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Dal 25 luglio all’8 settembre 1943

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di Guido Barone

Il 13 maggio 1943, con la resa degli ultimi contingenti tedeschi e italiani in Tunisia la guerra sul fronte africano si era chiusa.
Dopo poche settimane le forze anglo americane al comando del generale Alexander erano pronte a sbarcare in Sicilia (Operazione Husky:10 luglio 1943). La VII armata americana (Patton) sbarcò tra Gela e Licata, la VIII armata britannica (Montgomery) più a oriente, tra Pachino e Siracusa. La resistenza delle forze italo tedesche si inasprì in particolare nella piana di Catania tra il 18 luglio e il 5 agosto, mentre Palermo era stata occupata già il 22 luglio; ma poi si affievolì fino a quando il 17 agosto gli americani entrarono a Messina dopo una corsa lungo la costa settentrionale.

sbarco delle truppe americane in sicilia nel 1943

sbarco delle truppe americane in sicilia nel 1943

Il 3 settembre truppe britanniche sbarcarono in Calabria.
Nel frattempo il 17 luglio era stata bombardata per la prima volta Roma, fino ad allora dichiarata “Città aperta” anche per la presenza del Vaticano.
Lo stesso giorno Mussolini era stato convocato alla frontiera da Hitler per avere assicurazioni sulla tenuta dell’Italia nella guerra: Mussolini lo rassicurò, ma Hitler non si fidò.
A Roma i componenti del Gran Consiglio del Fascismo stavano prendendo atto che la strategie militare era oramai insostenibile: la popolazione era stanca e affamata, i bombardamenti su Milano e altri centri industriali del Nord, oltre che su Napoli e gli altri porti del Mezzogiorno, stavano piegando la struttura del Paese. Il comportamento dei Siciliani era poi stato largamente favorevole all’arrivo delle truppe alleate, anche se vi era il sospetto che la malavita americana e la mafia avessero preparato il terreno.
Mussolini fu quindi costretto a convocare il Gran Consiglio il 25 luglio. Qui si trovò di fronte per la prima volta a una forte opposizione. Grandi presento un OdG in cui si chiedevano le dimissioni di Mussolini stesso. Il Consiglio si sciolse senza una decisione, ma il giorno dopo Mussolini fu convocato dal Re che, al termine del colloquio, lo fece arrestare dai carabinieri. L’ex Duce fu trasportato prima alla Maddalena e poi trasferito in un rifugio al Gran Sasso.
firma armistizio a CassibileIl Governo fu affidato al Maresciallo Badoglio, che emise un ambiguo comunicato sulla continuazione della guerra, gelando molti entusiasmi e illusioni premature. La diffidenza di Hitler era pienamente giustificata: da tempo si stavano conducendo contatti e trattative segrete tra l’entourage monarchico italiano e i servizi segreti alleati. Alla fine il 3 settembre 1943 a Cassibile in Sicilia il generale Castellani, plenipotenziario italiano, firmò nelle mani del generale Bedell Smith l’armistizio che sanciva l’uscita dell’Italia dalla guerra.
L’armistizio non sarebbe stato reso noto subito per consentire al Governo e allo Stato Maggiore italiani di rischierare le truppe che, come in Sicilia e nei Balcani, erano spesso frammiste ai contingenti tedeschi. In effetti Badoglio e le autorità italiane non fecero nulla per giorni, paralizzate dal timore di reazioni tedesche. La richiesta italiana di far atterrare sugli aeroporti di Roma due divisioni di paracadutisti americani fu alla fine ritirata, con gli aerei già in volo, perché non si davano sufficienti garanzie per la sicurezza dell’operazione.
Da tempo infatti intere divisioni tedesche stavano attraversando il Brennero dirette verso il Centro Sud e verso Roma.
Alla fine l’8 settembre il comandante in capo delle forze anglo-americane e alleate, generale Eisenhower, diede l’annuncio dell’avvenuto armistizio, costringendo Badoglio a darne conferma con un comunicato in cui si ribadiva comunque che “l’esercito italiano era pronto a respingere qualsiasi azione ostile da dovunque provenisse” !?!?.
Badoglio annuncia alla Nazione che la richiesta di armistizio è stata accolta dal generale EisenhowerMentre Eisenhower comunicava l’annuncio alla radio, era già da tempo in mare la forza di invasione che, all’alba del 9 settembre stesso, sbarcò nel Golfo di Salerno, ai due lati della foce del fiume Sele. Ma i tedeschi erano già pronti ad attenderla sulle colline circostanti.
Prima che si chiudesse il cerchio su Roma, la famiglia reale, Badoglio, buona parte del Governo e della Stato Maggiore si trasferirono con un lungo corteo di macchine verso l’Adriatico, dove infine si sarebbero imbarcati sulla corvetta “Baionetta” diretti a Brindisi già occupata dagli inglesi. Va notato che il convoglio di macchine non fu intercettato dall’aviazione tedesca, che era praticamente assente sui cieli italiani, benché il corteo procedesse lentamente e facendo una sosta di una notte in un castello gentilizio.
La colpa più grave di Badoglio e dello Stato Maggiore non fu tanto questa indecorosa fuga (per proteggere il Re) quanto l’aver lasciato l’esercito allo sbando, senza ordini e strutture di comando intermedie. Molti ufficiali superiori si erano nascosti, lasciando i sottotenenti a decidere sul campo la difesa di Roma, con gli eroici episodi di Porta San Paolo dell’11 e 12 settembre.

Salme di militari italiani sottoposti ad esecuzione sommaria il 22 settembre 1943 nella strage di Cefalonia, l'eccidio di militari italiani compiuto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale

Salme di militari italiani sottoposti ad esecuzione sommaria il 22 settembre 1943 nella strage di Cefalonia

Nel resto di Italia i reparti italiani si sbandarono, aiutati dalle popolazioni locali, o si dovettero arrendere. Molti entreranno poi nelle file della resistenza nei mesi successivi. Altrove guarnigioni isolate, come la Divisione Acqui che presidiava Cefalonia, decisero democraticamente di non arrendersi e di battersi per giorni contro preponderanti forze tedesche, fino alla resa e allo sterminio di tutti gli ufficiali. Una parte dei soldati perì poi nel naufragio di una nave prigione tedesca silurata dalla marina inglese. Altri episodi si ebbero nell’Egeo. Quasi dovunque in Grecia e nei Balcani le truppe italiane, senza comandi, si dovettero arrendere e furono deportate in Germania e Polonia. Qualche singolo militare o qualche piccolo gruppo si unirono alla resistenza greca o jugoslava.
Questi episodi non li dovremmo mai dimenticare, consegnandone la memoria alle giovani generazioni.

Guido Barone (16 settembre 2015)


GUIDO BARONE (Avellino 1937), Laureato con Lode in Chimica Industriale (1961), ha insegnato Elettrochimica, Chimica fisica, Chimica Macromolecolare, Chimica fisica biologica e Chimica fisica ambientale presso l’Università di Napoli Federico II. È stato componente del Consiglio di Amministrazione e Presidente del Corso di Laurea in Scienze Ambientali. È’ socio ordinario dell’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche della Società Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti in Napoli. Nel 2009 gli è stata assegnata la medaglia Bonino dalla Divisione di Chimica Fisica della Società Chimica Italiana. Ha svolto ricerche principalmente nel campo della termodinamica delle soluzioni delle macromolecole biologiche e dei loro stabilizzanti e perturbanti conformazionali. Ha pubblicato circa 200 lavori su riviste internazionali dotate di peer review. Negli ultimi anni si è dedicato ai modelli di diffusione di inquinanti in atmosfera e alla determinazione delle polveri sottili.

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