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Attualità e media

Gli argomenti più scottanti trattati dai massmedia, spesso in modo superficiale oppure fuorviante, sono qui ripresi e sviscerati in modo semplice ma corretto. Lo spazio è anche dedicato a commentare come la chimica sia considerata, descritta o anche semplicemente citata dagli stessi mezzi di comunicazione.

Nobel 2017 e microscopia crioelettronica

di Giuseppe Alonci

Il premio Nobel per la chimica 2017 è stato assegnato a Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson per il loro contributo fondamentale allo sviluppo della microscopia crioelettronica, una tecnica che ha permesso di ottenere informazioni preziosissime sulla struttura delle biomolecole e dei componenti del mondo che ci riconda.

 1. Over the last few years, researchers have published atomic structures of numerous complicated protein complexes. a. A protein complex that governs the circadian rhythm. b. A sensor of the type that reads pressure changes in the ear and allows us to hear. c. The Zika virus.

1. Over the last few years, researchers have published atomic structures of numerous complicated protein complexes.
a. A protein complex that governs the circadian rhythm. b. A sensor of the type that reads pressure changes in the ear and allows us
to hear. c. The Zika virus.

In un normale microscopio ottico la luce attraversa il campione per poi passare attraverso una serie di lenti, che quindi trasmettono ai nostri occhi un’immagine ingrandita del soggetto che stiamo esaminando. Usando dei coloranti che si legano in maniera specifica a certe strutture cellulari è possibile visualizzare molti dettagli del micromondo che si sono rivelati fondamentali per il progresso della medicina, della biologia e della chimica.
La microscopia ottica tuttavia soffre di un limite molto pesante: la sua risoluzione massima è di circa 0,2 micrometri, cioè 0,2 milionesimi di metro.
Questo limite non è puramente tecnologico, ma è un limite fisico legato alla lunghezza d’onda della luce impiegata, sebbene in certe condizioni possa a volte essere raggirato (vedi Nobel 2013).

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Le tappe storiche dell’Immunologia

di Sergio Barocci

campo semantico per "sistema immunitario"

 

Da Jenner alla teoria delle catene laterali di Paul Ehrlich

Edward A Jenner - Louis Pasteur

Edward A. Jenner ( 1749 – 1823) Louis Pasteur (1822 – 1895)

Sebbene il concetto di immunità fosse già presente nella tradizione popolare, sono trascorsi quasi duemila anni prima che si attuasse in una efficace pratica medica. Un primo tentativo sistematico di immunizzazione contro una malattia infettiva è probabilmente da far risalire al XV secolo, ad opera di Cinesi e Turchi. Tuttavia, un documentato e significativo miglioramento nei metodi di immunizzazione ebbe luogo nel XVIII secolo ad opera di E. Jenner che nel 1798 realizzò i primi vaccini contro il virus del vaiolo. Nel XIX secolo il concetto di immunità conobbe maggiori sviluppi grazie a L. Pasteur e alle sue ricerche sugli agenti infettivi e sulla vaccinazione.

Elie Metchnikoff - Paul Ehrlich

Elie Metchnikoff (1845 – 1916);  Paul Ehrlich (1854 – 1915)

Tra la fine del XIX secolo e i primi due decenni del Novecento, la complessità dei meccanismi immunitari venne gradualmente svelata, con la dimostrazione dell’esistenza degli anticorpi, dell’identificazione del complemento, dell’applicazione di nuove metodiche come la precipitazione e l’agglutinazione. Alla “teoria umorale” dell’immunità venne affiancata la “teoria cellulare”, grazie ai lavori di E. Metchnikoff (Premio Nobel per la Medicina insieme a Ehrlich nel 1908) sulla fagocitosi.

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Un progetto per la Scuola Media: “Insieme nel Reale e nel Virtuale per la Chimica Sostenibile”

Anna Maria Madaio, insegnante di Chimica Organica e Biochimica presso l’Istituto Tecnico Tecnologico “B. Focaccia” di Salerno, è Responsabile Scientifico di un Progetto di Diffusione della Cultura Scientifica destinato alla formazione di 50 docenti di Scienze e di Tecnologia delle Scuole secondarie di primo grado ed ai docenti di Scienze del primo biennio delle Scuole secondarie di secondo grado.
Il progetto, diretto dal Dirigente dello stesso ITT, Renzo Stio, ha per titolo “Insieme nel Reale e nel Virtuale per la Chimica Sostenibile” e coinvolge anche l’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR (ICB-CNR) di Pozzuoli (NA) ed il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno (DIIn-UNISA).
L’Associazione Culturale Chimicare, che supporta il progetto in qualità di media-partner, ha rivolto alcune domande al suo Responsabile Scientifico, con la finalità di permettere ai lettori di conoscere meglio le implicazioni e le innovazioni che esso comporta, nello scenario della diffusione della cultura scientifica italiano.


Chimicare – Buongiorno Anna Maria e, come prima cosa, complimenti per essere riuscita con il tuo istituto a condurre fino alla linea di partenza questo importante e immagino non facile progetto. Il primo aspetto che salta all’attenzione anche dei meno coinvolti nella didattica della chimica sono i destinatari ultimi del progetto, ovvero gli insegnati della scuola secondaria di primo grado (la vecchia scuola media).

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il Progetto Genoma Umano

di Sergio Barocci

logo di Human Genome Project

logo di Human Genome Project

Se abbiamo ora a disposizione la mappa completa del genoma umano cioè l’intero DNA della nostra specie trasformato in un contenuto digitale di 1,5 Gigabyte, reperibile su Internet (Road Map Epigenomics) e che tutti i ricercatori, usano ed elaborano per i loro scopi, lo dobbiamo esclusivamente al Progetto Genoma Umano o HGP, una delle imprese scientifiche più importanti della storia dell’umanità per ambizione e risorse impiegate. Il coronamento di decenni di ricerca biologica da cui ha preso inizio una nuova era, l’era “post-genomica”.
L’idea di fondo del Progetto è stata l’acquisizione di conoscenze che fossero di fondamentale importanza per la comprensione dei meccanismi della genetica umana e per l’implicazione dei geni nello sviluppo delle malattie umane ma soprattutto per l’identificazione e per la mappatura di tutti quei geni presenti nel genoma umano e per il loro posizionamento, almeno approssimativamente sui cromosomi, allo scopo di sviluppare metodi più efficienti e veloci di sequenziamento del DNA, di mettere a punto software per gestire, assemblare e analizzare l’immensa mole dei dati di sequenza prodotti e infine di considerare gli aspetti etici, sociali e legali legati dalla disponibilità di dati così delicati relativi alle persone.

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Intervista a J. P. Sauvage, Premio Nobel 2016 per la Chimica per “il design e la sintesi di macchine molecolari”

Il premio Nobel per la Chimica 2016 è stato assegnato a Jean-Pierre Sauvage, Sir J. Fraser Stoddart e Bernard L. Feringa “per il design e la sintesi di macchine molecolari”.

Il prof. Sauvage si è gentilmente offerto per una videointervista a Chimicare, che riportiamo di seguito. Vorrei però prima introdurre brevemente la ricerca che ha portato questi tre scienziati a vincere il Nobel.

disegno semplificato di un ascensore molecolare

disegno semplificato di un ascensore molecolare

Una macchina molecolare è in pratica una struttura complessa, formata da una o più molecole che interagiscono tra di loro e che rispondono ad uno stimolo attraverso una forma di movimento, con un meccanismo che somiglia al funzionamento di una macchina macroscopica, come un ascensore, un braccio robotico o una automobile. Le macchine molecolari non sono un’invenzione dell’uomo, anzi gli esempi in natura sono innumerevoli, come gli enzimi o le proteine: complessissimi robot che per facilitare una reazione chimica possono manipolare le molecole, spostandole da una parte e dell’altra, utilizzando “pinze” e “ganci” per afferrarle e trasportarle. Il lavoro di questi tre scienziati ha permesso di riprodurre in piccola scala alcuni di questi meccanismi. Hanno ottenuto, per esempio, una nanoautomobile capace di muoversi su una superficie; un ascensore molecolare, in cui una molecola ad anello si muove lungo un “cavo molecolare” costituito da una catena di atomi legati tra di loro; un muscolo artificiale, nel quale due molecole composte da una lunga catena di atomi sono vincolate tra di loro ma libere di scorrere, in risposta a specifici stimoli, allungandosi e contraendosi.

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“Comunicare la Chimica nell’epoca del web2.0” – il primo workshop a Torino

In data venerdì 09 settembre 2016 l’Ordine dei Chimici del Piemonte e della Valle d’Aosta e l’Associazione Culturale Chimicare organizzano a Torino un workshop dal titolo:

“Comunicare la Chimica nell’epoca del web.2.0”

dalla cultura della diffidenza alle responsabilità educative:
come sta mutando 
la percezione della disciplina
fra i “non addetti ai lavori”?


INTRODUZIONE TEMATICA

Comunicare la Chimica - nell'epoca del web2.0La diffusione dei nuovi media supportati da internet sta consentendo a ciascuno di creare e di diffondere, oltre che semplici opinioni e pareri, anche contenuti che assumono la forma esteriore di informazioni e di notizie.
In numerosi ambiti della vita pubblica e sociale questa opportunità è stata accolta con grande favore come segnale di un ampliamento delle libertà di fatto di esercitare il diritto individuale di opinione e di espressione, nonché come strumento per la partecipazione alla vita comunitaria ed alla sua organizzazione.  Nell’ambito scientifico, al contrario, la possibilità offerta anche a persone prive delle necessarie competenze o neutralità di punto di vista di sbilanciare in modo sensibile lo scenario dell’informazione disponibile per comune il cittadino “non addetto ai lavori” verso posizioni infondate dal punto di vista scientifico – se non in taluni casi palesemente faziose – sta iniziando a creare situazioni problematiche per quei soggetti ed istituzioni che possono in qualche modo subire gli effetti dell’orientamento dell’opinione pubblica su posizioni infondate.

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La bibliometria e gli indici di valutazione di riviste e ricercatori

di Silvia Barra

Negli articoli precedenti sulla peer-review (vedasi elenco a fondo pagina) abbiamo scoperto come funziona questo meccanismo, i suoi pro e contro e quali sono le figure che entrano in questo processo. Abbiamo anche detto che la peer-review è una sorta di garanzia sulla qualità della rivista che la applica.
In questo nuovo articolo scopriremo che ci sono altri fattori da tenere in considerazione quando dobbiamo effettuare una ricerca bibliografica.

 

La bibliometria e l’importanza degli indici quantitativi

espressione di un giudizio o di una preferenzaEsiste una scienza che si occupa della valutazione delle pubblicazioni, la bibliometria. Questa scienza si basa su aspetti qualitativi e quantitativi. La peer-review è un aspetto di tipo qualitativo: è l’opinione soggettiva, seppur autorevole, di alcuni esperti riguardo al lavoro prodotto da un altro ricercatore.
In questo articolo ci concentreremo invece sugli aspetti quantitativi, chiamati indici bibliometrici. Questi indici sono degli algoritmi matematici che si applicano alla rivista o ai suoi autori.
Più elevato è il numero delle citazioni ricevute da una pubblicazione, maggiore è il numero di autori che hanno utilizzato nel loro lavoro il contenuto della pubblicazione in
oggetto, quindi maggiore è l’impatto di questa pubblicazione sulla comunità accademica.
La possibilità di utilizzare uno dei due procedimenti non esclude l’altro, anzi proprio per il fatto che non esiste una regola standard per la valutazione, è legittimo usufruire sia degli indicatori bibliometrici sia della peer-review.

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Pro e contro della peer-review

di Silvia Barra

Dopo aver imparato che cos’è e come funziona la peer-review e conosciuto i protagonisti, in questo terzo e ultimo appuntamento dedicato alla revisione paritaria cercheremo di capire quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questo metodo, qual è l’evoluzione prevista e cosa suggeriscono scienziati e editori per migliorare il meccanismo.

analisi e revisione di archivi documentaliPoiché la peer-review è diventata uno strumento sempre più importante negli anni, direi quasi irrinunciabile, a partire dagli anni ‘90 sono stati fatti molti studi per valutare l’efficacia della peer-review. Gruppi di ricercatori e alcune tra le riviste più importanti hanno svolto dei veri e propri “studi clinici” sul processo di revisione paritaria, variandone alcune caratteristiche come età, formazione, nazionalità, esperienza dei revisori, modificando i nomi degli autori per scoprire la presenza di eventuali discriminazioni e così via. Dagli studi, il risultato sostiene che la peer-review è apprezzata più per gli effetti che promette che per la sua reale efficacia.

Analizziamo allora i vantaggi del metodo, per poi passare agli svantaggi.

 

Vantaggi della peer-review

vantaggi e svantaggi della peer reviewIl motivo principale per cui la revisione paritaria è diventata uno strumento importante nell’editoria scientifica è che la peer-review porta autorevolezza alla rivista che la utilizza. Riviste senza peer-review sono poco considerate, o da alcuni non considerate affatto riviste degne di nota.

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il sistema sanguigno AB0 e le sue varianti “deboli”

di Sergio Barocci

agglutinazione dei globuli rossi del sangueLandsteiner nel suo celebre esperimento, che risaliva al 1900 e con il quale scopri il sistema AB0, si servì di un campione del suo sangue e di quello di altri cinque suoi colleghi. Dopo aver separato il siero dai globuli rossi cimentò ciascuna sospensione eritrocitaria con ciascun siero nelle varie combinazioni. In alcuni casi i globuli rossi apparivano agglutinati. Egli concluse che tale risultato era dovuto alla presenza sulla superficie cellulare eritrocitaria di due antigeni o agglutinogeni e che era possibile suddividere gli individui esaminati e verosimilmente tutti gli esseri umani in tre gruppi:

Gruppo A, per la presenza dell’antigene A sui globuli rossi,

Gruppo B, per la presenza dell’antigene B,

Gruppo 0, per l’assenza sia dell’antigene A , sia di quello B.

L’agglutinazione era dovuta alla presenza nel siero di particolari anticorpi agglutinanti o agglutinine che si legavano agli antigeni eritrocitari.
Poiché nessuno degli individui che aveva partecipato all’esperimento era stato trasfuso con globuli rossi, Landsteiner dedusse che ogni soggetto doveva possedere anticorpi naturali nel suo siero, specifici per gli antigeni che non erano presenti sulle proprie cellule.
Quindi, gli individui di gruppo A hanno anticorpi naturali anti-B nel loro siero, quelli appartenenti al gruppo B, anticorpi naturali anti-A mentre quelli appartenenti al gruppo 0 hanno nel loro siero sia l’anticorpo anti-A sia l’anticorpo anti-B.

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Peer-review: ecco chi è il revisore

di Silvia Barra

Dopo aver scoperto cos’è e come funziona la peer-review, in questo secondo articolo analizzeremo i vari tipi di peer-review, la figura del revisore, cioè di colui che esegue il lavoro di peer-review e scopriremo perché è importante, in una ricerca bibliografica, controllare che la rivista sulla quale è pubblicato l’articolo che ci interessa sottoponga gli articoli a peer-review.

 

reviewI vari tipi di peer-review

Abbiamo visto che la peer-review prevede che uno o più revisori valutino un articolo scritto da uno o più autori. Ma autori e revisori si conoscono reciprocamente?

Esistono al momento vari tipi di peer-review.
In quello più comune, i revisori conoscono gli autori, ma gli autori non sanno chi sono i revisori. Questo tipo di peer-review si chiama single blind, vale a dire che una delle due parti è nascosta all’altra, ma non viceversa.

Nella peer-review double blind (cioè a doppio cieco, come vengono anche denominati alcuni studi sperimentali medici), gli autori non conoscono chi effettuerà la revisione del loro articolo e i revisori non conoscono gli autori dell’articolo. Questo in teoria, perché generalmente nella bibliografia gli autori di un articolo tendono a citare i loro lavori precedenti, offrendo così ai revisori un’indicazione della loro identità.

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