zona3
zona5-zona6

Eka-silicio

Print Friendly, PDF & Email
Vincenzo Villani
Dipartimento di Scienze, Università della Basilicata
Concetta Berlantini
Istituto Comprensivo ‘Umberto Postiglione’, Raiano (Aquila)

Gregorio era nato in una terra martoriata, dove i più consideravano la legalità un’utopia e i restanti un’eresia. Sebbene di famiglia agiata, Gregorio si risolse presto a fuggire via in cerca di fortuna in terra straniera. Ma il destino per lui aveva riservato una sorte diversa e…giovanissimo fu chimico di prestigio! Lui che aveva conosciuto le asperità della vita, non disdegnò d’inoltrarsi lungo i sentieri sconosciuti ed entusiasmanti della ricerca scientifica. Raggiunti gli onori nella chimica analitica delle acque, competenza che gli avrebbe assicurato ogni agiatezza e  rispetto, virò completamente rotta e mise se per l’alto mare aperto… La Tavola Periodica degli elementi, ideata da  Mendeleev nel 1869, era ancora incompleta, piena  di ‘buchi’! C’erano molti elementi incogniti che aspettavano d’essere scoperti: sotto l’alluminio il profeta siberiano aveva previsto l’eka-alluminio e sotto il silicio, l’eka-silicio… In Francia e Germania si stava facendo un gran bel lavoro. Finalmente, in una cava di zinco dei Pirenei fu scoperto nel 1875 il gallio! Gregorio, era affascinato da questi risultati e sperava di separare presto dalla ganga il suo cristallo prezioso, mai visto prima da occhio umano: era sulle tracce dell’eka-silicio! Egli cercava un elemento grigio, con peso atomico 72, densità 5.5, che doveva essere attaccato leggermente dagli acidi. Una volta isolato lo avrebbe calcinato e avrebbe confrontato il peso dell’ossido con quello atteso dalla previsione…e, infine, avrebbe usato lo spettroscopio di recente invenzione…

antica tavola periodica degli elementi

‘Gregorio, non attardarti anche stasera in laboratorio!’. Gli aveva sussurrato la moglie allorquando indossato il paltò, l’aveva salutata baciandola amorevolmente. Ginetta, aspettava un bimbo: sarebbe stato il loro primogenito. Gregorio, da molti giorni continuava le sue dissoluzioni, distillazioni, estrazioni…come un segugio che annusata la selvaggina non l’avrebbe più mollata! Di tanto in tanto Stanislao,  direttore dell’Istituto, gli andava a fare visita. ’Amico mio, non mi è sfuggita la tua febbrile attività e ne sono ammirato!’. Qualche giovane laureando si soffermava a lungo a chiedere lumi all’illustre maestro: ’Ho imparato di più in queste chiacchierate che in tanti anni di studio!’. Gli aveva detto Pierpaolo.

Quella notte, nella penombra del freddo laboratorio, lavorando al lume delle candele e dei becchi Bunsen, Gregorio stava terminando l’ultimo passaggio, il più ambito: la cristallizzazione del nuovo elemento chimico.  Al mattino sora Cesarina, la donna delle pulizie, entrando nel laboratorio gridò con tutto il fiato che aveva in corpo (e ne aveva tanto)’ Dio mio, Dio mio, il Professore è morto!’. Gregorio, giaceva disteso, freddo come una statua greca, sul pavimento del laboratorio: nel crogiolo sul banco risplendevano, come stelle nel cielo notturno, un’infinità di cristalli di ossido di germanio!

Altro che innocenti stelline, al commissario Inox parevano piuttosto zolfanelli sulfurei, sinistri bagliori denotanti diaboliche presenze. Ne aveva viste di cotte e di crude nella sua lunga carriera e ora, prossimo alla pensione, gli toccava pure risolvere un caso all’insegna della chimica. Tecnicamente non rientrava nella sua sfera di competenza, ma capirai, la sua inossidabile sagacia indagatoria neanche per l’anticamera del cervello si sarebbe fatta intimorire da due becchi di Bunsen, anzi li avrebbe fatti cantare come usignoli, parola sua! Certo che i connotati del cadavere del professore non gli erano di grande aiuto, magari gli era venuto un colpo dinanzi a una scoperta imprevista, no no, poteva essere stata opera dello spionaggio scientifico, noi crediamo a torto che quell’ambiente sia neutrale, un establishment esente da interessi e partigianerie, invece anche lì sarebbero capaci di qualunque cosa pur di rivendicare il merito di aggiungere posti a tavola, in questo caso…quella di Mendeleev.
poesia chimicaPreso da tali macchinose considerazioni studiava il cadavere stecchito del povero professore come se potesse raccontargliene delle belle, tant’è, quello se ne rimaneva muto come un pesce, ma si sa, quest’uomini di scienza, un po’ se la tirano!
Quand’ecco che la sua vista di falco cadde su un foglietto stropicciato, ma neanche tanto, diciamo piegato a mo’ di tovagliolo sotto un alambicco. Il suo fiuto di segugio gli disse che senz’altro doveva trattarsi di un indizio importante, forse addirittura la soluzione gli veniva servita su un bel piatto d’argento, ops, d’acciaio.
Nulla di fatto ma grande fu la costernazione: s’aspettava di leggere magiche formule alchemiche, ideogrammi incomprensibili per comuni mortali e, invece…una poesia, c’era scritta una poesia.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sostieni la divulgazione della Chimica
Il tuo libero contributo sarà interamente devoluto alle attività di divulgazione della Chimica.
zona1




CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO
RICHIEDI LA NEWSLETTER
Una mail settimanale con gli aggiornamenti delle pubblicazioni, le attività dell'Associazione e le novità del mondo della divulgazione chimica
SEGUI CHIMICARE ANCHE SU FACEBOOK
segui chimicare anche su facebook
ARTICOLI RECENTI
ARCHIVIO ARTICOLI PER MESE
SEGUI CHIMICARE ANCHE SU TWITTER
Non solo gli aggiornamenti degli articoli pubblicati sui nostri blog e le novità del Carnevale della Chimica, ma anche le segnalazioni dei migliori interventi di divulgazione chimica in lingua italiana nel web.