostieni la divulgazione della Chimica

Il tuo libero contributo sarà interamente devoluto alle attività di divulgazione della Chimica.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO

RICHIEDI LA NEWSLETTER

Una mail settimanale con gli aggiornamenti delle pubblicazioni, le attività dell'Associazione e le novità del mondo della divulgazione chimica

PARTNERSHIP

Associazione Levi-Montalcini

SEGUI CHIMICARE ANCHE SU FACEBOOK

segui chimicare anche su facebook

ARTICOLI RECENTI

IL CARNEVALE DELLA CHIMICA

il più grande evento italiano che ogni mese riunisce decine di blogger attivi nella divulgazione della chimica. Da un'idea di Chimicare e Gravità Zero

ARCHIVIO ARTICOLI PER MESE

SEGUI CHIMICARE ANCHE SU TWITTER

Non solo gli aggiornamenti degli articoli pubblicati sui nostri blog e le novità del Carnevale della Chimica, ma anche le segnalazioni dei migliori interventi di divulgazione chimica in lingua italiana nel web.