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“Dibattito Scienza”: il gruppo facebook dove le istanze della Scienza incontrano le decisioni della politica

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Dibattito Scienza - pagina del gruppo Facebook

Dibattito Scienza – pagina del gruppo Facebook

E’ nato in pochi mesi, cresciuto velocemente, senza sponsorizzazioni ed in modo trasversale, anche grazie al potere di aggregazione del web2.0. Coinvolge ricercatori universitari, divulgatori e giornalisti scientifici, scienziati ed insegnanti, ma probabilmente anche persone cosiddette “non addetti ai lavori” che credono che la scienza debba entrare maggiormente nei palazzi del potere, non solo come argomento di discussione ma addirittura come metodo per poter effettuare valutazioni e prendere decisioni nell’interesse della collettività.

Chimicare – Ma di fatto che cos’è di fatto Dibattito Scienza? Com’è nato, com’è strutturato e di cosa si occupa primariamente? Lo chiediamo a Popinga, al secolo Marco Fulvio Barozzi, insegnante e blogger scientifico, uno dei portavoce del gruppo.

Marco Fulvio BarozziM.F.B Dibattito Scienza è un gruppo di Facebook nato nell’autunno 2012 per iniziativa di un ricercatore, Moreno Colaiacovo, e un giornalista scientifico, Marco Ferrari, con lo scopo di portare la scienza e il metodo scientifico all’interno del dibattito politico, impresa ardua ma necessaria in un paese come il nostro caratterizzato da una cronica disattenzione verso il mondo della ricerca, dell’Università e della formazione scientifica nella scuola, penalizzato ulteriormente nell’ultimo decennio da una serie di tagli alle risorse. L’iniziativa ha subito trovato l’appoggio importante di Marco Cattaneo, direttore della più importante rivista di divulgazione scientifica italiana, Le Scienze.
Già dopo qualche settimana, il gruppo era cresciuto a tal punto che è diventato necessario dare un po’ d’ordine alle miriadi di sollecitazioni e temi che emergevano dal gruppo: per questo motivo si è pensato di creare un piccolo nucleo di coordinatori, con l’aggiunta del sottoscritto e, più tardi, di Paolo Bianchi, ricercatore e divulgatore scientifico. La nostra prima “impresa” è stata quella di trasformare un insieme eterogeneo di spunti in una serie di domande da sottoporre prima ai candidati alle primarie del Partito Democratico e successivamente ai leader delle formazioni politiche che si sono presentate alle elezioni legislative dello scorso febbraio. In quell’occasione al gruppo Facebook abbiamo affiancato il sito di Dibattito Scienza.

Chimicare – Quali sono attualmente le vostre principali richieste ed i dibattiti più caldi sul piano nazionale?

Palazzo Chigi, sede del Governo italianoM.F.B. – Le nostre principali richieste sono essenzialmente quelle che hai già descritto: maggiore attenzione alla scienza e scelte politiche basate sui fatti o su previsioni attendibili piuttosto che sulla ricerca del facile consenso. Il fine ultimo della nostra iniziativa è dunque far entrare nel dibattito politico l’approccio razionale alla risoluzione di alcuni problemi, tipico della ricerca scientifica. Questo secondo tema è diventato di mese in mese più importante dopo l’adozione di indirizzi e di provvedimenti da parte delle due camere e del Governo che sono andati nella direzione opposta alle nostre richieste, dando credito, e finanziamenti, a metodi clinici guardati con giusto sospetto dal mondo scientifico internazionale, mettendo praticamente al bando la ricerca sugli OGM in campo agricolo, e recependo in modo assai restrittivo le raccomandazioni europee sulla sperimentazione animale, al punto che molti ricercatori lamentano l’impossibilità in Italia di testare nuovi farmaci o nuovi protocolli di cura.
Naturalmente Dibattito Scienza non si occupa soltanto di temi eticamente sensibili: le nostre domande alle forze politiche hanno riguardato e riguarderanno anche il problema energetico, i problemi del cambiamento climatico, l’ambiente e la salvaguardia del territorio, le politiche di gestione dell’acqua, le politiche per favorire la ricerca e l’innovazione tecnologica, una organizzazione delle Università basata sul merito e le competenze, una scuola che assegni alla scienza e ai suoi metodi il giusto ruolo per formare cittadini in grado di esprimere pareri motivati e fare scelte consapevoli.

Chimicare – Si potrebbe dire che una volta tanto sono i ricercatori, i tecnici e gli scienziati a voler fare gruppo. Esistono o sono esistite in passato iniziative analoghe in ambito nazionale o in altro Paesi, o addirittura un network di persone o organizzazioni che condividono la vostra prospettiva?

Scienze Debate nelle elezioni presideziali USA 2012

Scienze Debate nelle elezioni presideziali USA 2012

M.F.B. – Il gruppo vuole replicare in Italia l’esperienza di Science Debate, l’iniziativa americana che da anni invita i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti a esprimere il proprio punto di vista su temi legati alla scienza, alla tecnologia e alle politiche della ricerca. Non si tratta ovviamente di copiare gli americani: il nostro contesto è assai diverso, la scienza stenta ad essere considerata e i politici italiani sono mediamente poco preparati sui temi scientifici, al punto che alcuni si rifiutano di rispondere, cosa che negli USA sarebbe considerata un inammissibile segno di arroganza, quando non di ignoranza. Sappiamo che da noi è più difficile. Per questo motivo è tra i nostri obiettivi fare di Dibattito Scienza il nodo di una rete di gruppi e associazioni scientifiche tutta da creare, per l’inveterata abitudine italica di associarsi e muoversi in modo settoriale (e talvolta corporativo). Una simile realtà potrebbe avere il credito, il prestigio e la forza per farsi ascoltare dal mondo politico e dalla cittadinanza, agendo in modo palese per la difesa degli interessi della ricerca italiana, che sono poi quelli del futuro dell’intero paese.

Chimicare – Immagino che in politica possa suonare come una domanda un po’ naif, ma qual è almeno relativamente a Dibattito Scienza il confine tra il sostegno di quello che in tutta coscienza ritenete essere il bene del Paese e della collettività, e dall’altra parte degli interessi della categoria tecnico-scientifica? Non parlo necessariamente di interessi economici: nella situazione attuale mi rendo bene conto che anche la libertà ed i mezzi per poter lavorare bene sono già di per se stessi un’ambizione importante.

pagina web di Dibattito Scienza

pagina web di Dibattito Scienza

M.F.B. – Non siamo sicuramente il “sindacato degli scienziati”, nel senso che non è nostro interesse difendere la categoria dal punto di vista economico e normativo, magari chiudendo gli occhi su realtà che effettivamente non funzionano (anzi, ci piace denunciarle). Tuttavia non possiamo ignorare problemi enormi come i sempre più ridotti finanziamenti alla ricerca pubblica, la scarsa propensione dell’industria privata alla ricerca e sviluppo, la drammatica fuga di molti ricercatori all’estero, dove invece sono apprezzati e dove conseguono risultati importanti in quasi tutti i settori, segno che, pur tra mille difficoltà, il nostro sistema scolastico e universitario non è da buttare, ma è meritevole di investimenti e organizzazioni diverse. Non possiamo neanche ignorare che un compito della politica è quello di favorire lo sviluppo dei settori strategici ad alto contenuto tecnologico, senza i quali si è condannati a un destino di periferia del mondo sviluppato. Con la globalizzazione, nuovi soggetti continentali e nazionali si affacciano alla ribalta della ricerca d’avanguardia e l’Italia non può credere di essere competitiva con inesistenti rendite di posizione.

Chimicare – Si sente talvolta pronunciare l’affermazione provocatoria, in vero da parte degli addetti ai lavori, per la quale “la scienza non è democratica”. Ricordo, tra le altre parti, di averla anche riletta, forse più di una volta, sul gruppo Facebook di Dibattito Scienza. Come ogni frase ad effetto, credo che anche questa nasconda in se stessa un grande paradigma.

il peso della democraziaM.F.B. – Mi rendo conto che detto così può sembrare antipatico, e che l’assunto merita una spiegazione.  Esistono leggi più vincolanti di qualsiasi legge umana, e sono leggi della natura. Se anche tutti gli uomini per assurdo lo volessero, sarebbe impossibile abrogare la legge di gravità, per la quale gli oggetti sulla Terra cadono verso il basso, o il secondo principio della termodinamica, per il quale è impossibile un qualsiasi motore che trasformi in movimento tutta l’energia in entrata. La scienza si occupa da sempre di scoprire queste leggi.  Non solo: sono queste leggi il vero giudice di ogni teoria scientifica. Se una teoria scientifica non è in grado di descrivere un determinato fenomeno, o di prevedere la sua evoluzione in determinate condizioni di partenza, quella teoria è falsa e dev’essere cambiata. La volontà umana non c’entra nulla, neppure quella di una maggioranza. Ai tempi di Galileo l’opinione pubblica, non solo l’inquisizione, era assolutamente convinta che fosse il Sole a girare intorno alla Terra. Eppure è vero il contrario. Oggi l’opinione pubblica può essere indotta a credere (è facile giocare con il dolore e le speranze degli uomini) che una determinata cura contro una certa grave malattia sia efficace. Gli scienziati ricordano che esistono procedure standard da rispettare per verificare se ciò è vero. Se la cura non passa al vaglio di queste procedure, piaccia o non piaccia alla maggioranza delle persone, non si tratta di una cura, ma di una bufala. In questo senso la scienza non è democratica. La stessa cosa si può dire per mille altre cose recentemente comparse nelle cronache nazionali, dalla previsione dei terremoti alle curiose teorie di misteriosi complotti contro l’umanità. Chi afferma una cosa deve essere disposto a fornire prove e a sottoporle al vaglio della comunità scientifica, al vaglio dei suoi pari, che adotta metodi di verifica riconosciuti in tutto il mondo. Nessuno, anche se si chiamasse Newton o Einstein, neanche se godesse dell’applauso di folle osannanti, potrà mai superare questo esame se quanto sostiene è falso o non verificabile. In questo senso la scienza è invece un’altissima forma di democrazia, perché non riconosce altra autorità che quella dei fatti.

Chimicare – Alcune delle vostre battaglie sembrano sfidare quello che in effetti sembrerebbe essere il comune sentire, come ad esempio quello relativo alla sperimentazione scientifica su animali. Cosa succede quando le istanze della comunità scientifica risultano in disaccordo con quella della maggioranza democratica dei non addetti ai lavori?

pulcino con cilindro graduatoM.F.B. – Il tema è estremamente delicato perché coinvolge il tema etico, cioè il giudizio se un’azione è giusta o non giusta, che è cosa diversa dalla decisione se una cosa è vera o falsa.  Per fortuna, o per sfortuna, dipende dai punti di vista, non esistono procedure standard per valutare se una cosa è giusta oppure no: esistono persone le quali, in determinate condizioni, giudicano lecita la violenza (pensiamo alla violenza esercitata delle forze dell’ordine), l’omicidio (pensiamo alla pena di morte), o persino la guerra (ad esempio contro il terrorismo o per liberare un popolo dall’oppressione straniera).  Si tratta di giudizi che coinvolgono la sfera della coscienza individuale, la quale a sua volta dipende da fattori culturali, ideologici, religiosi, ecc.
Oggi in Italia è aumentata la sensibilità verso la vita e la sofferenza degli animali, o almeno di quelli che più consideriamo vicini a noi, in genere i mammiferi.  Rispetto a ciò che succedeva un tempo è un fatto positivo, senza alcun dubbio. Tuttavia molti ricercatori, che non sono affatto dei mostri senza cuore, fanno notare che non esistono ancora metodi per testare prodotti o procedure in ambito farmacologico e medico che possano evitare il ricorso alla sperimentazione su animali. Non si tratta di volontà, ma di necessità. Non nascondo che anche all’interno del nostro gruppo il dibattito su questo tema è stato molto acceso.  Sono cose che succedono all’interno di ogni società umana: non si può essere tutti d’accordo su tutto.  L’importante è che si condividano le linee fondamentali, che sono quelle che ho esposto in precedenza.

Chimicare – Dopo il fortunatissimo gruppo su Facebook ed il più recente sito web, Dibattito Scienza sta pensando di uscire dalla Rete e scendere, non dico necessariamente nelle piazze, ma per lo meno nelle sale riunioni per incontrare e coinvolgere la cittadinanza?

M.F.B. – Di sicuro Dibattito Scienza non può vivere esclusivamente in formato elettronico. Tuttavia è anche vero che le nostre forze sono ancora limitate, anche se oramai sfioriamo i tremila aderenti. Dopo aver sottoposto le nostre domande alle forze politiche, abbiamo aderito all’iniziativa dell’8 giugno scorso intitolata “Italia unita per la corretta informazione scientifica”, che si è svolta in contemporanea in numerose città italiane con lo scopo di combattere la disinformazione scientifica che troppo spesso vediamo all’opera nel nostro Paese. L’evento ha riscontrato un buon successo, al punto che si conta di farne un appuntamento annuale.
Iniziative più importanti sono in programma: esse matureranno man mano che si creerà quella rete cui ho fatto cenno. Ci piace pensare che il bambino sia ancora piccolo, ma i suoi primi vagiti siano stati sonori, indice di sana costituzione. He’s young but he’s daily growing: è giovane, ma crescerà.

 

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