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Pensieri circa la presunta miopia della Scienza ed il concetto di Soprannaturale

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A fine testo:
Nota introduttiva: perchè questo articolo?” e “Che cos’è la Scienza e cosa non lo è?

una porta verso la luceMolti credono che la scienza respinga cosa non sa spiegare.  Niente di più sbagliato!
In passato come ai giorni nostri sono molti i fenomeni ed i comportamenti, osservabili e talvolta anche riproducibili, per i quali non si dispone (ancora?) di una spiegazione adeguata: non per questo la scienza nega la loro esistenza né la carenza stessa di una spiegazione soddisfacente per essi.

La scienza semmai respinge ciò che non si può studiare.
Ad un livello più semplicistico si dice talvolta “cosa non si può riprodurre in laboratorio”, ma questa condizione non è a dire il vero irrinunciabile se pensiamo ad esempio ad eventi naturali di grandissima portata, come ad esempio quelli di tipo astronomico.

In buona parte, ciò che non si può studiare appartiene al mondo dell’inesistente oppure del soprannaturale, insiemi tra loro diversi anche se massimamente sovrapposti.
3 mondi di conoscenza secondo PopperUna caratteristica piuttosto comune alla trascendenza dei fenomeni soprannaturali, qualora si voglia comunque ammettere la loro esistenza, a ben vedere è quella di essere frutto di un’intelligenza, o di una coscienza, o di una volontà “superiore” a quella umana classica, capace per tanto di sottrarsi alla dinamica sperimentale così come al semplice atto dell’osservazione sistematica che ne è parte integrante. In linea con il pensiero di Popper, non sarebbe ad esempio neppure concepibile per noi un esperimento volto a dimostrare, o a smentire, l’esistenza di Dio, dal momento che la tesi relativa all’esistenza di Dio non risulterebbe in nessun caso falsificabile (Dio potrebbe benissimo scegliere deliberatamente di celarsi).
Beninteso, questa condizione non è di pertinenza stretta del campo teologico ma si estende, oltre al cosiddetto campo del soprannaturale, anche alle visioni complottistiche, siano esse di concezione governativa o motivate dell’interesse di una Company, frutto anch’esse, almeno in un certo senso, di un’organizzazione, di un’intelligenza e di una volontà ben superiori a quella dei singoli sperimentatori e quindi in grado di celarsi su volontà propria e quindi di sottrarsi all’approccio sperimentale.

rapporto quasi paritario tra psicologo e paziente

Rapporto quasi paritario, in termini di intelligenza e tattiche, tra psicologo e paziente

Non per niente la stessa psicologia, dove è evidente l’approccio paritario tra l’indagatore e l’oggetto dell’indagine (la psiche del paziente) si colloca in una curiosa metà strada tra la filosofia e la scienza. Per questa disciplina e per tutte le altre che condividono con essa il ruolo fondamentale dell’Uomo, come ad esempio la sociologia, l’economia, l’antropologia, la semiotica e la stessa filosofia, vale infatti la definizione di “Scienze Umane”.
Un limite teorico, forse l’unico, intrinseco nel metodo scientifico è infatti quello di barcollare quando l’ordine di intelligenza, coscienza o volontà dell’oggetto di studio supera quello degli stessi esaminatori: non per niente nelle discipline trascendentali, come la teologia, ma volendo anche la stessa meditazione, si ricorre spesso allo statuto della cosiddetta “rivelazione”, atto deliberato e volontario con il quale l’oggetto di ordine superiore per le suddette caratteristiche si pone nelle condizioni di poter essere esperito dallo sperimentatore, se non altro attraverso i suoi sensi.
Potrebbe a questo punto aprirsi un ulteriore dibattito, una sorta di spin-off tematico, circa la relazione tra la realtà oggettiva e la percezione sensoriale, dove ci troveremmo nuovamente di fronte all’annoso dilemma se credere più a cosa vediamo, sentiamo, tocchiamo (ecc…) o a cosa può essere spiegato ed accettato dalla nostra mente razionale, ben sapendo che nessuno dei due riferimenti può essere preso a garanzia assoluta di Verità. In pratica una riproposizione in chiave minore della contrapposizione filosofica tra empirismo e razionalismo.

oggetto quadridimensionale in rotazione

tentativo di rappresentare in modo dinamico la quarta dimensione geometrica

Anche se può apparire ovvio, la scienza si interessa di tutto cosa è reale o realizzabile, fosse anche soltanto sul piano teorico. Si pensi per esempio al fatto che per molti l’esistenza di una quarta dimensione, o di dimensioni di grado addirittura maggiore, risulta a dir poco inconcepibile: ecco, paradossalmente la scienza non si ferma di fronte al fatto che queste dimensioni superiori alla terza non si possano disegnare e, in un certo senso, non appartengano neppure al nostro mondo materiale. Sono infatti possibili calcoli geometrici e matematici, ad esempio di distanze fra punti o di traiettorie, anche al di sopra della terza dimensione.

Sarebbe quindi profondamente sbagliato accusare la scienza di “miopia” verso quanto non è possibile vedere o comunque percepire con i nostri sensi. Al contrario, possiamo indicare come limite scientifico quello razionale, inteso tuttavia non come limite della conoscenza razionale contingente ed indefinitamente perfettibile, ma piuttosto in funzione di un criterio di esclusione dalla conoscenza razionale incluso nella definizione stessa di determinati enti.

guardare oltre la manifestazione

Guardare oltre l’apparenza significa anche non focalizzarsi solo sulla contingenza ma spingersi a comprenderne le cause, chiedendosi il perchè

Un altro requisito fondamentale richiesto dalla scienza è quello della coerenza.
Se un fenomeno non risulta coerente, ad esempio se a volte si verifica ed altre volte no, beninteso a parità di condizioni, o si verifica solo in modo occasionale ed imprevedibile, la prima domanda che lo scienziato si pone è perché questo fenomeno non accada sempre.
Nel più dei casi si scopre che nelle condizioni sperimentali c’era qualcosa che avevamo trascurato, ritenendo inizialmente che non fosse rilevante, oppure qualche fattore del quale ignoriamo addirittura l’esistenza. L’attenzione dello scienziato si sposterà dunque dal fenomeno in sé stesso alla ragione della sua saltuarietà, fino alla ricerca dei fattori latenti che ne determinano il verificarsi. Il privilegiare questa prospettiva, che mette spesso davanti la ricerca della causa e del meccanismo del suo espletamento, rispetto all’esame dettagliato del fatto percepibile in sé (epifenomeno) e delle sue conseguenze, solleva in molti casi l’irritazione dei sostenitori delle istanze del soprannaturale.

L’approccio sperimentale è tipico del metodo scientifico di rapportarsi agli oggetti di studio, tanto che si potrebbe dire che la scienza riconosce come reale solo ciò che può essere fatto oggetto di sperimentazione. L’idea di sperimentazione dev’essere qui intesa davvero nel senso più generale del termine: persino le discipline in apparenza meno sperimentali, come ad esempio la fisica teorica e la biologia tassonomica, prevedono una fase di verifica delle congetture effettuate, che possono essere nel primo caso dimostrazioni matematiche, nel secondo tentativi di applicazione dei criteri di classificazione ad organismi già ben conosciuti.

il rischio dei sistemi inerziali

Antica cosmogonia orientale per spiegare i fondamenti dell’universo. Si tratta in qualche modo di un sistema inerziale

Purtroppo neppure l’approccio sperimentale è in grado di mettere del tutto al riparo la scienza dal rischio di autoreferenzialità. E’ capitato più di una volta nel corso della storia del pensiero scientifico che tutto un insieme di teorie, leggi, osservazioni e dimostrazioni perfettamente coerenti tra loro – quasi una cosmogonia della scienza – venissero stravolte tutte insieme da una scoperta di ordine superiore, qualcosa che ci consente di comprendere come la realtà che stavamo esaminando, e che al suo interno sembrava perfettamente coerente e prevedibile, era in fondo soltanto un sotto-caso di una realtà più ampia e per la quale valgono leggi più generali ( si pensi ad esempio alla transizione dalla fisica classica a quella quantistica), oppure rappresentava un sistema di riferimento inerziale soggetto globalmente a sua volta ad una trasformazione delle coordinate di riferimento qualora si volesse assolutizzare maggiormente la sua realtà.

dalla domanda alla scoperta

Dalle domande alle scoperte

In risposta a quanti talvolta accusano la scienza (o almeno quella che loro definiscono “scienza ufficiale”) di miopia, possiamo a ragione sostenere come quella scientifica sia la visione per antonomasia meno miope tra quelle delle quali è stato capace l’umanità nella sua storia, insieme alla filosofia dalla quale si distingue però per oggetto e metodi.
La miopia semmai sta piuttosto nella continua ricerca di avvallo scientifico da parte dei sostenitori delle visioni che appunto, pur nella loro rispettabilità, scientifiche non sono. Mi capita sempre più spesso di assistere a presentazioni di approcci, tecniche e discipline di tipo natural-psico-corporee da parte in esperti in materia che, proprio in sede di presentazione (es. all’inizio dei corsi, nei primi capitoli dei testi, ecc), spendono tempo ed energie nell’ansia di fornire una “spiegazione scientifica” a quanto andranno di seguito ad argomentare. Questo approccio, se probabilmente aiuta lo scettico-non-scienziato ad avvicinarsi con meno pregiudizi all’argomento trattato, provoca solitamente un’orripilazione (in linguaggio biologico è il drizzarsi dei peli) nell’uditorio di formazione scientifica proprio per l’uso disinvolto e spesso scorretto delle istanze della scienza della quale pure si sente il bisogno di invocare il supporto. Quello che ne consegue, a dispetto delle buone intenzioni dei relatori di queste discipline, è quello non di un coinvolgimento, bensì di un allontanamento dell’uditorio scientifico, che pure in molti casi non avrebbe proprio nulla da obiettare ad avvicinarsi a tecniche natural-psico-corporee se concepite al di fuori di un contesto scientifico, ad esempio come filosofia di vita o come tecniche introspettive.

metodo scientifico e nonIl risultato di questo processo, paradossalmente, diventa così quello di operare una inaccettabile forzatura dei criteri di verità scientifica, sotto lo spauracchio dell’accusa di miopia se non addirittura di complottismo rivolto alla main stream della scienza ed ai suoi operatori, piuttosto che scegliere di sostenere le proprie istanze al di fuori dell’ambito scientifico, ad esempio in quello filosofico, e nello specifico etico, o teologico.
Detto in termini ancora più stringati: si vuole poter definire scientifica la propria visione, ma non si accettano le regole che la scienza impone.

Anche se non costituisce sicuramente il suo modo privilegiato di operare, la scienza non può certamente ignorare i fatti aneddotici, quelli che si realizzano in modo saltuario o addirittura raro, oltre che senza una accettabile spiegazione, senza neppure un apparente criterio di ricorrenza, ma al tempo stesso, proprio per sua natura e definizione, non può limitarsi ad una posizione di mera osservazione passiva o contemplativa nei confronti di qualsivoglia manifestazione.

Il soprannaturale, per definizione, non esiste, dal momento che se esistesse diventerebbe naturale. Detto in altri termini, non sarebbe quindi più il soprannaturale a diventare spiegabile con i criteri della scienza, ma la scienza stessa a modificarsi in funzione dell’accorpamento in essa di questi fenomeni, che diventerebbero di conseguenza naturali e a loro modo studiabili.

 

NOTA INTRODUTTIVA:  PERCHE’ QUESTO ARTICOLO?

Anche se riportato per ragioni “tipografiche” a fine articolo, questo breve capitolo intende costituire una prefazione a quanto precedentemente riportato.

In fase di revisione paritaria dell’articolo “Pensieri circa la presunto miopia della scienza ed il concetto di soprannaturale” da parte dei redattori Chimicare maggiormente vicini alle tematiche epistemologiche, infatti, sono stati registrati pareri insolitamente discordanti: insieme ad una aperta approvazione e consenso alla pubblicazione del testo in forma inalterata anche non trascurabili critiche relative sia alla scelta della tematica, o meglio all’opportunità della stessa, che alle modalità di presentazione delle argomentazioni.
Circa quest’ultimo punto sono state successivamente apportate alcune modifiche ed integrazioni, fra le quali la nota “Che cos’è la scienza e cosa non lo è?” ed alcuni rimandi bibliografici sia interni che esterni al network di Chimicare.
Relativamente alla scelta dell’argomento, invece, si evidenzia in piena coscienza e responsabilità come essa scaturisca in modo diretto dalle linee guida espresse in sede di Regolamento interno dell’Associazione Culturale Chimicare fin dal momento della costituzione della stessa organizzazione senza finalità di lucro che, nel perseguire finalità di diffusione e promozione della cultura della chimica – e più in generale scientifica – in particolare in ambito non professionale, ha deliberatamente optato per la tattica di evitare il più possibile l’assunzione di posizioni di contrapposizione polemiche, pregiudiziali o ironiche nei confronti dei sostenitori delle istanze diverse o addirittura antitetiche da quelle promosse dalla stessa Chimicare, scegliendo invece la via del dialogo che nasce in primo luogo dalla conoscenza e dal rispetto reciproco e che trova attuazione in azioni quali la mediazione culturale e linguistica, per trovare il suo apice nella più completa dissoluzione di ogni reticenza nel trattare tematiche ritenute scomode o imbarazzanti.
Le ragioni della scelta di questa tattica d’incontro scaturiscono in primo luogo dalla constatazione di come le contrapposizioni nette, in ambiti che almeno dai “non addetti ai lavori” assumono connotazioni ideologiche, ben lungi dall’operare in direzione della persuasione, finiscono invece puntualmente per rafforzare l’arroccamento di ciascuna delle due parti sulle proprie posizioni. Inoltre non vogliamo negare in alcun modo il valore culturale nel senso più ampio – quindi storico, filosofico, psicologico, sociale, politico, ecc – di tradizioni di pensiero diverse da quella la cui diffusione e promozione costituisce lo scopo stesso della nostra attività associativa. Ed il riconoscimento di valore comporta rispetto, ed il rispetto apre al dialogo.

 

NOTA:  CHE COS’E’ LA SCIENZA E COSA NON LO E’?

Durante la revisione dell’articolo da parte della nostra redazione è emersa una critica relativa al fatto che in esso non fosse sviluppata alcuna definizione, preliminare ed esplicita di “scienza”. In effetti la demarcazione dell’ambito scientifico, ovvero del carattere scientifico di una disciplina o di un metodo, costituiscono da secoli una delle istanze fondamentali della stessa epistemologia o filosofia della scienza.

campi semantici e connotazioni del termine ScienzaPurtroppo il metodo assiomatico deduttivo di definizione non sembra tornare molto in aiuto di questa demarcazione dal momento che già negli stessi dizionari della lingua italiana sotto il lemma “scienza” sono annoverati significati ben diversi e fra loro non alternativi, bensì annidati, ovvero da quello più restrittivo a quello maggiormente lato. Si rimanda a questo proposito all’estratto delle definizioni riportate a fine nota.

E’ anche per questa ragione che credo sia da preferire un approccio induttivo, che avrebbe tra l’altro il vantaggio di risultare maggiormente flessibile nei confronti dell’evoluzione storica della conoscenza e del pensiero filosofico, piuttosto di uno assiomatico “a monte” che rischierebbe di richiedere una revisione ad ogni svolta radicale delle conoscenze in materia. Per superare la critica popperiana all’approccio induttivo, avvicinandoci ulteriormente alla demarcazione dell’ambito scientifico, possiamo comunque evidenziare come non sia sufficiente osservare ma diventi piuttosto fondamentale sapere (o scegliere) “cosa” osservare: e nell’indicazione dei criteri di questa scelta, ovvero degli aspetti della realtà sui quali concentrare l’osservazione, è racchiusa in qualche modo la demarcazione medesima tra cosa è scientifico e cosa invece non lo è. Lo stesso concetto di osservazione, in un ambito strettamente scientifico, perde inoltre la connotazione di passività e non interferenza tipica dell’approccio naturalistico (quando le scienze erano tra l’altro descritte come “filosofia di”) ma, come suggerisce Nelson Goodman, diventa un’attività costruttiva, interattiva, quando possibile persino sperimentale.

timbro di "scientificamente approvato"D’altra parte l’esigenza di demarcare cosa è scientifico da cosa non lo è nasce dalla necessità di preservazione della credibilità sociale della main stream in un momento storico, quello attuale, nel quale essa risulta costantemente attaccata da istanze ed approcci metodologici (“pseudoscienze”) che, dal punto di vista degli scienziati medesimi, tenderebbero ad usurparne il ruolo. Questa demarcazione, ancor più se condotta assiomaticamente “a priori”, finisce così per assumere il carattere di un tentativo di parte e persino un po’ corporativistico di difendere lo status quo di una posizione acquisita nel sistema sociale, economico e nella coscienza comune. Sia per la necessità di evitare ogni accusa in questo senso che per non rinunciare all’incommensurabile patrimonio di cultura sviluppato dall’umanità in ambiti diversi, i criteri di demarcazione non possono essere sviluppati internamente, dagli addetti ai lavori – e gran parte dell’epistemologia attualmente sembra muoversi in questo senso – ma competono di fatto all’ambito gnoseologico più ampio.

Grande Dizionario Italiano di Aldo Gabrielli

  1. Complesso organico e sistematico delle conoscenze, determinate in base a un principio rigoroso di verifica della loro validità, attraverso lo studio e l’applicazione di metodi teorici e sperimentali
  2. Dottrina, sapere, insieme di conoscenze
  3. al pl. Insieme di studi e discipline che hanno tra loro carattere di affinità per quanto riguarda i princìpi teorici e i metodi d’indagine sperimentali ‖ Scienze occulte, quelle che hanno per oggetto lo studio dei fenomeni ritenuti non spiegabili scientificamente, come lo spiritismo, la magia e sim. ‖ Scienze sacre, la teologia

Dizionario Treccani online

  1. Il fatto di sapere, di conoscere qualche cosa; notizia, conoscenza: come ’l mio corpo stea Nel mondo sù, nulla scïenza porto (Dante); siccome delle cose fisiche, o sia de’ moti de’ corpi non si può avere certa sc., senza la guida delle verità astratte dalla mattematica, così delle cose morali non si può averla, senza la scorta delle verità astratte dalla metafisica (Vico); tremava anche per quel pudore che non nasce dalla trista sc. del male (Manzoni); l’albero della sc. del bene e del male, quello di cui parla la Bibbia all’inizio di Genesi, 2, 9 e 16-17; nell’uso com., soprattutto nelle frasi sapere qualcosa di propria sc., per averlo sperimentato o veduto personalmente, non per averlo soltanto sentito dire, e sapere, conoscere di certa sc., averne notizia sicura. In diritto, dichiarazione di scienza, dichiarazione sulla verità di uno stato di fatto o di un evento, al quale il diritto riconnette valore probatorio (testimonianza, confessione giudiziale), documentale (attraverso la registrazione amministrativa, come per es. quella delle imprese) o negoziale (nel qual caso costituisce l’oggetto del cosiddetto negozio d’accertamento, come nel caso del riconoscimento di figlio naturale, o dell’accordo tra le parti per fissare l’esatta portata di un contratto ed evitare in tal modo possibili liti future).
  2. Settore particolare delle indagini, del sapere e degli interessi scientifici; ciascuna delle varie branche in cui può dividersi l’attività speculativa dell’uomo in quanto sia rivolta, con metodi peculiari, alla conoscenza di un determinato ordine di fatti: Accademia delle sc.; Enciclopedia di scienze, lettere e arti; i principî, i metodi, i primi elementi di una sc.; Principj di una scienza nuova intorno alla natura delle nazioni, titolo di un’opera (1725) di G. B. Vico.
  3. Con opportuno aggettivo o con altre determinazioni, e per lo più al plur., complesso di discipline che hanno affinità tra loro sia per i metodi d’indagine che applicano, sia per le conoscenze che vogliono acquisire, e che costituiscono anche, spesso, la denominazione di facoltà, corsi di laurea, istituti e dipartimenti universitarî
  4. […] carattere proprio, ben distinto, hanno le cosiddette sc. occulte (v. occulto, n. 1 a).

soprannaturale (meno com. sovrannaturale) agg. [comp. di sopra- (o sovra-) e naturale]. – Nel linguaggio com., che supera il corso ordinario della natura (sinon. in questo caso di preternaturale); o che trascende i limiti dell’esperienza e della conoscenza umana (equivalente quindi a trascendente): cose, fatti, fenomeni s.; forza s.; potenza s.; in usi fig. e iperb., fuori dall’ordinario, prodigioso: essere dotato di una forza s.; avere una bontà soprannaturale. Con valore più partic., divino, celeste (in contrapp. a umano, terreno): ordine s.; aiuto, intervento s.; il fine dell’uomo è la felicità s. (Segneri). Sostantivato con valore neutro, il s., tutto ciò che sta al disopra della natura, manifestandosi come non soggetto alle sue forze e alle sue leggi: credere, non credere al s., nel s.; negare l’esistenza del soprannaturale. In teologia, il soprannaturale (in cui rientrano anzitutto la grazia e la visione intuitiva di Dio, ma anche la rivelazione) si definisce variamente in relazione al modo di concepire la natura: per diversi secoli è prevalso, nella scolastica di connotazione aristotelica, un concetto di soprannaturale come ciò che sta al di là e al di sopra della natura intesa come «natura pura» cioè autonoma, in sé compiuta; in questa prospettiva il soprannaturale è ciò che si aggiunge dall’esterno, come dono gratuito di Dio. Nella teologia contemporanea, riprendendo i grandi temi della patristica, si è accentuata l’intima connessione tra soprannaturale e naturale nei destini dell’uomo e della sua storia, così da rifiutare l’idea di «natura pura», ponendo invece nella natura stessa dell’uomo, in quanto creatura di Dio, la radice della sua aspirazione al soprannaturale e quindi alla grazia, alla visione di Dio e, più ampiamente, alla partecipazione della vita di Dio. Di qui il rifiuto di considerare, dal punto di vista della concreta realtà esistenziale, una radicale dicotomia tra soprannaturale e naturale, e l’insistenza sul tema dell’incarnazione come assunzione e divinizzazione dell’umanità da parte di Cristo, momento centrale nell’economia della salvezza che afferma l’elevazione di ogni realtà nell’orizzonte del soprannaturale. ◆ Avv. soprannaturalménte, non com., in modo soprannaturale.

pseudosciènza s. f. [comp. di pseudo- e scienza]. – Teoria, dottrina, corrente di pensiero e sim. che pretende di essere riconosciuta come scienza, pur essendo priva di fondamenti scientifici: scopo dell’indagine epistemologica è stabilire i criterî di demarcazione tra scienza e pseudoscienza.

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