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Peer-review: un semaforo per le pubblicazioni scientifiche

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di Silvia Barra

Peer-review, chi era costei? Se digitate questo nome su Google, trovate molti articoli che ne denunciano le falle e gli aspetti negativi. Eppure è un simbolo di autorevolezza per le riviste scientifiche e mediche in tutto il mondo. Il prestigio di una rivista dipende anche dall’uso della peer-review. L’assegnazione di finanziamenti e fondi per la ricerca a sua volta si basa anche sul prestigio (misurato con vari indici) delle riviste sulle quali un gruppo di ricerca pubblica i propri lavori.
Scopriamo allora insieme in questo viaggio a puntate cos’è la peer-review, come funziona, a cosa serve e perché, pur essendo utilizzata in gran parte delle riviste internazionali è oggetto di critiche da parte degli stessi scienziati.

 

Ecco la peer-review

revisione tra pariPeer-review è traducibile in italiano con “revisione dei pari” o “paritaria”. Consiste nella revisione di un lavoro scientifico, prima della pubblicazione, da parte di esperti della materia trattata nell’articolo esterni al gruppo di lavoro. Questa revisione ha lo scopo di controllare la qualità, la correttezza e la bontà degli studi riportati in un articolo scientifico (può essere un trial medico, la sintesi di un nuovo farmaco, un nuovo metodo di analisi sui metalli, e così via) prima che questo venga pubblicato su una rivista.
Si tratta in generale di un controllo qualità che viene fatto svolgere dal responsabile della rivista per evitare di pubblicare studi falsi, non corretti o non adeguati dal punto di vista etico. A questo scopo, l’editore consegna l’articolo da pubblicare a uno o più revisori (scienziati, ricercatori, medici, e altre figure) competenti nelle materie trattate dall’articolo. I revisori leggono l’articolo, lo controllano e verificano la bontà dei dati e delle conclusioni riportati e danno un giudizio all’editore riguardo alla pubblicabilità dell’articolo. In base al giudizio ricevuto (non adatto alla pubblicazione, pubblicabile a seguito di modifiche, adatto alla pubblicazione), l’editore decide se pubblicare l’articolo sulla sua rivista oppure no.
Questo in teoria. Nella realtà, le cose sono meno lineari e standardizzate.

Prima di vedere nel dettaglio come funziona il meccanismo della peer-review, ne tracciamo la storia e l’evoluzione fino al periodo attuale, a partire dal XVII secolo.

Storia ed evoluzione della peer-review

Il primo documento che si può considerare soggetto al giudizio tra pari sembra essere la serie di revisioni effettuate per la rivista “Philosophical Transactions” fondata da Henry Oldenburg nel 1665 in Inghilterra, con lo scopo di incoraggiare la diffusione delle nuove scoperte tutelandone la paternità attraverso la pubblicazione.
Ovviamente i primi sviluppi di questo meccanismo vanno di pari passo con la nascita delle riviste scientifiche e l’intensificarsi di scoperte ed esperimenti nei vari settori della scienza. In particolare, la nascita della peer-review è legata alla nascita delle Accademie delle scienze (la Royal Society inglese, l’Académie Royale des Sciences francese) che si occupavano di pubblicare le scoperte dei propri membri. La revisione preventiva alla pubblicazione dei manoscritti aveva in questi casi la funzione di tutelare i propri iscritti, attribuendo le giuste paternità alle scoperte.

Trans_Royal_Society_of_Edinburgh_coverLa revisione tra pari come la intendiamo oggi viene fatta risalire al 1731 negli ambienti scientifici della Royal Society di Endimburgo. Tuttavia il meccanismo della revisione non ha avuto, da allora, uno sviluppo continuo e lineare.
Solo un secolo più tardi, in ambito medico, venne istituito un vero e proprio gruppo di esperti del settore per valutare i manoscritti ricevuti.
Inoltre, per molto tempo la pratica venne ignorata o applicata solo in parte dai vari editori delle riviste che stavano man mano nascendo. C’è anche da dire che, per un lungo periodo, la necessità degli editori di riempire le pagine delle proprie riviste (che nel frattempo erano diventati prodotti editoriali fonti di guadagno) li scoraggiava dall’usare criteri di valutazione troppo rigorosi per gli articoli ricevuti.

Dobbiamo aspettare il secondo dopoguerra perché la peer-review sia istituzionalizzata, anche se in modo graduale e non organizzato. Da questo momento in poi comunque, la pratica della revisione tra pari vede un’espansione, per ovvi motivi: un numero crescente di ricercatori, un livello di specializzazione delle varie discipline sempre più accentuato, un numero di scoperte in aumento nei vari settori e, come conseguenza, il numero crescente di articoli e lo spazio destinato alla pubblicazione sempre più ridotto.
Possiamo dire che dagli anni quaranta ad oggi l’uso di esperti esterni per valutare la qualità degli articoli ricevuti per la pubblicazione non si è sostanzialmente modificato, nemmeno con l’avvento degli strumenti tecnologici che oggi abbiamo a disposizione.

Ancora oggi non tutte le riviste adottano il sistema della peer-review, anche se sono pochissime, e si tratta comunque di riviste che non hanno peso nella comunità scientifica.
Vediamo adesso più nel dettaglio come funziona la peer-review.

 

Peer-review: come funziona

La peer-review può essere considerata:
– Una forma di controllo qualità del lavoro scientifico;
– Un processo nel quale gli scienziati espongono il loro lavoro alle opinioni di altri esperti nel loro stesso settore;
– Il processo di controllo, critica e miglioramento della ricerca da parte di altri scienziati di esperienza equivalente.

modello standard della ricerca scientificaPur rimanendo un processo non adottato da tutte le riviste e non da tutte nello stesso modo, possiamo dire che le fasi generali della peer-review sono le seguenti:

1- L’autore o gli autori di un lavoro inviano il manoscritto (oggi in genere è un file inviato per e-mail, ma possiamo chiamarlo manoscritto per comodità) alla rivista che hanno scelto. Generalmente la rivista prescelta ha delle linee guida che l’autore deve seguire per la redazione dell’articolo e dichiara se gli articoli che pubblica sono o meno sottoposti a peer-review.

2- L’editore/il comitato di redazione generalmente effettua una prima valutazione del manoscritto e decide se l’articolo vale la pena di essere pubblicato sulla rivista.

3- Se l’articolo risulta idoneo, viene inviato a due “peers, vale a dire esperti in un determinato argomento esterni al gruppo di lavoro autore dell’articolo, che riesaminano l’articolo per quanto riguarda la validità dei dati e delle prove, la ripetibilità degli esperimenti indicati, la correttezza e la completezza delle informazioni e, non ultimo, la correttezza dell’articolo dal punto di vista etico (ad esempio per quanto riguarda i soggetti usati per gli esperimenti).

4- I revisori inviano all’editore un giudizio indipendente. Il giudizio viene inviato in ogni caso, sia che si tratti di un giudizio positivo sia negativo, e anche se sono richieste delle modifiche all’articolo prima della pubblicazione.

5- L’editore invia i risultati all’autore dell’articolo, che può modificare le parti richieste, controbattere alle osservazioni dei revisori, giustificare le sue posizioni.

6- Quando questo scambio di giudizi è terminato, spetta comunque all’editore decidere se pubblicare l’articolo oppure no. In particolare, se i due revisori hanno espresso giudizi discordanti, l’editore in genere si affida all’opinione di un terzo revisore. Alcune riviste hanno scelto di affidarsi a più esperti diversi per valutare uno stesso articolo (ad esempio, per un articolo sulla sperimentazione in campo oncologico, possono essere coinvolti esperti di oncologia, studi sperimentali, statistica, epidemiologia, ecc.)

7- Solo al termine di questa serie di passaggi l’articolo, se ritenuto idoneo, viene pubblicato.

revisione paritaria di un articolo scientificoCome si può immaginare, l’intero processo richiede molto tempo, per cui dal momento della presentazione dell’articolo all’editore alla sua effettiva pubblicazione possono passare svariati mesi. Sicuramente uno svantaggio, sia per gli autori del lavoro, per i quali l’erogazione di un finanziamento può dipendere dal numero di articoli pubblicati, sia anche per l’editore, che deve attendere magari vari numeri della rivista prima di poter pubblicare l’articolo in questione.
Inoltre, come vedremo nel prossimo articolo, i revisori svolgono questo compito quasi sempre a titolo gratuito, per cui il lavoro di revisione deve tenere conto del tempo a disposizione dei revisori, spesso anch’essi ricercatori impegnati nelle loro attività.

Nel prossimo articolo parleremo dei vari tipi di peer-review, della figura del revisore, e dell’utilità della revisione per chi effettua una ricerca bibliografica. A presto.

 

Testi di riferimento e bibliografia

  1.  Che cosa significa “peer-reviewed” per una pubblicazione scientifica?, ISFM Institut suisse pour la formation médicale postgraduée et continue, Berna, 28.11.2011, www.siwf.ch
  2.  Editorial peer review: its development and rationale, Drummond Rennie in Peer Review in Health Sciences. Ed. Goodlee e Jefferson. Londra: BMJ, 1999. 1-13.
  3.  Peer review: alle origini di una procedura, Gabriella Agrusti, EDUCAZIONE. Giornale di pedagogia critica, II, 1 (2013), pp. 11-27
  4.  Anche lo scienziato imbroglia!, Claudio Della Volpe, 4 febbraio 2015, ROARS Return On Academic Research, www.roars.it
  5.  Medical writing Processo di peer review e pubblicazione, su www.marcomarialirici.it (visitato a gennaio 2015)
  6.  Peer review in a nutshell, Science Media Centre, www.ScienceMediaCentre.org
  7.  Manuale Europeo di Peer Review per l’Istruzione e la Formazione Professionale iniziale, Maria Gutknecht-Gmeiner (ed.), öibf – Österreichisches Institut für Berufsbildungsforschung (Istituto austriaco per la ricerca e la formazione professionale), www.oeibf.at, Vienna, giugno 2007, Versione Italiana del Manuale a cura di Ismene Tramontano

 

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