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Verso la nascita della chimica moderna: dalla teoria atomica di Dalton al sistema periodico degli elementi

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di Sergio Barocci

Gli atomi già concepiti dai filosofi greci (Leucippo, Democrito, vissuti nel IV sec. a.C) con considerazioni derivate da semplici intuizioni filosofiche e non da una corretta analisi sperimentale dei fenomeni , ripresi in epoca romana da Lucrezio nel De Rerum Natura , utilizzati poi con successo dai fisici meccanicistici rinascimentali (Galilei , Cartesio, Newton, Boyle), diventano, per merito di Dalton, le unità fondamentali che permettono di interpretare la composizione delle sostanze e le loro trasformazioni.
 

J. Dalton e la formulazione della prima teoria atomica

il libro di Dalton  intitolato "A new system of chemical philosophy"Le leggi di Lavoisier e di Proust rappresentarono la base sperimentale che permise a J. Dalton la riproposizione dell’ipotesi atomica come spiegazione dei fenomeni chimici.  Egli enunciò i punti fondamentali della sua ipotesi nel 1803 in una memoriale lettera alla Società letteraria e filosofica di Manchester.  Nel 1808 ripropose le sue idee in maniera più organica con il suo libro intitolato “A new system of chemical philosophy” (Fig.1).

La legge delle proporzioni multiple nota anche con il suo nome , fu resa pubblica dallo stesso Dalton nel 1804 e rappresentò una brillante verifica dell’ipotesi precedentemente formulata acquistando una superiore dignità di teoria.  L’enunciato delle legge delle proporzioni multiple completò così la rassegna delle leggi fondamentali ponderali cioè di quelle leggi che riguardavano il peso, oppure la massa delle sostanze interessate alle reazioni. “ Se due elementi si combinano in proporzioni diverse per formare più composti, ad una quantità fissa in peso di un elemento corrispondono quantità in peso dell’altro elemento che stanno fra loro in rapporti espressi da numeri interi e piccoli”. 

John Dalton (1766–1844)

John Dalton (1766–1844)

J. Dalton (1766 – 1844) : maestro elementare , appassionato e diligente, studioso di fenomeni metereologici, fisici e chimici era daltonico. Un daltonico, secondo la sua stessa descrizione non riusciva a distinguere, ad esempio, su una pianta di ciliegio i frutti maturi dalle foglie non per il diverso colore ma per la diversa luminosità. Egli inoltre con la sua teoria atomica fornì una interpretazione razionale della composizione e delle trasformazioni delle sostanze.

Dalton studiando due composti del carbonio con l’idrogeno , il metano e l’etilene , trovò che nel primo il carbonio si combinava con l’idrogeno nel rapporto di 3 :1 e nel secondo di 6:1.  Il peso di combinazione del carbonio nel secondo composto era in altri termini esattamente il doppio che nel primo.

In generale è possibile affermare che quando due elementi si combinano in più modi diversi , dando quindi origine a più composti, i pesi di combinazione di uno di essi sono tra loro in rapporto intero. Tutto questo non può essere casuale e può essere spiegato in un solo modo : ammettendo che ciascun elemento sia formato da particelle uguali fra loro, quindi aventi tutte lo stesso peso e che le particelle di un elemento siano diverse da quelle di tutti gli altri.

Se si ammette questo e se si ammette che la combinazione tra particelle di elementi diversi può avvenire solo secondo rapporti numerici fissi, risulta chiara l’esistenza di rapporti fissi tra i pesi di combinazione.  Su queste basi poggiava la teoria atomistica formulata da Dalton configurandola come sintesi delle tre leggi ponderali.

Secondo questa teoria tutte le sostanze, sia elementi che composti, sono costituite da particelle fondamentali e indivisibili, che già nell’antica concezione erano state chiamate atomi, i quali per una stessa sostanza sono tutti uguali tra loro e variano da sostanza a sostanza.
Occorre però distinguere tra atomo di un elemento e atomo di un composto.  Il primo, è una particella semplice, in nessun modo scindibile o scomponibile , il secondo invece è una particella complessa formata da più atomi semplici che sono uniti in un determinato numero.  L’atomo composto è anch’esso una particella indivisibile ma a differenza dell’atomo semplice può essere modificato attraverso una reazione chimica che consiste nel creare nuove forme di associazione tra gli atomi semplici e quindi nuovi atomi composti.
La teoria atomica spiegava così in maniera convincente tutti i fatti sino ad allora osservati, dalla legge della conservazione della massa di Lavoisier (essendo gli atomi indistruttibili) a quella delle proporzioni definite di Proust e delle proporzioni multiple dello stesso Dalton, in quanto i rapporti di combinazione erano determinati dal numero e dal peso degli atomi semplici che si univano per formare l’atomo composto. Poiché d’altra parte vi era già un orientamento generale favorevole alla concezione atomistica della materia, sostenuta tra gli altri da Newton, essa venne accolta dagli scienziati dell’epoca con favore anche se per molti lati come per esempio quello della formazione degli atomi composti, rimanevano ancora oscuri.

Joseph Louis Proust (1754–1826)  chimico francese, divenuto famoso per la sua legge delle proporzioni definite e costanti. Si occupò anche di ricerche sull’urina e sull’acido solforico.

Joseph Louis Proust (1754–1826) chimico francese, divenuto famoso per la sua legge delle proporzioni definite e costanti. Si occupò anche di ricerche sull’urina e sull’acido solforico.

La legge di Dalton sembrava a prima vista contraddire quella del chimico francese J. L. Proust che con la sua legge delle proporzioni definite enunciata nel 1797 e confermata nel 1808 dopo una lunga serie di lavori, riuscì a stimolare i chimici del tempo ad una attenta riflessione per trovare una risposta alla regolarità trovata “Gli elementi che reagiscono per dare un composto si uniscono sempre secondo un rapporto in peso definito e costante, caratteristico del composto stesso” o meglio “ogni composto ha una composizione qualitativa e quantitativa fissa e costante.”

In realtà la legge di Proust si riferiva alle reazioni per ottenere i singoli composti e non prendeva in considerazione come enunciava la legge di Dalton il caso in cui due elementi potevano dare origine a più composti. I numeri interi e piccoli di cui parlava Dalton non erano immediatamente evidenti nella realtà sperimentale e il grande merito di Dalton fu appunto quello di averli scoperti a partire da numeri che apparentemente non apparivano per niente collegati tra loro.

Quindi, la grande intuizione di Dalton fu quella di attribuire un peso anche se piccolissimo all’ultima particella della materia e di assegnare al peso il ruolo di distinguere fra loro gli atomi dei diversi elementi.

 

Il peso atomico

Una volta accertata l’esistenza degli atomi e stabilito che essi per ogni elemento hanno un determinato peso, si cercò subito di determinare ed esprimere in qualche modo i pesi atomici dei vari elementi.

Ciò non poteva certamente essere fatto esprimendo i pesi in grammi ma tuttavia lo scopo poteva essere ugualmente raggiunto scegliendo un elemento come termine di riferimento e ponendo convenzionalmente uguale a 1 il suo peso.  Il peso di tutti gli altri poteva essere così ottenuto confrontandolo con esso.  La scelta cadde sull’idrogeno, l’elemento più leggero di tutti.

Pertanto, il peso atomico venne perciò definito come il rapporto tra il peso dell’atomo di un elemento e quello dell’atomo di idrogeno.  Tale rapporto, almeno in teoria, poteva essere ricavato determinando i rapporti di combinazione tra i vari elementi e l’idrogeno.

L’operazione, in pratica, si dimostrò molto meno semplice del previsto. Nonostante il grande impegno e la serietà degli operatori, i risultati furono deludenti tanto che le numerose tabelle proposte erano molto diverse le une dalle altre e tutte poco attendibili.  I valori ad esempio trovati da Dalton (Fig. 2) erano tutti sbagliati , né molto più esatti erano quelli trovati da altri autorevoli scienziati.

Il motivo di questi insuccessi era attribuito non tanto agli inevitabili errori tecnici nelle analisi, quanto al fatto che erano ancora troppo scarse le conoscenze sul modo con cui gli atomi degli elementi si legavano tra loro e quindi sul numero di essi che entravano a far parte di un atomo composto.

 

Pagina tratta dall’opera di Dalton “New system of Chemical Philosophy con I simboli chimici proposti

Fig. 2 – Pagina tratta dall’opera di Dalton “New system of Chemical Philosophy con I simboli chimici proposti

Così lo stesso Dalton ritenne che l’atomo composto dell’acqua fosse costituito da un atomo di H e uno di O e poiché i dati analitici trovati da Lavoisier davano per questo composto l’85% di ossigeno e il 15% di idrogeno se ne ricavò un peso atomico pari a 85/15 = 5,66. Quando più tardi l’analisi dell’acqua venne effettuata con più precisione, Dalton stesso corresse tale valore portandolo a 7. Se egli avesse saputo che l’acqua non era formata da un atomo di ossigeno e uno di idrogeno ma bensì da un atomo del primo e da due atomi del secondo avrebbe ottenuto il valore 14 assai più vicino a quello esatto di 16.

Tavola degli elementi e dei composti elaborata da Dalton

Fig. 3 – Tavola degli elementi e dei composti elaborata da Dalton

Tutto questo dovette naturalmente generare una grande disparità nei dati ottenuti da ricercatori diversi, il che fu causa di una grande confusione che durerà diversi anni e che sarà brillantemente risolta dal chimico italiano A. Avogadro. Ulteriori progressi nella conoscenza della materia già si stavano preannunciando mentre si andava predisponendo anche uno strumento assai efficace per la diffusione delle nuove idee e per l’affinamento del linguaggio proprio della chimica cioè quello dei simboli e delle formule.

L’uso di simboli convenzionali per rappresentare determinate sostanze era molto antico e probabilmente in origine collegato al carattere magico della chimica allo scopo di renderla il più possibile incomprensibile.

Con la nascita della chimica moderna, per motivi del tutto opposti, si riconobbe l’utilità di usare rappresentazioni simboliche e schematiche sia degli elementi che dei composti specie dopo la nascita della teoria atomica. La ben precisa e distinta natura corporea che Dalton attribuì all’atomo
fece sì che i simboli che lui stesso assegnò sino dal 1803 ai vari elementi non erano più segni misteriosi e indecifrabili propri della vecchia alchimia ma la designazione concreta e reale della più piccola particella di un elemento dotata di massa.

I cerchi che utilizzò volevano essere una rappresentazione concreta della sua idea dell’atomo. Quindi il cerchio rappresentava l’atomo al cui interno poneva un segno particolare o la lettera iniziale del nome inglese. (Fig.3).

 

 Berzelius riordina la nomenclatura e Avogadro elabora la teoria atomico molecolare

Dalton ai suoi simboli e ai suoi cerchi rimase attaccato per tutta la vita rifiutando in maniera ostinata la nuova simbologia che J. J. Berzelius propose nel 1813 e che formalizzò in un celebre memoriale del 1815.

 J J BerzeliusJöns Jacob Berzelius (1779 – 1848): chimico svedese. Fu coetaneo di Dalton ma non ebbe la sua versatilità. Razionalizzò i simboli chimici inserendone uno certo per ogni elemento, basato sull’iniziale del nome in lingua greca o latina. Propose l’O come u.m.a. (unità di massa atomica) e diede il nome di ammonio allo ione NH4+. Fu anche il primo chimico organico enunciando i concetti di isomeria, allotropia e polimeria, oltre alle leggi dell’elettrochimica. Scoprì un gran numero di elementi: selenio, calcio, torio, cerio, bario, tantalio, zirconio, vanadio, stronzio. Descrisse le proprietà del silicio. Fu Presidente dell’Accademia delle Scienze di Stoccolma dal 1810 fino alla morte nel 1848, all’età di 69 anni.

Dalton così come tanti altri studiosi della natura fu portato a pensare che l’architettura della materia fosse ispirata a criteri di semplicità e per tale motivo poiché non vi erano evidenze che dimostrassero il contrario immaginò che le particelle che costituivano le sostanze elementari fossero costituite da atomi singoli , isolati, tutti uguali fra loro. Quindi, fu necessario modificare uno dei punti della sua teoria.

Louis Gay-Lussac (1778-1850) chimico-fisico francese. Formulò alcune importanti leggi sui gas e studiò a fondo la chimica dello iodio e del cianogeno (CN)

Louis Gay-Lussac (1778-1850) chimico-fisico francese. Formulò alcune importanti leggi sui gas e studiò a fondo la chimica dello iodio e del cianogeno (CN)

Nel 1808 il chimico-fisico J. L. Gay – Lussac (1778-1850) enunciò la legge dei volumi stabilita dopo numerose e accurate ricerche “I volumi di due gas che si combinano stanno fra loro in un rapporto esprimibile con numeri interi e semplici. Se il prodotto della reazione è ancora un gas anche il suo volume è espresso da un numero intero e semplice rispetto ai volumi dei reagenti”

Ci si pose una domanda: queste regolarità sperimentali rientravano nella spiegazione delle reazioni chimiche fornita dalla teoria atomica?

Berzelius avanzò l’ipotesi che “volumi uguali di gas diversi nelle stesse condizioni di temperatura e pressione contengono lo stesso numero di atomi”.
Era l’ipotesi più semplice per entrare nella logica di quei numeri interi e piccoli trovati da Gay-Lussac ma che comportava alcune contraddizioni.  Dalton aveva immaginato sia per gli elementi che per i composti l’esistenza di atomi : per gli elementi atomi semplici e per i composti composizioni di atomi o atomi composti.
Egli fu fermamente convinto che gli elementi fossero formati da atomi non ulteriormente divisibili e non potendo risolvere, nonostante l’ipotesi di Berzelius, le apparenti contraddizioni fra la sua teoria e la legge di Gay-Lussac rifiutò in blocco la verità della legge di Gay-Lussac , definito il “francese”.

La soluzione del problema fu trovata e proposta nel 1811 dal chimico torinese A. Avogadro con l’introduzione del concetto di molecola.

 La molecola rappresenta un aggregato di atomi. I gas come tutte le altre sostanze sono formate da molecole. Se il gas è un elemento es. idrogeno, ossigeno, azoto , le sue molecole sono formate da atomi uguali. Se invece il gas è un composto es. anidride carbonica, ammoniaca, le sue molecole sono formate da atomi diversi. E quindi modificando di poco quanto enunciato da Berzelius si avrà che : “ Volumi uguali di gas diversi nelle stesse condizioni di temperatura e pressione, contengono lo stesso numero di molecole. “ (legge di Avogadro )

Amedeo AvogadroAmedeo Avogadro (1776 – 1856), chimico-fisico italiano.  Fece scoperte di importanza fondamentale per la chimica come ad esempio la legge che porta il suo nome e ricerche approfondite sull’alcalinità e sulla acidità, sugli elementi galvanici e sulla serie elettrochimica dei metalli, sebbene fosse avviato dalla famiglia allo studio della giurisprudenza e del diritto ecclesiastico tanto da praticare per qualche anno la professione di avvocato . In seguito si dedicò da autodidatta agli studi scientifici.

Dalton e Berzelius respinsero però l’ipotesi molecolare di Avogadro suggestionati e condizionati dall’idea che gli atomi si dovessero legare elettricamente fra loro e che atomi dello stesso elemento perché uguali, dovessero possedere la stessa carica elettrica e che pertanto si dovessero respingere. Così tutti i chimici del tempo non se la sentirono di contraddire le idee espresse dagli autorevoli Berzelius e Dalton e Avogadro morì nel 1856 senza avere al soddisfazione di veder riconosciuta la validità della sua interpretazione della teoria atomica-molecolare.

 

La Conferenza Internazionale di Chimica a Karlsruhe

Nel 1860 a Karlsruhe si tenne la 1° Conferenza Internazionale di Chimica per discutere gli ultimi sviluppi della materia e per scambiare informazioni su teorie, su nuove tecniche di ricerca ecc.
Fra i tanti illustri partecipanti si fece trovare anche il siciliano S. Cannizzaro docente presso l’ Università di Genova a causa di un esilio dovuto alla sua partecipazione a rivolte anti-borboniche che riuscì a far accettare la mirabile semplicità dell’interpretazione della teoria molecolare formulata cinquant’anni prima da Avogadro e proponendo un utile metodo per la determinazione dei pesi atomici.

La molecola venne così definita:  “La più piccola parte di sostanza (semplice o composta) capace di esistenza indipendente e che presenta l’identità e le proprietà chimico-fisiche della sostanza” . Tutti i gas elementari cioè i gas costituiti da un solo elemento, sono formate da molecole biatomiche. Solo i gas nobili che saranno scoperti alla fine dell’’800 presentavano la condizione ipotizzata da Dalton costituiti cioè da atomi non legati tra loro con molecole dunque monoatomiche.

Lo stesso Cannizzaro fece anche notare che il principio di Avogadro consentiva una facile determinazione dei pesi molecolari e una volta fatta la scelta del gas di riferimento presentando nuovi metodi per determinare il peso molecolare delle sostanze gassose e quello del peso atomico di elementi presenti in sostanze gassose.  I pesi molecolari li calcolò notando che il rapporto fra i pesi o masse di ugual volume di due gas a parità di P e T è pari al rapporto tra i loro pesi molecolari.

Tenendo fisso come uno dei gas l’H2, il cui peso molecolare è 2, riuscì a calcolare gli altri “ il rapporto fra i pesi di volumi uguali è uguale al rapporto fra i pesi delle singole molecole dal momento che in uno stesso volume è contenuto uno stesso numero di molecole”. Una volta noti i pesi molecolari di una serie di composti di un certo elemento e i contributi percentuali dell’elemento , è possibile risalire al peso atomico dello stesso elemento (Principio di Cannizzaro).

Stanislao CannizzaroStanislao Cannizzaro (1826 – 1910) chimico italiano che oltre a riconoscere l’importanza dell’ipotesi formulata da Avogadro, scoprì una importante reazione della chimica organica che porta infatti il suo nome.  Fu tra i fondatori, nel 1870, della rivista scientifica Gazzetta Chimica Italiana.  Nel 1891 vinse la Medaglia Copley per i suoi lavori scientifici.

 

 La scoperta degli elementi e la loro classificazione

Al congresso di Karlsruhe, partecipò anche un giovane chimico russo D. I. Mendeleev a cui spettò il merito di aver coronato in maniera pienamente soddisfacente il lavoro di numerosi studiosi che si erano impegnati nella ricerca delle parentele fra i diversi elementi:
1.    J. W. Döbereiner (1780 – 1849) che nel 1829 propose la teoria delle triadi;
2.   A.E.B. de Chancourtois (1820 – 1886) fu il primo nel 1862 a disporre gli elementi chimici in ordine di peso atomico;
3.   J.A.R. Newlands ( 1837 – 1898) pubblicò nel 1864 una tavola ridotta di 36 elementi disposti secondo peso atomico e nel 1865 pubblicò una nuova tabella periodica “The periodic law” di 62 elementi ripartiti in otto colonne di sette posti ciascuna chiamando questa relazione la legge delle ottave [ i membri di un medesimo gruppo ( colonna verticale ) stanno fra loro come le ottave in musica ].

Royal Society di Londra

Fig. 4. – La Royal Society di Londra è la più antica società scientifica inglese nel 1660. Nata sotto gli auspici di Carlo II, riallacciandosi all’attività già svolta dalla Philosophical Society di Oxford, animata da J. Wilkins, indicò quale suo scopo istituzionale l’incremento delle scienze fisico-matematiche. Insieme alla pubblicazione periodica delle Philosophical trans¬actions, essenzialmente un notiziario della ricerca scientifica in Europa, l’accademia curò quella di lavori originali, come i Philosophiae naturalis principia mathematica di I. Newton (1687).

Ma le ottave di Newlands come anni prima le triadi di Dobereiner non ebbero fortuna. La posizione degli elementi di transizione non sembrava motivata e in particolare con c’erano più i “posti liberi” che erano presenti nella prima classificazione.  Anni dopo, comunque risulteranno evidenti le analogie fra la tavola di Newlands e la tavola di Mendeleev e a non a torto il chimico inglese rivendicherà la priorità della scoperta.  La Royal Society di Londra (Fig.4) nel 1887 gli assegnerà l’ambito premio Davy rimediando in qualche modo all’accoglienza divertita e ilare che gli aveva riservato la London Chemical Society quando nel 1886 volle illustrare la sua legge delle ottave (Fig.5). 

Tavola periodica di Newlands   presentata alla Chemical Society  nel 1866, basata sulla Legge delle ottave.

Fig. 5 – Tavola periodica di Newlands presentata alla Chemical Society nel 1866, basata sulla Legge delle ottave.

Mendeleev intuì che la chiave poteva essere il peso atomico e per questo sistemò gli elementi in una tabella ad otto colonne, riempiendo le righe secondo il criterio del peso atomico crescente. Le righe furono chiamate periodi, mentre le colonne gruppi. Per poter mantenere gli elementi con stesse proprietà nel medesimo gruppo, Mendeleev dovette però lasciare dei buchi, che se il suo sistema si fosse rivelato corretto, sarebbero dovuti essere occupati da elementi ancora non scoperti. Così quando furono isolati il gallio, lo scandio e il germanio si vide che andavano a collocarsi nel posto lasciato libero per gli atomi di quelle caratteristiche. La scoperta del cesio da parte di R.W. Bunsen (1811–1899) e di G.R. Kirchhoff (1824–1887) fu la prova definitiva che sancì la validità del sistema periodico di Mendeleev.

Dmitrij Ivanovič MendeleevDmitrij Ivanovič Mendeleev nacque a Tobolsk in Siberia nel 1834. Ultimo di quattordici figli, fu incoraggiato dalla madre a continuare gli studi nonostante che la morte del padre li avesse lasciati in notevoli ristrettezze economiche. Con la madre affrontò il viaggio per iscriversi all’Università di Mosca e qui respinto, proseguì per Pietroburgo dove finalmente fub accettato come studente. La figura della madre illuminò costantemente la sua vita dedicata tutta allo studio e alla ricerca.  Poco dopo la laurea sospirata , riuscì a superare una grave crisi che si manifestò nel suo fisico , minato dalla tubercolosi e provato dagli intensi studi e dai tanti sacrifici. Come professore di Chimica della stessa Università di Pietroburgo partecipò attivamente alla Conferenza di Karlsruhe nel 1860, manifestando vivo interesse per le nuove idee propugnate da Cannizzaro e per il suo particolare metodo di determinare la massa atomica degli elementi. Ritornato a Pietroburgo, lavorò intensamente alla schedatura dei 63 elementi allora noti e nel 1869 pubblicò la sua prima tavola del sistema periodico con l’enunciato della legge della periodicità : “ le proprietà degli elementi variano con cadenza periodica al crescere della massa atomica”.
Nel 1871 egli pubblicò una nuova tavola in cui la lunghezza righe orizzontali era variabile in modo da incolonnare nella stessa verticale gli elementi con proprietà simili (Fig. 6) Il suo lavoro accolto in un primo tempo con scetticismo o indifferenza dagli addetti ai lavori conobbe il meritato trionfo una volta che furono scoperti due nuovi elementi che rispettavano in pieno le sue previsioni. Fu così incaricato di particolari compiti e di delicate missioni dal Governo del suo paese e invitato a tenere conferenze in Europa in quanto apprezzato per la sua arguzia e il suo sfavillante eloquio. Seppe però conservare l’amore per la semplicità e la passione per le cose che contano veramente. Viaggiava in vagoni di terza classe perché gli piaceva l’odore dei contadini della sua terra., i loro sentimenti genuini e la loro saggezza. Le sue idee al quel tempo un po’ rivoluzionarie lo indussero a dimettersi dall’Università Poiché era un uomo rispettato e tollerato, lo Zar lo nominò Direttore dell’Ufficio Pesi e Misure. In questa sede, continuò le sue ricerche e i suoi studi in particolare sull’origine del petrolio. Morì a Pietroburgo nel 1907.

Il sistema periodico nella versione originale in russo redatta da Mendeleev nel 1871. I tre punti interrogativi si riferiscono ad elementi allora non ancora scoperti di cui il chimico russo aveva previsto il peso atomico.

Fig. 6 – Il sistema periodico nella versione originale in russo redatta da Mendeleev nel 1871. I tre punti interrogativi si riferiscono ad elementi allora non ancora scoperti di cui il chimico russo aveva previsto il peso atomico.

Dato il giusto merito a Mendeleev non si può ricordare anche il chimico tedesco J. L. Meyer (1830 – 1895) che scoprì la regola della periodicità indipendentemente e quasi contemporaneamente al chimico russo: una prima Tavola fu pubblicata da Meyer già nel 1864 (Fig.7).  Una proprietà importante considerata da Meyer e di cui accertò le variazioni periodiche concordemente alle altre proprietà fu il volume atomico. 
Questa pur sommaria ricostruzione della storia del sistema periodico degli elementi dimostra a sufficienza come spesso il merito di alcune grandi scoperte anche in passato non è da attribuire ad un solo grande scienziato, e come certe idee abbiano bisogno di un adeguato periodo di maturazione perché possano essere accettate dagli altri addetti ai lavori.

Tavola periodica di J.L. Meyer pubblicata nel 1864.

Fig. 7 – Tavola periodica di J.L. Meyer pubblicata nel 1864.

 

Bibliografia

1.   Philip Ball, The Elements: A Very Short Introduction, Oxford University Press, 2004.
2.   R. Barbucci; A. Sabatini, P. Dapporto, Tavola periodica e proprietà degli elementi, Firenze, Ed. V. Morelli, 1998.
3.   Encyclopedia of World Biography su Dmitrii Ivanovic Mendeleev
4.   http://it.wikipedia.org 

 

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