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2011 Anno Internazionale della Chimica: i protagonisti e i temi di una sfida quasi epica in favore della sostenibilità

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Lo sviluppo sostenibile passerà necessariamente dalla chimica.   Come conoscenza scientifica, nelle sue applicazioni tecnologiche ma, soprattutto, come consapevolezza.  Ancora tutta da maturare.
palazzo dell'ONU a New York

palazzo dell'ONU a New York

“Accolgo con favore l’opportunità di celebrare la chimica, una delle scienze fondamentali” ha detto il Direttore Generale dell’UNESCO, Koichiro Matsuura. “Accrescere la consapevolezza sulla chimica è ancora più importante se pensiamo alla sfida rappresentata dallo sviluppo sostenibile. È sicuro che la chimica giocherà un ruolo importante nello sviluppo di fonti alternative di energia e nel provvedere al sostentamento della popolazione mondiale” ha aggiunto.

Già, perché è stata proprio l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), riunitasi a New York nel settembre 2009 nella sua 63esima Assemblea Generale, ad accogliere con entusiasmo, la risoluzione dell’Etiopia nella quale si chiedeva l’istituzione di un Anno celebrativo delle conquiste della chimica e del suo contributo al benessere dell’umanità.   Ohibò, l’Etiopia?  Suona strano?  No, non suona per niente strano.   Credo che certi Paesi  meglio di altri si trovino in una situazione economica e sociale di cruda consapevolezza, tale da tutelare non soltanto la classe politica ma anche la base popolare dal rischio di voler gettare via il bambino con l’acqua sporca.  Non fatemi aggiungere altro, almeno per ora.
Sempre secondo fonte ONU, la scelta del tema di questo Anno Internazionale rappresenta anche un modo per sollevare l’attenzione sul decennio delle Nazioni Unite dell’educazione allo sviluppo sostenibile 2005-2014.   In particolare, le attività nazionali e internazionali che si svolgeranno nel 2011 saranno incentrate sull’importanza della chimica nella preservazione delle risorse naturali.
anno internazionale della chimica - logo

logo ufficiale di "2011 - Anno Internazionale della Chimica"

Risorse naturali, sviluppo sostenibile e  …chimica?  Un ossimoro per molti.  Non per tutti, certo, non per chi conosce l’argomento e, fortunatamente, per chi ha il ruolo di assumere le decisioni che contano.  Però si sa: in democrazia conta il parere della maggioranza, al di là della sua ragione e della sua conoscenza, ed è sulla base del sostegno popolare che chi ci governa riceve il mandato di decidere.  Quindi se di ossimoro si tratta, ben venga un Anno Internazionale dove esso sarà ripetuto allo sfinimento, e argomentato, spiegato, esemplificato in ogni sede ed in ogni contesto.  Finchè da ossimoro potrà divenire una sorta di mantra e come mantra potrà più facilmente entrare a far parte di noi, della nostra consapevolezza.

Una consapevolezza ancora tutta da maturare.  Ma l’Etiopia lo sapeva già da prima.

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I PROTAGONISTI

La 63ma sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU ha quindi adottato una risoluzione con la quale proclama il 2011 Anno Internazionale della Chimica, affidando la responsabilità dell’evento all’UNESCO e all’Unione Internazionale della Chimica Pura ed Applicata (IUPAC).

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IUPAC - International Union of Pure and Applied ChemistrySì, proprio la IUPAC, quella che per molti di noi è rimasta poco più di una sigla di reminescenza scolastica, quando ci insegnavano che per molte sostanze chimiche esisteva un nome “comune” (di solito breve, di fantasia, consolidato per consuetudine storica) ed una denominazione “IUPAC”, di solito lungo e complesso, scritto in vero chimichese ma che presentava l’impagabile vantaggio di essere sistematico, accettato in tutto il mondo e, soprattutto, descrittivo della reale natura della sostanza chimica indicata.   Dal nome IUPAC abbiamo imparato a ricavare la struttura delle molecole e, viceversa, a dare un nome univoco alle strutture che trovavamo disegnate sui libri di scuola.   Inutile dire che questa per la IUPAC è semplicemente la punta dell’iceberg.
Lo IUPAC (International Union of Pure and Applied Chemistry) è stata fondata nel 1919 da chimici provenienti dal mondo dell’industria e dell’università.   Per quasi 90 anni, l’Unione è riuscita a stimolare la comunicazione in questo campo in tutto il mondo e far sì che l’università, le industrie, il settore pubblico fossero unite da un linguaggio comune.   Lo IUPAC infatti è riconosciuto come l’autorità mondiale in tema di nomenclatura chimica,  terminologia, metodi standard di misurazione, pesi atomici ed altro.  Negli ultimi anni, lo IUPAC si è molto attivato per sviluppare progetti e organizzare conferenze volti a promuovere e stimolare nuovi sviluppi della chimica ed anche a fornire assistenza nei settori  dell’educazione e della comprensione della chimica.  Ulteriori informazioni sullo IUPAC e le sue attività sono disponibili sul sui sito ufficiale, in lingua inglese.
Per l’IUPAC il 2011 segna anche un altro importante anniversario: sono passati cento anni, infatti, della storica fondazione di quello che può essere considerato come il precursore di questo ente, l’Associazione Internazionale delle Società Chimiche (IACS), alla quale la IUPAC stessa è succeduta a distanza di pochi anni.
E come se tutto questo allinearsi di pianeti non bastasse, nel 2011 ricorre il centesimo anniversario dell’assegnazione del Premio Nobel per la chimica a Maria Sklodowska Curie, dando agli organizzatori dell’Anno Internazionale della Chimica una solida opportunità per celebrare il contributo delle donne alla ricerca scientifica.

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Veniamo ora all’altro Protagonista di questa impresa che, come avrò modo di argomentare più avanti (e mi si perdoni l’iperbole) affronterà una sfida che, almeno qui da noi, potrebbe assumere connotazioni dal sapore epico.
UNESCO e UNESCO Italia - Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la CulturaL’UNESCO, fondata nel novembre 1945 come agenzia specializzata delle Nazioni Unite, contribuisce alla creazione della pace, alla diminuzione della povertà, allo sviluppo sostenibile, e al dialogo interculturale attraverso l’educazione, la scienza, la cultura e la comunicazione.  Nell’adempiere alla sua missione, l’UNESCO funge da laboratorio di idee e fissa gli standard per ottenere accordi universali sulle tematiche etiche emergenti.  L’organizzazione funge anche da centro di smistamento delle informazioni per la diffusione e la condivisione della conoscenza, aiutando gli Stati membri a sviluppare le proprie capacità, anche a livello istituzionale, in diversi settori. Attraverso queste attività, l’UNESCO promuove la cooperazione internazionale tra i suoi 193 Stati membri e 6 membri associati.  I suoi programmi nelle scienze naturali sono volti a stimolare la conoscenza scientifica e politiche per lo sviluppo sostenibile nelle aree delle scienze di base, dell’educazione, ecologiche, della terra e del cambiamento climatico.  Ulteriori informazioni sull’UNESCO e le sue attività nelle scienze naturali sono disponibili sulla sezione scienze del sito dell’UNESCO Italia.
A meno di un anno di distanza dalla decisione unanime con la quale il Consiglio dell’IUPAC nel 2007 decise di sostenere il progetto del 2011 come Anno Internazionale della Chimica, il Consiglio Esecutivo dell’UNESCO ha raccomandato l’adozione della risoluzione proposta dall’Etiopia e si è detto disposto a compiere tutti gli sforzi necessari affinché l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarasse il 2011 Anno Internazionale della Chimica.

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logo FederchimicaE in Italia? Credo di non essere del tutto nel torto nell’identificare nella Società Chimica Italiana , nel Consiglio Nazionale dei Chimici (e relativi Ordini territoriali) e nella Federchimica (Federazione Italiana dell’Industria Chimica) i primi tre soggetti “istituzionali” coinvolti nelle problematiche di valorizzazione, promozione, divulgazione e tutela del ruolo e dell’immagine della chimica e del chimico nel nostro Paese.
Il sito ufficiale che riporta il calendario completo di tutte le iniziative ed i soggetti coinvolti in ambito nazionale per questo Anno Internazionale, è l’unico a potersi ufficialmente fregiare del titolo “Anno Internazionale della Chimica” e risponde all’indirizzo www.chimica2011.it    Il patrocino, ovviamente, resta dell’UNESCO, dell’UNESCO Italia e della IUPAC, mentre i tre principali partner istituzionali in evidenza il Piano Lauree Scientifiche, la Società Chimica Italiana e la Federchimica.   Indagando però nella pagina “contatti”, si intuisce dall’indirizzo e-mail come la gestione dell’ufficio stampa, nonché del sito web medesimo, sia stata di fatto seguita da quest’ultimo soggetto.
Il calendario delle iniziative, in numero ed in tipologia, è sorprendentemente ricco e variegato, con una molteplicità di soggetti coinvolti che va dalle Università all’Industria, dalle associazioni ai media, dai web blog alle
scuole.

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fabbriche aperte - maggio 2011

Le 7 iniziative evidenziate in primo piano dagli organizzatori sono:

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– Convegno Inaugurale Anno Internazionale della Chimica (Roma, febbraio 2011)

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– Fabbriche Aperte (una scelta di trasparenza iniziata nel 1987 ed orientata verso la credibilità, non solo verso gli opinion leader ma sempre più verso la cittadinanza in generale ed in particolare le comunità locali, con 175 imprese e più di 600 impianti e laboratori che, secondo i suggerimenti dei promotori nel periodo fra il 9 ed il 22 maggio 2011, apriranno i loro cancelli al grande pubblico)

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– Orientagiovani nazionale Confindustria (in particolare con la giornata inaugurale a tema della Giornata Nazionale Orientagiovani, con titolo: “Chimica, la nostra vita, il nostro futuro” Milano, ottobre 2011);

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– Settimana Nazionale della Chimica (programma in fase di definizione, il cui obiettivo, espresso in chiare lettere, resta comunque: “Avvicinare il grande pubblico alla chimica mettendolo a diretto contatto con i prodotti della chimica, col mondo della ricerca e della infinita varietà delle sue applicazioni”; ottobre 2011);

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concorso per le scuole secondarie di primo grado - tutti pazzi per la chimica

– Gruppo di eventi organizzati o anche semplicemente sostenuti dalla SCI: si tratta di decine di appuntamenti in tutta Italia, per lo più conferenze, ma anche mostre, spettacoli e momenti di intrattenimento per i più piccoli;

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– Gruppo di eventi organizzati da Piano Lauree Scientifiche;

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– Concorso “Tutti Pazzi per la Chimica”, destinato a studenti ed insegnanti delle scuole medie (scuole secondarie di primo grado), avente l’obiettivo di aumentare la conoscenza della chimica nel contesto scolastico e migliorarne, più in generale, la percezione tra i giovani, anche tramite lo sviluppo di un approccio interdisciplinare ai temi proposti, valorizzando la sinergia tra approccio creativo e scientifico.

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IL RUOLO DELLA CHIMICA NELLA SOSTENIBILITA’

Lo sviluppo sostenibile passerà necessariamente dalla chimica.  Con questa frase avevamo aperto questo intervento, e questa frase vorrei riprendere ora dal momento che in essa è racchiusa in qualche modo la chiave del riscatto morale non solo della chimica in sé (che in quanto scienza dovrebbe correttamente collocarsi al di fuori del bene e del male) ma anche delle sue applicazioni tecnologiche.
Iniziamo per esempio a focalizzare l’attenzione su un aspetto troppo stesso trascurato: la chimica è uno dei migliori arbitri nella valutazione della sostenibilità ambientale.  Stiamo parlando ovviamente della chimica analitica.   Come potremmo infatti valutare lo stato di inquinamento di un fiume, la concentrazione di gas ad effetto serra, la pericolosità di un rifiuto, se non eseguissimo su di esso delle analisi chimiche?  “La chimica fiumcontrolla la chimica” è una frase che ricordo di aver letto da ragazzo su una rivista di divulgazione, credo Cronache di Chimica, pubblicata dalla Carlo Erba.   Ma in realtà la chimica non controlla “soltanto” la chimica.   Vogliamo parlare di cose “naturali”?  Cosa c’è di più naturale di un bel pascolo di mucche? Purtroppo appena sopra una falda acquifera che alimenta l’acquedotto cittadino.  O di un giacimento minerale naturale, magari mai toccato dall’uomo, che come accade in molte zone del mondo le cui acque destinate al consumo sono “naturalmente” contaminate di elementi minerali pericolosi per la salute.
Esistono anche metodi biologici, che valutano la resistenza in quegli ambienti di forme di vita indicatrici (dette appunto “indicatori biologici“): se resiste quel tale gamberetto significa che l’acqua del fiume è sanissima; se il gamberetto è schiattato e non lo si trova più, si cerca almeno un certo tipo di verme, un po’ più resistente all’inquinamento e spostando le pietre una ad una si contano gli esemplari per ogni metro quadrato di letto, e se anche il certo verme non risponde all’appello allora significa che nel fiume c’è davvero qualcosa di pericoloso.  Ma cosa?  E pericoloso anche per l’uomo?  O forse più per l’uomo che per gli animaletti indicatori?  E soprattutto chi o cosa rilascia l’inquinante, e come possiamo fare per evitarlo?
A queste domande è la chimica a rispondere, e la biologia, la tossicologia e la medicina al limite vanno dietro, interpretando e valorizzando le informazioni di tipo chimico-analitico.
Tutto questo ammettendo che sotto l’ombrello della sostenibilità vogliamo intendere soltanto quella ambientale.   Che dire invece del settore alimentare?
Come potremmo smascherare la tossicità “naturale” di un alimento, quella dovuta per esempio al rilascio di micotossine e tossine batteriche motivate da parassiti in campo o da una inadeguata conservazione, se non attraverso la chimica?
L’uomo si è sempre alimentato di cibi in parte guasti.  Certo, infatti moriva giovanissimo, e non si creda che nei suoi primi (e spesso unici) 40 anni il suo stato di salute fosse migliore della nostro.   Per non parlare, sempre nel fiore di piretro ed insetticida di origine "naturale" estratto da questa piantasettore “la chimica controlla la chimica” della ricerca e della quantificazione dei residui di eventuali pesticidi nei prodotti agricoli.   Vogliamo smettere di usare pesticidi di sintesi ed usare solo rimedi naturali?   Benissimo, ma la chimica c’è sempre.  Come si fa ad estrarre il principio attivo dai fiori di piretro, da utilizzare poi come insetticida, se non per mezzo di una conoscenza e di una tecnologia chimica?   O le trappole attrattive per gli insetti parassiti in campo?   O anche soltanto parlando di analisi microbiologica: per identificare i batteri e ed i funghi (muffe) parassiti delle colture e delle derrate alimentari, il microbiologo ormai dipende dalla chimica almeno quanto dal microscopio.  Probabilmente di più.  Sicuramente vi dipende totalmente per quanto riguarda tecnologie come la PCR indispensabili, fra l’altro, per l’identificazione anche soltanto di “tracce” di organismi geneticamente modificati all’interno di prodotti agricoli.   E che dire dei metodi di cottura più antichi?  La cottura sul fuoco, come la carne alla brace, è riconosciuta oggi come uno dei metodi più pericolosi per trattare gli alimenti, proprio ad iniziare dalle carni, per la “naturale” formazione sulla sua superficie annerita di concentrazioni rischiose di idrocarburi polinucleari aromatici, potenzialmente cancerogeni.  Cosa che non capita, giusto per dirne una, nella cottura a microonde.   Solo che quando muori a 30 anni, a 40 se diventi vecchio, e nel frattempo sei impegnato a difenderti da mille attentati alla tua sopravvivenza, non dai molto peso al cancro che ti potrebbe venire sui 45.
E che dire delle nuove tecnologie eco-sostenibili?  Se oggi possiamo costruire ed utilizzare vantaggiosamente impianti che producono energia elettrica sfruttando fonti rinnovabili come la luce solare e l’energia eolica, il merito è dei materiali, alcuni nuovissimi, altri noti da qualche decennio, frutto prima della ricerca dei chimici e poi del trasferimento di questa conoscenza in processi produttivi su ampia scala.
Ogni volta che si realizza un nuovo oggetto, un nuovo motore più efficiente e meno inquinante, il nostro casco di protezione quando andiamo in bicicletta, le intercapedini isolanti che ci consentono di tenere la casa calda senza alzare troppo il riscaldamento, sfruttiamo in ogni caso materiali che gli ingeneri esperti nei singoli settori hanno saputo sfruttare al meglio per le specifiche finalità di impiego, ma che è stato tempo prima concepito e sviluppato nel segno della chimica e della sua industria.
Gli stessi materiali biodegradabili con i quali sono costruiti sempre più oggetti della nostra vita quotidiana e che rappresentano un importante passo avanti nel rispetto dell’ambiente anche nelle piccole abitudini di tutti i giorni, sono una conquista della ricerca chimica ed i loro intermedi vengono ottenuti per mezzo di reazioni condotte su larga scala in stabilimenti chimici.
In una sola frase, quindi, non soltanto la chimica in sé non risulta in antitesi alla sostenibilità, ma risulta per essa un prezioso, probabilmente indispensabile alleato.
Da qui le parole di Koichiro Matsuura, Direttore Generale dell’UNESCO.

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MIGLIORARE LA PERCEZIONE DELLA CHIMICA

Ben vengano quindi queste celebrazioni, ad iniziare proprio da quelle più divulgative, più basilari, che avranno il compito di rinsaldare il rapporto fra la chimica e la sua percezione più diffusa da parte dei non addetti ai lavori.
Nelle pagine di chimiCOMPRENDE mi sono addentrato più e più volte ad esaminare ed argomentare il rapporto fra la chimica e l’opinione pubblica, incarnata nei grandi numeri da una popolazione di scolarità spesso inadeguata in relazione alle nuove sfide di conoscenza e consapevolezza che ci vengono poste, una popolazione dagli strumenti culturali più incerti e più facilmente suggestionabile da facili slogan ed associazioni di idee molto spesso capziose, quindi cercherò di resistere alla tentazione di addentrarmi nuovamente nell’argomento.

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Riporto di seguito un elenco degli interventi più significativi dove questi temi sono stati sviluppati, seppur sotto diversi punti di vista:
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manifestazione a sostegno della ricerca scientificaForse il modo più efficace per far sentire davvero il ruolo fondamentale della chimica nella nostra vita, sarebbe quello di immaginare ed affrontare insieme le conseguenze, beninteso su un piano discorsivo e teorico, di un ipotetico sciopero della chimica.
Ovviamente nessuno di noi sarebbe così irresponsabile da voler attentare non solo ad un’economia nel suo insieme, ma pure al benessere e spesso alla vita stessa di tanti concittadini, quindi questa ipotesi sarà destinata fortunatamente a rimanere a livello di fantasia per meglio comprendere il ruolo centrale di questa disciplina e delle sue applicazioni nella nostra esistenza.   Proviamo a discuterne insieme: potrebbe essere un bel tema per un incontro con la cittadinanza.   Il video “Vivere senza chimica?” proposto alcuni anni fa in Italia dalla Federchimica andava sì in questa direzione, ma a riguardarlo ora mi accorgo che, non fosse altro per motivi narrativi e registici, esso poneva l’accento soltanto sui beni materiali di tipo oggettuale che il malcapitato di un ipotetico “giorno senza chimica” si vedeva scomparire davanti uno ad uno, fino a ritrovarsi disperato in una stanza del tutto vuota dalle pareti bianche.   Non si parlava di alimentazione, di salute, di ambiente, di energia, del controllo stesso della sicurezza, insomma: di tutti quegli aspetti del benessere che non prendono normalmente forma in un oggetto da tenere in casa.   A dirla tutta, il video parlava di cosa viene fabbricato, direttamente o indirettamente, dall’industria chimica.   Se avesse dovuto esaminare la chimica in sé stessa, come scienza, e fare scomparire tutto cosa a pieno titolo può essere definito come “sostanza chimica”, anche le pareti della stanza sarebbero dovute scomparire, anche la stessa aria, ed infine lo stesso protagonista si sarebbe dissolto nel nulla.
Perché una delle prime sfide culturali in direzione del perseguimento di un migliore e più obiettivo rapporto fra la chimica e l’opinione pubblica sarà quella di contribuire per quanto possibile all’ammorbidimento della dicotomia fra naturale (con le sue connotazioni buone per antonomasia) e artificiale (solo lui definito con l’aggettivo “chimico”, al quale sono associate connotazioni insindacabilmente negative).  Il concetto di identità chimica fra le molecole dello stesso tipo, indipendentemente dall’origine e dalla loro storia (da qui il motto “gli atomi non hanno memoria”) sarà una delle chiavi fondamentali per aiutare il grande pubblico in questa ardua acquisizione di consapevolezza.
Per questo ho volutamente esagerato in premessa definendo quasi “epica” la sfida che avrebbe aspettato i divulgatori scientifici in questo Anno Internazionale ormai alle porte.   Soprattutto da noi, in Italia, un Paese caratterizzato da una percezione di diffidenza di sfiducia che è sotto gli occhi di tutti, dove ogni nuovo insediamento chimico viene per definizione inteso come un attentato alla salute ed benessere della comunità, dando per scontata dietro ad ogni decisione nel migliore dei casi una colposa superficialità, fino ad accusare, dietro ad ogni decisione, una logica spregiudicatamente economica, dove l’ultima cosa che sembrerebbe contare, almeno secondo una certa percezione diffusa, è la nostra salute ed benessere nostro e delle generazioni a venire.

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Come ho avuto modo di argomentare negli interventi precedenti, tuttavia, questo rapporto di scetticismo e di diffidenza nei confronti della chimica è di tipo top-down e non coinvolge fortunatamente i “colleghi” di altre discipline tecnico-scientifiche, ed in generale buona parte delle persone che costituiscono seppur a vario titolo i riferimenti culturali, nonché etici del nostro Paese.   Persone di grande cultura, ma soprattutto di ampie vedute, che anche senza conoscere nei dettagli la chimica e le sue stanze, comprendono bene il suo ruolo e sanno giudicare le singole istanze con il giusto peso, nella consapevolezza che la chimica, ormai da anni, ben lungi dall’essere inquadrabile con un inapplicabile criterio morale come “cattiva”, sta diventando sempre più “Green” e sempre di più lo diventerà nel futuro.
importanti testimonial scientifici e giornalistici italiani
Nelle mani di queste persone affiderei il grande compito parlare per noi laddove il chimico non può penetrare o dove l’intervento diretto del chimico potrebbe apparire di parte.
Medici, agronomi, ecologi, nutrizionisti, giornalisti, Premi Nobel, scrittori e filosofi…  lo so che molti chimici storceranno il naso.   Molti di noi che si occupano di divulgazione scientifica, di fatto, al di là dei loro intenti, divulgano in modo orizzontale, paritetico, fra persone della stessa fascia, spesso loro stesse dei tecnici, e comunque disposte a farsi raccontare cosa vorremo dire loro.  Raggiungere gli strati sociali e culturali più profondi e diffusi, che costituiscono l’humus sensibile del nostro Paese è ben altra cosa e, diciamocelo onestamente, non siamo molto capaci e spesso neppure molto disponibili a farlo, peccando in questo modo di orgoglio dietro il paravento della tutela della correttezza nel contenuto e nella forma della comunicazione.
Chiediamo aiuto ai non chimici di più alto profilo e di maggior riscontro mediatico del nostro Paese.   Facciamoci insegnare qualcosa, e nel frattempo chiediamo loro di testimoniare per noi, con quello spirito di fratellanza e di collaborazione che ogni persona che ha a cuore il nostro comune futuro dovrebbe in qualche modo sentire.
Il presente articolo è stato in parte realizzato con l’impiego e l’elaborazione di materiali testuali (comunicati stampa) ed immagini messe a disposizione dall’ONU e consultabili in versione originale sul sito onuitalia.it

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