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Dall’Arte alla Salute, passando per la Chimica: intervista ad Emanuela Zerbinatti

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Emanuela Zerbinatti è la curatrice del blog Arte e Salute (sottotitolo: l’arte di curare e guarire), attivo nel web dal 2008 e recentemente ospitato all’interno della piattaforma telematica dell’Associazione Culturale Chimicare.
Qualche nota curricolare, in breve: Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano; Corso di perfezionamento in PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia); Master in Metodi e Tecniche della Comunicazione nell’area salute; Scuola di psicoterapia ipnotica ericksoniana dell’AMISI (Associazione Medica Italiana per lo Studio dell’Ipnosi).  Autrice di 3 diversi blog di successo nell’ambito dell’etologia, della medicina e dell’arte.   Abbiamo voluto conoscere meglio Emanuela proprio in occasione del (ri)lancio di Arte e Salute come blog indipendente avvenuto lo scorso 9 marzo

Arte e Salute - banner

 Buongiorno Emanuela, e benvenuta fra noi. Alcuni dei nostri lettori ti conoscono sicuramente per via del blog Arte e Salute che hai iniziato a condurre fin dal 2008 e che a partire dal mese di marzo 2013 è migrato all’interno del network dell’Associazione Culturale Chimicare, ma pochi di noi immagino conoscano il tuo curriculum e le tue esperienze riguardo alle discipline, diciamo “di frontiera” e non convenzionali in ambito medico e terapeutico.
Qual è stato il percorso che ti ha condotta a seguire queste strade, e come percepisci opinioni e giudizio da parte della comunità scientifica ufficiale?

 Emanuela ZerbinattiBuongiorno a voi e grazie per il benvenuto, è un piacere essere qui. Iniziamo subito con una domanda difficile: sono sempre un po’ in imbarazzo quando devo tracciare il mio percorso: temo sempre di essere fraintesa o giudicata un’incoerente o un’indecisa, quando io non mi sento per nulla tale. Nel mio percorso di studi e di lavoro ho fatto delle scelte precise, sempre attentamente ponderate e sofferte, perché scegliere comporta sempre una rinuncia a qualcosa d’altro.  Ma senza mai pensare che non c’entrasse nulla con quanto fatto prima.
Dopo le scuole medie avevo davanti la possibilità di fare il liceo artistico o scegliere la strada scientifica.  Ho scelto la seconda pensando che così avrei potuto comunque fare arte per passione mentre non mi sarebbe stato possibile il contrario, ovvero fare scienza per passione scegliendo l’arte come professione.  Potevo scegliere il liceo scientifico, ma ho preferito un istituto tecnico sperimentale con indirizzo chimico-biologico perché non potevo dire se dopo 5 anni avrei avuto possibilità e voglia di continuare. Volevo quindi una formazione meno generale e più qualificante che si potesse spendere subito nel mondo del lavoro.  Al termine del biennio propedeutico potevo ancora cambiare e optare per uno degli altri sette indirizzi. In realtà solo l’aver scoperto di avere doti anche per il disegno tecnico ha obbligato in parte la mia testa a chiedermi se l’indirizzo scelto fosse quello che volevo davvero per me.  Ma alla fine sono andata avanti, mi sono diplomata ho scelto di frequentare medicina pur amando molto stare in laboratorio tra batteri, bilance a 4 cifre dopo la virgola e provette. Curiosamente pensavo che non avrei mai fatto il medico: volevo la formazione del medico per fare ricerca.
In realtà le passione per la mente umana si stava già facendo strada, ma era ancora qualcosa di non meglio definito. Negli anni di università ho capito che il corpo umano è una macchina meravigliosa che è bello guardare anche in toto, quando è in funzione.  Però il laboratorio mi piaceva davvero così per molto tempo ho continuato a frequentarli. Persino la mia tesi è stata ricerca pura sull’effetto immunosoppressivo degli oppiacei.  La neuro-immunologia mi sembrava la quadratura del cerchio, l’anello mancante tra la mente e il corpo, ma anche tra l’infinitamente piccolo che accade dentro di noi e ciò che vediamo nel nostro essere, sano o malato, e nei nostri comportamenti.  Qui poi c’è stata una rottura, o meglio una crisi. Ho realizzato che i miei sogni (la ricerca o la specializzazione in psichiatria) non erano compatibili con mia situazione familiare problematica.  Mi è venuta un’improvvisa ansia di avere qualcosa di concreto in mano e iniziare a lavorare.

Medicina, psicologia, arte e animali. Esiste un filo conduttore che lega tutti questi interessi, che guarda caso sono fra gli argomenti principali dei tuoi blog?
Ovviamente non si accetta la risposta “Sono io!”  😀

 Ovviamente c’è. Ma non sono io, è la passione, quella forza che ti spinge a fare le cose anche se non sai bene per quale motivo ma perché pensi che sia la cosa migliore per te in quell’istante.  Quando ero molto piccola ho iniziato ad amare gli animali immensamente.  Li amavo più degli uomini. Leggevo tutto di loro. E dicevo che avrei fatto la veterinaria anche se sentivo che non era esattamente la cura delle loro malattie il mio sogno. Poi ho scoperto Konrad Lorenz e Niko Timbergen.  Lì ho capito che la mia ambizione si chiamava etologia: volevo capire il comportamento degli animali.  Tra l’altro i due avevano vinto il Nobel per Medicina nel 1973, l’anno in cui sono nata, e questo mi sembrava un segno del destino (da piccola ero molto fatalista J).
Vermeer_ragazza-con-turbanteL’arte ha sempre fatto parte di me, mi piaceva disegnare e dicevano che ero portata.  Poi ho letto “Il volo del Nibbio”. Credo che questo testo abbia segnato per sempre la mia vita: ho giurato a me stessa che sarei stata come Leonardo, un genio universale che poteva eccellere nelle arti come nelle scienze.  Direi di aver mantenuto la promessa, ma confesso che in diverse occasioni ho maledetto quel giorno.   Avere l’anima divisa in due,a volte è complicato: sarebbe così più semplice essere portata solo per una cosa, almeno non dovresti scegliere

 Qual è secondo te il ruolo della chimica all’interno di tutto questo?
Condividi il pensiero epistemologico secondo il quale la chimica può essere attualmente definita come “la scienza centrale”, dal momento che è quella con maggiori connessioni ed aree di sovrapposizione con le altre discipline scientifiche e tecnologiche?  Non credi piuttosto che questo intrico di relazioni e sovrapposizioni porti in qualche modo alla rarefazione, fino all’annichilimento della stessa autonomia della chimica all’interno del nostro quadro culturale?

 Gli studi chimico-biologici che all’inizio dovevano servirmi solo per arrivare all’università, lasciando aperta una via d’uscita anticipata per il lavoro, in realtà mi hanno appassionato moltissimo e hanno dato senso al mio progetto aggiungendo un nuovo tassello importante: il mondo che c’è dentro e fuori di noi. E’ straordinario pensare quanto perfetta sia la natura.  Tutto funziona secondo regole precise che si sono evolute ciascuna per proprio conto ma alla fine come parte di un progetto comune.  Ogni singolo cambiamento nell’ambiente è capace di condizionare l’attività anche della più microscopica e solitaria cellula.  E viceversa ogni cellula si è adattata perfettamente per poter catturare dall’ambiente quante più informazioni possibili, processarle e sfruttarle per agire sull’ambiente, modificandolo.  E tutto questo accade tanto a livello di una singola cellula quanto di tessuti organi e organismi.  E il mondo dell’inorganico non è da meno.

Mimetismo chimico: topo imita l'odore del gattoOvvio quindi che condivido l’idea di chimica come “scienza centrale”.   La chimica sta davvero dappertutto e studiarla non può che coinvolgere in modo davvero trasversale tutti i campi del sapere.  E questo, come giustamente fai notare, è anche il suo limite, o meglio: ciò che limita il suo riconoscimento come scienza autonoma rispetto alle altre scienze di base cosa che non accade invece alla quali fisica o alla matematica.

Mi viene da pensare che a sfavore della chimica giochi anche il suo essere molto “concreta”, se mi passi l’uso in senso lato del termine.  La chimica ci può spiegare cose che ci riguardano da vicino, che tocchiamo con mano o che sono addirittura dentro di noi, come dicevo prima.  La fisica o la matematica ci parlano invece spesso di cose che ci sembra così lontane, o astratte o difficili.  E di solito tendiamo ad avere poco rispetto per le cose che capiamo o pensiamo di capire senza troppi sforzi mentre per quelle che ci sembrano più incomprensibili e misteriose proviamo una sorta di timore reverenziale.

 La visione di polemica e di rifiuto verso la chimica “in quanto” (1° fraintendimento) tecnologia dell’artificiale e “quindi” (2° fraintendimento) portatrice di negatività trova tra i suoi principali portavoce, ahimè così dilagante, trova tra i suoi principali sostenitori guarda caso proprio le persone che condividono un quadro – permettimi il termine – “olistico” della salute psico-fisica, con il corollario dell’amore universale per l’arte e la natura. Condividendo in parte questo substrato culturale, pur con la consapevolezza e l’attenzione che sempre emerge nei tuoi scritti nel non lasciarti prendere la mano da facili banalizzazioni ideologiche, cosa ti sentiresti di dire a costoro?

 Galenici-farmaci-quando-si-usanoIn effetti mi ritengo un olistica bilanciata nel senso che ritengo la quadratura del cerchio l’unione mente corpo e in senso più ampio mente-corpo-ambiente/natura, ma senza privilegiare una parte sul tutto o una direzione della relazione sull’altra.  Ho sempre percepito una grande contraddizione in molte visioni olistiche per così dire più tradizionali della mia per cui da un lato parlano di rapporto paritario mente corpo o mente-corpo natura, dall’altro rendono chiaro il fatto che per loro è la componente spirituale ad avere un ruolo privilegiato.  E non è solo perché ho una formazione scientifica.  Direi piuttosto che è il contrario.  Non avrei mai accettato di diventare psicoterapeuta venendo da psicologia o da filosofia: vedevo la medicina come un prerequisito indispensabile per poter affrontare la psicoterapia in modo davvero olistico.  Persino il tipo di scuola che ho scelto va in questa direzione.  Tra i tanti indirizzi possibili, molti dei quali non sono nemmeno riconosciuti ufficialmente ho scelto quella che più di tutte è alla ricerca di una validazione scientifica di ciò che sta facendo.  La scuola di psicoterapia ipnotica ericksoniana accetta non solo di essere indagata nei suoi metodi e nei suoi risultati dagli scienziati, ma addirittura compie lei per prima studi scientifici anche in laboratorio per capire perché cosa avviene nel corpo e nella mente durante l’ipnosi, come mai in alcuni casi funziona e in altri no.
Probabilmente è anche per questo che io non ho mai sentito astio o scetticismo nel confronti di ciò che ho studiato. In fondo i principi della psiconeuroimmunologia sono stati ampiamente indagati e anche dimostrati.  Un medico che oggi non credesse nella capacità della mente di influire sul corpo o viceversa sarebbe lui per primo a sentirsi fuoriposto. Ciò non significa che i medici di oggi credono che malattie come il cancro potrebbero essere curate dall’ottimismo o dal pensiero positivo: Ma di sicuro sanno che aiuta.
l'uomo vitruviano - Leonardo da VinciE per quanto riguarda l’arte penso che si integri perfettamente in questa visione olistica bilanciata. L’arte è quanto di più alto l’uomo riesca a produrre, mente, corpo e cervello insieme.
Non so se sono riuscita a spiegare esattamente la mia filosofia di vita, ma sono stata già lunga.  Credo che altre cose di me si potranno capire solo conoscendomi attraverso il blog o gli interventi nell’ambito dell’Associazione Chimicare.

 

Fra i post finora pubblicati:

 

Una risposta a Dall’Arte alla Salute, passando per la Chimica: intervista ad Emanuela Zerbinatti

  • Villani scrive:

    Nella filosofia della scienza, e per certi versi anche in ambito scientifico, negli ultimi decenni si è passato da posizioni esclusivamente analitiche di tipo riduzionista (“se conosco le parti e le loro interazioni conosco sempre il tutto”) a posizioni di tipo olistico (“le parti non esistono, esiste solo il tutto”). Io credo che una posizione più corretta ed equilibrata è quella sistemica. Il sistema è costituita dalle parti, ma mettendo insieme queste si ottiene sempre qualcosa di nuovo, di emergente (il sistema appunto). Sono anni che cerco di mostrare come l’ottica sistemica sia essenziale in chimica (concetti come “composto” e “molecola” sono per me ottimi esempi di concetti sistemici) e ci consenta di rileggere anche antiche antinomia (mente-corpo, animato-inanimato, ecc.). Tale approccio, inoltre, ci consente di connettere la scienza e le altre attività umane, per esempio l’arte.

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