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Da “la chimica nei musei” ai Musei della Chimica: intervista a Valentina Domenici

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Il 23 novembre prossimo, nel bel contesto della Pineta Marradi di Castiglioncello (Livorno), presso Villa Celestina, si riuniranno diversi responsabili, curatori e direttori di musei e di collezioni, universitarie e non, per parlare e confrontarsi su come viene presentata la Chimica all’interno di queste realtà e di quale ruolo possono avere i Musei Scientifici nella promozione della scienza Chimica nella Società.

Valentina Domenici

Valentina Domenici

In relazione alla particolare vicinanza del tema della giornata di studio con gli obiettivi e le finalità dell’Associazione Culturale Chimicare – incentrati in modo primario sulla diffusione e sulla promozione della cultura della chimica, in particolare fra i non professionisti del settore – abbiamo voluto intervistare Valentina Domenici, ricercatrice in chimica-fisica presso il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa che, in relazione alla sua attività di divulgazione e comunicazione della chimica, in particolare nei Musei, segue in prima persona gli aspetti organizzativi di questa giornata di studi.

Dottoressa Valentina Domenici, credo di aver già anticipato fin troppo relativamente a questo evento: c’è qualcosa che vorrebbe aggiungere o correggere rispetto alla mia premessa?

La giornata-studio sui Musei della Chimica e sulla Chimica nei Musei Scientifici è organizzata da me in collaborazione con il Comune di Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno, e nasce in continuità con una serie di incontri, workshop e attività in parte promosse dalla Società Chimica Italiana e in parte legate a mie ricerche in questo settore.  L’evento è gratuito e, per la sessione pomeridiana, dove abbiamo invitato alcuni dei maggiori esponenti del settore in Italia e all’estero, sarà aperto a tutti.

Musei di chimica…  In Italia?  Sono sicuro che la maggior parte dei nostri lettori strabuzzeranno a questo punto gli occhi per la sorpresa.
Per quanto può valere l’esempio, io stesso, nonostante abbia girato un po’ tutta la penisola come turista curioso, ami visitare i musei e sia infine fortemente interessato alla divulgazione della chimica, se non fossi andato ad informarmi appositamente sull’eventuale esistenza di queste realtà tramite il web, non mi ci sarei mai imbattuto casualmente, come invece capita per tantissime altre realtà espositive e museali.  Quale ritieni che sia la ragione di questa sfavorevole coincidenza, che penso purtroppo di poter condividere con tantissimi colleghi nella mie stesse condizioni, ed ancor più con quella grande fetta della popolazione ancora meno motivata?

Museo della Chimica di Roma

Museo della Chimica di Roma

Mi sono chiesta la prima volta se esistessero dei Musei di Chimica in Italia, diversi anni fa, durante le lezioni del corso di Museologia Scientifica tenuto da due esperti in materia, Paola Rodari e Matteo Merzagora, nell’ambito del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste, che ho seguito nel biennio 2004 – 2005.   Così, proposi una tesi di Master a Paola Rodari proprio per capire quale fosse la realtà italiana dei musei e delle collezioni di chimica e per fare una sorta di stato dell’arte.  Da questa ricerca sono uscite diverse pubblicazioni e tutto il materiale raccolto è disponibile on-line sul mio sito web.   Da allora seguo con molta attenzione l’evoluzione di queste strutture, le loro attività e come è possibile sfruttare al meglio le potenzialità di questi musei.
In Italia esistono una ventina tra collezioni di chimica e musei di chimica, per lo più legate alle Università, ma anche ad Istituti Superiori e Licei.  Si tratta per lo più di strutture interamente dedicate alla Chimica, con una prevalenza di collezioni storiche-conservative.  La loro poca visibilità, eccetto alcuni casi, come i Musei della Chimica di Roma e di Genova, credo sia legata soprattutto alle poche risorse economiche su cui si reggono. Quasi tutte hanno un comune denominatore: pochi fondi, spazi limitati, personale quasi totalmente volontario. 

stabilimento Solvay di Rosignano

stabilimento Solvay di Rosignano

Qualche parola sul museo di Rosignano: si tratta effettivamente di un “museo della chimica”?  Potresti spiegarci in poche parole com’è organizzata la sua gestione e quali rapporti sussistono con l’importante ed ormai storica presenza a Rosignano dello stabilimento chimico della Solvay?

In realtà a Rosignano non esiste un Museo della Chimica (questo per ora è solo un progetto per il futuro!).  Esiste però un Museo di Storia Naturale sin dal 1966, che è organizzato e gestito da una Associazione culturale, gli “Amici della Natura Rosignano“.  Questo piccolo Museo spesso ospita al suo interno Mostre o altri eventi dedicati alla Chimica.  Il motivo di questo interesse verso la Chimica è certamente legato alla presenza dello Stabilimento Solvay di Rosignano, che rende questo territorio, e anche la sua cittadinanza, particolarmente sensibile alle questioni inerenti il rapporto tra Chimica e Società.  Ci sono poi anche alcune coincidenze favorevoli, come il fatto che tra i soci più attivi, tra cui il suo stesso presidente, ci siano Chimici di professione e Insegnanti di Chimica.
Questo Museo è, attraverso la sua Associazione, molto attivo nell’organizzazione di eventi culturali e sopratutto nel rapporto con le scuole del territorio.  Pur essendo un piccolo Museo, anch’esso quindi retto interamente sul volontariato, negli ultimi anni è stato promotore di eventi importanti nel panorama regionale, come congressi di scienze naturali, edizione di testi di divulgazione, etc…

La chimica nei musei.  Al di là di una visibile insufficienza nella sua presenza in generale, ritieni che vi siano delle criticità relative al “punto di vista” attraverso il quale la tematica chimica viene solitamente affrontata nei
percorsi museali italiani?  Come viene affrontata in questo contesto la chimica, quali sono i suoi aspetti più stressati e quali quelli ingiustamente trascurati?  Ci sono state evoluzioni percepibili dal punto di vista storico sulla presenza quali/quantitativa della chimica nella realtà museale italiana negli ultimi decenni?  E qual’è invece la realtà negli altri Paesi del mondo, almeno in quelli che costituiscono in questo settore un riferimento per noi?

La Chimica tra le Scienze pure non è quella più presente nei Musei della Scienza. Questo è un dato di fatto piuttosto generale e non legato alla sola realtà italiana.
exhibit of chemistryUn grosso limite oggettivo è legato alle norme di sicurezza e al fatto che per rappresentare la Chimica attraverso degli exhibit e per portare la Chimica dentro il Museo occorre investire molto nella ricerca e nello studio di modalità originali, e allo stesso tempo sicure, per costruire exhibit efficaci.  A questo proposito, ci sono esempi di progetti europei, come “chemitry for life”, in cui i Musei Scientifici insieme a varie Industrie Chimiche hanno lavorato per la realizzazione di exhibit di chimica, ma i risultati non sono stati entusiasmanti.  A queste difficoltà dobbiamo aggiungere altri due aspetti.  Il primo è legato all’immagine negativa che la Chimica ha avuto negli ultimi 40 anni e che ha quindi distolto l’interesse, anche a livello di ricerca in campo museale, verso questa scienza.  L’altro aspetto, forse più problematico, è una certa ‘immaturità’ della comunità dei chimici, rispetto ad esempio ad altre (penso ai fisici e ai biologi, ad esempio), che si riflette nella poca attenzione dei chimici ad aspetti quali la didattica della chimica, la comunicazione della chimica, la storia e i fondamenti filosofici della chimica.

Sarà forse una conseguenza dell’eredità storica imprescindibile e sicuramente ricca, talvolta paradossalmente persino “ingombrante” che caratterizza ogni settore culturale nel nostro Paese, ma non credi anche tu che la prospettiva storica e cronologica attraverso la quale la scienza in generale viene descritta nei relativi musei scientifici nel nostro Paese sia talvolta eccessiva, fino a portare alla mancata percezione del “così, qui ed adesso” della scienza, ed in particolare della chimica, nel contesto della nostra civiltà contemporanea?

banco chimico di Pietro Leopoldo da Toscana - secolo XVIII

banco chimico di Pietro Leopoldo da Toscana – secolo XVIII

Sinceramente non credo che questo sia un problema.  Credo in generale che la scienza vada raccontata anche attraverso la sua storia, questo permette di capire i passaggi, anche intellettuali, e dà un’idea più realistica del processo della conoscenza che non è mai lineare, ma molto complesso.  Tra l’altro credo che una delle cose più affascinanti sia proprio la storia dei personaggi che hanno contribuito alle scoperte, anche quelli meno conosciuti. Su questi argomenti, trovo sempre un grande riscontro, soprattutto da parte dei ragazzi delle scuole.

La chimica in sè stessa non si vede.  Si possono vedere le sostanze (che nella maggior parte sono a vista indistinguibili fra loro), i personaggi, gli strumenti di lavoro, i prodotti industriali di uso quotidiano (es. gli utensili), gli impianti… si possono “rappresentare” gli oggetti della chimica e la loro trasformazione – rispettivamente come strutture molecolari e come reazioni – ma “la chimica di per sé” risulta comunque una realtà concettuale difficilmente mostrabile nell’ambito di un’esposizione museale. Quali sono le strategie attraverso le quali è stato scelto di presentare questa scienza nel museo di Rosignano, e quali secondo te le possibili ulteriori migliorie in questo genere di approccio?

villa Celestina a Castiglioncello (LI), sede della giornata di studi sulla museologia chimica

villa Celestina a Castiglioncello (LI), sede della giornata di studi sulla museologia chimica

La Chimica non è una Scienza più difficile delle altre.  Insegnare la Chimica però non è facile e non si può improvvisare.  Il fatto che i ragazzi la trovino arida, difficile e poco interessante è una riprova di questa difficoltà di insegnamento.  I Musei sono coinvolti in questo solo in parte, perché la didattica è solo una delle tante attività che possono essere fatte nel Museo.  Le esposizioni, le mostre e gli exhibit infatti hanno l’obiettivo di comunicare la Chimica e non di insegnarla. Tuttavia, attraverso ad esempio i laboratori, i Musei offrono attività didattiche che sono di grande aiuto per le scuole e per gli stessi insegnanti.  E’ probabilmente questa varietà di offerta a rendere i Musei dei potenziali ‘primi attori’ nella creazione di rapporti e legami tra la Scienza e il Pubblico dei non addetti ai lavori, tra la Ricerca Scientifica e la Società.
Il Museo di Rosignano è una realtà molto piccola, e le esperienze legate alla Chimica fin’ora sperimentate riguardano soprattutto l’organizzazione di una Mostra e una serie di attività di laboratorio con le scuole elementari e con le scuole medie. Gli elementi principali di queste iniziative sono stati: la narrazione storica, attraverso l’evoluzione degli ‘strumenti’ usati dai Chimici nel tempo, l’attività sperimentale diretta dei bambini costruita insieme agli insegnanti intorno a concetti chiave, come il concetti di trasformazione, mescolamento e solubilità, la costruzione di percorsi interdisciplinari.
Penso sinceramente che per quanto riguarda la Scienza Chimica, molto si debba ancora fare per migliorare le modalità, le tecniche e gli approcci di comunicazione della Chimica, sia nei Musei che fuori da essi.

[nel video: il museo della Chemical Heritage Fundation di Philadelphia] 

Le associazioni culturali a sostegno della divulgazione scientifica – che pure si avvalgono delle competenze e del sostegno di professionisti dei rispettivi settori – accusano in molti casi la mancanza di un sostegno e talvolta persino di un sufficiente grado di legittimazione formale da parte delle Istituzioni preposte alla diffusione della cultura scientifica, dalle Università alle accademie scientifiche.  Al tempo stesso le medesime associazioni rappresentano non soltanto straordinari bacini di utenza interessata agli argomenti scientifici proposti dagli stessi enti istituzionali, ma anche una vantaggiosa cassa di risonanza per ogni iniziativa di divulgazione proposta sul territorio, oltre che un supporto operativo professionale volontario a supporto delle iniziative delle stesse università, musei ed accademie.
Quale ruolo ritieni possa spettare a queste associazioni, in particolare nell’ambito del sostegno alle attività dei musei scientifici?

Valentina Domenici al lavoro presso il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Pisa

Valentina Domenici al lavoro presso il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa

La mia esperienza è in qualche modo in controtendenza rispetto a questa panoramica.  Di fatto, è proprio una Associazione culturale (Amici della Natura Rosignano), volontaria tra l’altro, a gestire, ideare e realizzare molte attività culturali sul territorio attraverso il Museo di Rosignano.  Questa associazione si è guadagnata nel tempo la stima e la fiducia delle istituzioni e può vantare collaborazioni importanti con le Università e con altri Enti più istituzionali.  Non credo in generale che ci sia una contrapposizione tra queste realtà.  La cosa importante è che si costruiscano nel tempo relazioni e rapporti di collaborazione in modo che non ci siano inutili sovrapposizioni, ma facendo leva sulla complementarietà dei ruoli e delle diverse competenze, si lavori insieme per una migliore offerta.

Grazie Valentina per la tua disponibilità: a te ed alla vostra benemerita iniziativa vanno i migliori auspici dell’associazione Chimicare, insieme alla proposta di poter in futuro collaborare sul territorio come sul web in funzione del perseguimento dei nostri obiettivi comuni.
Per il momento restiamo in attesa dei riscontri che vorrai riportarci in chiusura della giornata di studio.
 

Museo di Storia Natuale di Rosignano Solvay

 

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