di Silvia Caruso
La prestigiosa sede dell’ Accademia delle Scienze dell’ Istituto di Bologna apre le porte all’ Associazione Culturale Chimicare. L’occasione è l’ incontro con il prof. Alberto Breccia Fratadocchi che, con grande cordialità, racconta come l’Accademia è impegnata nella divulgazione della chimica, con una riflessione attenta sullo stato della chimica moderna.
L’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna è raccontata nel libro “Tre secoli di scienza”, dove si raccontano gli studi e le vicende dei suoi membri più celebri. Illustra come, l’iniziale Accademia degli “Inquieti”, sia stato il laboratorio delle idee che ha portato ad allestire i primi laboratori e dove è iniziata la sperimentazione. Un luogo dove illustri personaggi della scienza, della cultura, della politica e della religione hanno dato vita al fermento di tre secoli di scienza.
Ora l’Accademia è un luogo di alta cultura dove si promuovono progetti di divulgazione e di partecipazione attiva fra scienza e società.
In ambito chimico, quali sono i progetti che l’Accademia sta portando avanti?

Attualmente sono tre i progetti che stiamo portando avanti: il primo progetto è la valutazione dello stato della chimica in Italia con particolare attenzione all’ambito della ricerca e dell’ innovazione, il secondo è un progetto di collaborazione con le scuole per espandere la nostra attività anche in altri settori e in ultimo, ma non meno importante, far conoscere e divulgare i principi etici delle scienze e della chimica. Abbiamo promosso convegni per presentare la situazione attuale della chimica, per capire come si sta evolvendo il settore e quali sono le esigenze del mercato.
Con la dr.ssa Ebe Campi, membro dell’Accademia e già Direttore di due uffici europei dei brevetti di l’Aja e di Berlino, portiamo avanti il progetto di innovazione, con analisi anche statistica dei lavori e dei brevetti internazionali più innovativi e accettati con successo a livello europeo.
L’innovazione chimica è poco riconosciuta e sentita a livello industriale, anche se a marzo Assochimica e Confindustria hanno presentato i dati del settore confermando un trend positivo con un incremento della chimica legato però molto alle piccole medie imprese. Si stima che siano oltre 100.000 i prodotti nuovi ogni anno, molti sono intermedi, ma quello che manca è la grande industria.
Le piccole medie imprese creano innovazione e c’è vivacità nella chimica, ma la grande industria spesso richiede un’ innovazione della chimica con tempi ristretti di applicazione, perché si vuole da subito entrare nel ciclo produttivo. E l’innovazione non sempre si può permettere tempi brevi. La chimica può dare delle indicazioni ottime nell’innovazione, come per esempio le microtecnologie per la produzione di principi attivi su scala industriale.
Secondo lei è cambiata la percezione della chimica nella società dopo l’Anno Internazionale della Chimica che si è appena concluso?
No, forse nell’immediato c’è stato qualche interesse soprattutto da parte dei giovani, ma questo non ha portato a nuovi iscritti a chimica. Negli ultimi 20 anni gli iscritti a chimica industriale hanno avuto un trend nettamente negativo:si è passati da circa 250.000 a 50.000.
Il nostro progetto di collaborazione con le scuole secondarie di secondo grado vuole promuovere la chimica in ogni momento della vita scolastica, con costanza nel tempo e in ogni nuovo anno. Spieghiamo agli studenti il nostro lavoro e perché è importante la chimica nella società. I ragazzi sono interessati a conoscere l’innovazione, capire cos’è un brevetto e per loro è di sicuro interesse capire concretamente lo stato di avanzamento della chimica.
L’ Anno Internazionale della Chimica, fra i suoi obiettivi, voleva trasmettere il messaggio che la “chimica è tutto intorno a noi” e non bisogna temerla. Secondo lei questo obiettivo è stato raggiunto?
No, per un motivo fondamentale: manca completamente l’insegnamento dei principi etici della chimica nelle scuole. Si è mai studiata la carta dell’ ONU nelle scuole? Si sono mai studiati i principi etici della scienza, della professione e dell’informazione? NO!
Questo è di grande importanza, ma manca completamente sia a livello di scuola secondaria di secondo grado e ancora meno all’Università. Con IUPAC sto portando avanti un progetto per l’istruzione sui principi etici della chimica.
Nelle scuole dimostriamo che la chimica ha molti principi etici: il miglioramento della vita con i farmaci, la salvaguardia dell’ambiente, la cura delle piante, le azioni di ripristino ambientale e molto altro ancora. Solo portando avanti questo progetto di divulgazione dell’ etica con le scuole si arriverà a sensibilizzare correttamente la società sul significato della chimica.
Anche il Ministero degli Affari Esteri, con una lettera inviatami dal Direttore Generale Sandro De Bernardin, ha riconosciuto l’ importanza di questo progetto e ci ha confermato il supporto istituzionale per promuoverlo e portarlo avanti. Si legge nella lettera: “[…] l’Italia si adopera affinché venga confermata la promozione delle scienze chimiche quali fonte di conoscenza da utilizzare ai fini pacifici, come strumento morale e materiale dei popoli.” Questo è per noi un riconoscimento importante, che rende merito al nostro lavoro, in cui crediamo e che stiamo portando avanti da anni.
Lei è membro del Comitato Scientifico per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Perché secondo lei è stata possibile la proibizione, a livello mondiale, delle armi chimiche mentre non è ancora possibile per le armi convenzionali?
Le armi chimiche sono nate per prime nell’umanità. Il fuoco e l’olio bollente erano armi usate dai Greci e dai Babilonesi. Poi i Borgia con i loro veleni crearono le “armi chimiche individuali”. Ma se consideriamo le armi chimiche in generale, il loro uso non è mai stato ampio, perché recavano molti danni anche a chi le utilizzava. Esempi di guerre “chimiche” che si ricordano sono quelle fra Iran e Iraq o quella curda, ma erano guerre dove le armi erano “individuali”. Veniva spedita la busta contenente i tossici per l’attentato contro la persona o per creare panico fra la gente.
Riflettendo, le armi biologiche sarebbero oggi molto più pericolose, perché ormai le armi chimiche vengono controllate in tutto il mondo. Grazie al trattato firmato da 188 paesi, se vi è una richiesta eccessiva di un principio attivo che può portare ad un’ arma chimica parte immediatamente l’ispezione degli organi competenti dove si verifica l’uso di quella sostanza. Solo 6 paesi non hanno firmato il trattato e ovviamente sono i più controllati. Fa riflettere anche il fatto che nelle armi nucleari ci siano i controlli a monte ma non c’è nessuna politica di proibizione a livello mondiale.
Tre ruoli strategici nell’economia e nello sviluppo del paese: Giorgio Squinzi presidente di Confindustria, Vincenzo Barone nel Comitato Nazionale dei Garanti per la Ricerca (CNGR) e Luigi Nicolais presidente del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR). Crede che questo aprirà a nuovi sviluppi, anche politici, per la chimica in Italia?
Credo che non ci saranno grandi novità per lo sviluppo della chimica legate a queste tre grandi cariche. Il prof. Barone è un chimico-teorico che svolgerà sicuramente con onore il compito che gli è stato assegnato ma cosa potrebbe fare per la chimica applicata? Giorgio Squinzi ha rinunciato a essere socio di questa prestigiosa Accademia perché i suoi impegni non avrebbero garantito la partecipazione attiva alle nostre iniziative. E al CNR Nicolais dovrà affrontare la vita di un centro di ricerca complesso e multidisciplinare dove è importante brevettare per ottenere finanziamenti, ma non tutti i brevetti poi portano ad applicazioni reali.
Per aumentare l’ interesse verso la chimica si deve partire dal basso, con l’appoggio anche delle istituzioni certamente, ma insegnando la chimica nelle scuole e con un messaggio per la società dove non si parla di chimica solo come un tossico, un danno, un veleno ma come qualcosa di fondamentale e importante per tutti noi. La chimica è presente in tutti i campi ed è importante rendere consapevoli tutti, anche chi non studierà chimica, ma che conoscendo i principi etici della scienza capirà perché i tossici sono inevitabili in questa disciplina. Ma è solo con la conoscenza e l’applicazione dei principi etici della scienza che potremo difenderci e migliorare le nostre condizioni di vita.


