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La Chimica nello Sviluppo Sostenibile: verso una consapevolezza che nasce nella didattica

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di Teresa Celestino

sostenibilità

Gli ultimi decenni  sono stati caratterizzati da profondi e numerosi cambiamenti a livello mondiale. Le questioni ambientali hanno acquistato sempre maggiore rilevanza, le disparità tra l’emisfero nord e sud del pianeta si sono accentuate, la globalizzazione e i fenomeni migratori internazionali hanno reso evidente più che mai la necessità di un nuovo modo di governare i processi di sviluppo. In questo contesto il cosiddetto “sviluppo sostenibile” è diventato un riferimento fondamentale per  istituzioni a livello locale, nazionale e internazionale, aziende e organizzazioni di vario tipo desiderose di coniugare in maniera responsabile l’aspetto economico e quello ambientale, senza che il secondo sia considerato un ostacolo per il primo.

Le scuole non possono rimanere indifferenti: c’è un crescente bisogno di risposte a livello educativo su questi temi. In particolare, la sostenibilità pone delle sfide che devono essere esplicitate nei programmi di studio della chimica, ponendo in relazione l’apprendimento di questa disciplina ad obiettivi educativi generali quali quelli relativi agli aspetti etici.

La figura sottostante riporta un famoso diagramma proposto da Balaban e Klein che evidenzia la posizione strategica della chimica rispetto alle altre discipline; in virtù di questa posizione la chimica è stata denominata la “scienza centrale”.

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Tuttavia, così come evidenziato con le frecce rosse da me aggiunte, in questo diagramma essa è notevolmente distante dagli aspetti legislativi, economici e sociali, con i quali in realtà esiste una stretta relazione.  Tale relazione necessita di essere sviscerata a partire dai programmi scolastici. Gli insegnanti possono rispondere a questa necessità integrando il tradizionale curricolo di chimica con alcuni argomenti, ad esempio:

–          il sistema GHS;

–          il regolamento REACH;

–          il decreto legislativo 81/2008 meglio noto come TUSL;

–          l’insieme di norme relative al CLP;

–          le tecniche di LCA;

–          le procedure di GPP.

Esaminiamo brevemente il significato di ciascuno di questi acronimi, sì da evidenziare come le conoscenze chimiche giochino un ruolo fondamentale nello stabilire leggi e regolamenti, influenzare politiche ambientali, favorire l’internazionalizzazione degli scambi commerciali, definire linee di condotta etiche nei confronti dell’ambiente e della salute umana.

Il GHS

L’acronimo GHS sta per “Global Harmonization System”, un sistema di norme che si pone l’obiettivo di individuare criteri uniformi a livello mondiale per la classificazione delle sostanze e delle miscele (generalmente indicate come “chemicals” in inglese) e per la comunicazione dei rischi che queste comportano.

GHS

Criteri standardizzati per la classificazione dei chemicals uguali in tutto il mondo svolgono un ruolo fondamentale nel  proteggere la salute di consumatori e lavoratori, salvaguardare l’equilibrio ambientale, rendere più fluidi i commerci internazionali, ridurre le sperimentazioni animali, fornire un quadro di riferimento per quei Paesi ancora privi di disposizioni normative a riguardo. La definizione e l’implementazione del GHS ha richiesto e richiede ingenti risorse. In quale contesto la necessità di tali sforzi si è imposta fino a portare alla definizione del GHS?

Cominciamo col dire che gli scambi tra le diverse aree del mondo sono andati intensificandosi col tempo. L’efficienza dei mezzi di trasporto, gli enormi progressi nelle telecomunicazioni e l’apertura di nuovi mercati hanno avviato un processo di globalizzazione impensabile fino a pochi anni fa. Spostamenti di persone e di merci sono sempre più frequenti; un capo d’abbigliamento può essere ricavato da materie prime provenienti dal sud America, semilavorato in Europa e spedito in Cina per ottenere il prodotto finito. Purtroppo il superamento dei limiti geografici non è andato di pari passo con l’abbattimento delle barriere linguistiche, culturali e sociali.  Inoltre gli interessi commerciali hanno spesso prevalso sugli aspetti etici, quali la tutela della salute delle persone e la protezione dell’ambiente.

Fotolia_34064167_XSLa circolazione delle merci impone una speciale cautela nell’identificare ed etichettare un prodotto, in modo che il suo uso sia sicuro in ogni parte del mondo. Chi manipola un qualsiasi manufatto deve conoscerne la composizione, i pericoli, le precauzioni d’uso; il tutto deve essere scritto in modo che ognuno possa leggere le istruzioni sul suo utilizzo nella propria lingua madre e comprendere gli eventuali pittogrammi riportati.

I continui episodi di cronaca dimostrano che questo risultato è ben lungi dall’essere raggiunto: non solo gli incidenti domestici e sul luogo di lavoro sono tristemente frequenti, ma la diffusione di malattie e disturbi causati da ingestione, inalazione o contatto con determinati prodotti è molto più veloce proprio a causa dell’ampia circolazione degli stessi, in tempi così brevi da porre seri problemi di controllo. Tale situazione è aggravata da una infinita serie di contenziosi spesso originati da situazioni a dir poco paradossali: al di fuori del GHS non è infrequente che una medesima sostanza sia classificata come “tossica” negli USA, “nociva” nell’UE, “non pericolosa” in Cina; facile prevedere l’eventualità di malintesi e conseguenti usi impropri! Un sistema di classificazione valido in tutti i Paesi è dunque una necessità.

Un primo passo nella pianificazione di un sistema uniforme di classificazione delle sostanze chimiche è stato fatto nel corso del Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile tenutosi a Johannesburg nel 2002. Al vertice di Johannesburg hanno preso parte migliaia di partecipanti: capi di Stato e di Governo, delegati nazionali e leader di ONG, del mondo degli affari e di altri settori; oltre ad elaborare un piano di attuazione delle azioni prioritarie necessarie allo sviluppo sostenibile, essi sono stati incoraggiati a portare avanti iniziative di collaborazione su problemi specifici che conducano a risultati misurabili nel migliorare le condizioni di vita dei popoli del mondo. Una di queste iniziative ha portato a realizzare il GHS.

Sempre nel 2002 il GHS è stato formalmente adottato anche dall’Economic and Social Council dell’ONU, che ha definito con estrema attenzione criteri condivisi per la classificazione e l’etichettatura dei prodotti non solo per proteggere la salute e l’ambiente, ma anche per rendere più fluido il commercio a livello mondiale.

Classificare le sostanze chimiche secondo regolamenti uniformi in ogni parte del mondo non comporta solo progressi di natura etica: la corretta applicazione delle norme di sicurezza assicura grossi proventi economici. Si prevede che l’applicazione completa dei regolamenti potrebbe comportare la diminuzione dei casi di un ampio numero di malattie: asma, dermatiti, malattie dell’apparato respiratorio e malattie croniche di vario genere. La diminuzione delle sole malattie professionali comporterebbe un ingente risparmio economico.

Quali i tempi di attuazione del GHS? Il 01/12/2010 costituiva il limite temporale di adozione del GHS da parte di UE, Canada e USA per le sostanze, mentre per le miscele gli stessi Paesi dovranno adeguarsi entro il 01/06/2015.

L’Unione europea ha recepito il GHS principalmente tramite due atti legislativi:

– il regolamento REACH, entrato in vigore il 1° giugno 2007;

 il regolamento CLP, entrato in vigore il 20 gennaio 2009.

Analizzeremo questi regolamenti nei prossimi articoli.

 

Segue: CHIMICA E SVILUPPO SOSTENIBILE – SECONDA PARTE

 

NOTE

Gli articoli del percorso didattico “CHIMICA E SVILUPPO SOSTENIBILE” prendono spunto da una mia tesi di un master internazionale in “Intercultural eco-management of schools”, coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e co-finanziato dal programma europeo Comenius (titolo della tesi: Green Public Procurement, Chimica ed Etica – Alfabetizzazione chimica, Responsabilità Sociale a attuazione di un piano di Acquisti Verdi in un Istituto d’Istruzione Superiore). A partire dalla redazione della tesi ho cominciato a interessarmi alla legislazione nazionale ed europea che regolamenta l’uso dei chemicals e ad altre tematiche in qualche modo legate al concetto di sostenibilità nella sua accezione più ampia. Ho cercato di evidenziare il ruolo svolto da una appropriata preparazione scolastica in chimica nel comprendere il senso e l’utilità di tali regolamenti, al fine di formare cittadini attenti e consapevoli.

Parte delle conoscenze acquisite sono state utili per la redazione dell’articolo La classificazione dei chemicals, riportato nella Guida per l’insegnante (pag. 28-33) del primo volume del libro di testo “Le soluzioni della chimica” (Ed. Pearson, 2011) di cui sono autrice. L’articolo sintetizza le principali novità derivanti dai regolamenti GHS, REACH, CLP. Oltre le notizie reperite in rete (soprattutto sul sito dell’ECHA), le fonti che mi sono state utili per la redazione dell’articolo sono:

Trifirò, F. (2009). Cos’è il pericolo chimico per la nuova normativa CLP?, La Chimica e l’Industria, n. 7, p. 104-107.

Livi, M. (2009). Scheda di sicurezza: cosa cambia?, La Chimica e l’Industria, n. 3, pp. 100-105.

Maurizi, F., Montali R. (2007). Il nuovo quadro normativo per le sostanze pericolose: il regolamento REACH, Il Chimico Italiano, Anno XXVIII, n.5-6, pp. 4-11.

I primi due articoli sono accessibili dal sito SCI, mentre il link del terzo articolo rimanda alla rivista dell’Ordine dei Chimici gratuitamente disponibile in rete. Un altro articolo della stessa rivista utilissimo per fini didattici riguarda il TUSL:

Maurizi, F., Montali R. (2009). Testo unico in materia di sicurezza: stato dell’arte e scenario normativo, Il Chimico Italiano, Anno XX, n.3, pp. 20-23.

Per quanto riguarda il GPP, qui si può leggere un mio articolo sulla sua applicazione nel settore scolastico:

Celestino T. (2011). Il Green Public Procurement nella scuola, Il Chimico Italiano, Anno XXII, n. 1, pp 13 – 16.

Sullo stesso tema ho scritto tre post del blog “Urto efficace”, che ho curato fino al giugno 2012: Il Green Public Procurement nella scuola – Parte prima, seconda, terza. Nello stesso blog si possono leggere alcuni post sul REACH (Chemicals: siamo tutti schedati!) e sulle regole che esso prevede per la stesura delle schede di sicurezza (Più sicuri di così …). Il post A colpo sicuro parla invece del TUSL.

Altri due miei articoli riguardano il modo di proporre il legame tra chimica e sostenibilità in ambito scolastico:

Celestino T. (2011). Chimica Etica, Linx Magazine, n. 8, pp 38-42.

Celestino T. (2013). The ethics of green chemistry teaching, Education in Chemistry, n. 50/3, pp 24-25.

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