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il punto di vista del filosofo applicato alla materia ed alle sue trasformazioni

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PREMESSA

Nell’ambito di una trattazione degli aspetti “culturali” relativi alla chimica, che costituisce uno degli scopi statutari primari dell’Associazione Culturale Chimicare, non possiamo esimerci dal prendere in considerazione anche le prospettive che a tutta prima potrebbero risultare meno ortodosse, in primo luogo per poter maturare su di esse una consapevolezza basata su una conoscenza di prima mano.

Paolo Pulcina

Paolo Pulcina

Abbiamo così accolto con grande entusiasmo nel nostro comitato di redazione un filosofo, Paolo Pulcina, che ha maturato anche una formazione scientifica ed ora, parallelamente all’attività giornalistica, si interessa di filosofia della scienza ed in particolare della cosiddetta “filosofia della materia”.
A riprova dello spirito di apertura e di dialogo che contraddistingue l’associazione Chimicare, il punto 10 dello stesso Regolamento recita:  “Il Socio si impegna a trattare con ragionevole cortesia gli esponenti delle cosiddette scienze non ufficialmente riconosciute, o “pseudo-scienze” e/o gli esponenti di teorie o visioni scientifiche non ortodosse, operando per quanto nelle sue possibilità al fine di favorire la conoscenza reciproca e l’interscambio informativo fra le scienze ufficiali e le posizioni scientifiche non riconosciute, onde minimizzare le contrapposizioni pregiudiziali fra le parti e verificare di volta in volta le possibilità di ricongiungimento degli esponenti del pensiero non ufficiale nell’ambito del filone di pensiero maggiormente riconosciuto dalla comunità scientifica”.     Nel caso attuale il problema probabilmente non si pone neppure dal momento che le due prospettive, quella chimica (o fisica) e quella filosofica appartengono a ragione a due ambiti differenti, per quanto compenetrati, della cultura dell’uomo, ciascuno contraddistinto dalle sue norme e dai suoi paradigmi.


 

Per conoscere meglio Paolo Pulcina e per aprire la strada ad un nuovo filone di interventi su chimiCOMPRENDE sul punto di vista filosofico, storico, simbolico, e perché no anche estetico applicato alla materia ed alle sue trasformazioni, abbiamo pensato di rinvolgere qualche domanda un po’ più specifica a Paolo:

 

Chimicare – Tutti coloro che hanno una formazione scientifica conoscono (o dovrebbero conoscere) qualcosa di epistemologia, ovvero della cosiddetta “filosofia della scienza”, e più in generale della conoscenza.   Questa viene vissuta per lo più, almeno dal punto di vista pratico da parte del ricercatore, come un prendere consapevolezza e confrontarsi con le regole del gioco, onde evitare di incappare in inaspettate contraddizioni, paradossi, o errori di fondo nell’ambito del processo dell’acquisizione e dell’elaborazione della conoscenza scientifica.   Non fatico ad immaginare che però per un filosofo l’epistemologia possa assumere un significato più ampio, o comunque diverso, da quello strettamente utilitaristico valorizzato da noi scienziati.  Sulla base della tua formazione filosofica, potresti aiutarci a comprendere meglio l’essenza effettiva di questa disciplina?

Paolo – Spesso e volentieri conoscere la semantica delle parole è molto utile a chiarificare il significato e la rappresentazione che esse nascondono in profondità.  “Epistemologia” è stata coniata sposando le parole greche “episteme” (= conoscenza certa) e “logos” (= nel senso moderno, discorso).  Quindi, “discorso sulla scienza”.  Bisogna però notare bene che “logos”, per gli antichi, è anche il principio ordinatore del cosmo (= il caos che diventa ordinato).  Perciò, non solo epistemologia come filosofia della scienza, definizione troppo spesso evasiva, ma soprattutto come riflessione sui principi che ordinano il sapere in senso universale.   Scienza intesa come episteme non è solo metodo scientifico, ma è un campo olistico di indagine, allargato anche ad altre forme di “evidenza conoscitiva”.

3 "mondi" di conoscenza, secondo Karl Popper

3 "mondi" di conoscenza, secondo Karl Popper

 

Chimicare – Torniamo per un momento sui termini.  Epistemologia, gnoseologia e filosofia della scienza sono tre espressioni utilizzate spesso come sinonimi.   Partendo dal presupposto che ben raramente in una lingua esistono più vocaboli che hanno “esattamente” lo stesso significato in tutte le sue connotazioni e sfumature, potresti aiutarci ad apprezzare eventuali diversità fra queste diverse discipline filosofiche?

Paolo – Mi ricollego alla risposta precedente.  Abbiamo spiegato l’etimo di epistemologia, che possiamo affiancare a filosofia della scienza.   Ma gnoseologia è termine differente.  In primo luogo è formato unendo le parole greche “gnosis” (= conoscenza) e “logos (vedi sopra). La gnosi nell’antichità è una forma molto più profonda di sapere: potremmo dire che mentre l’epistemologia (o filosofia della scienza) è il campo olistico d’indagine (quindi la superficie su cui porre i piedi della ricerca), la gnoseologia è la presa di coscienza in merito ai risultati delle ricerche svolte nel campo.   La fisica dei quanti ci ha dimostrato che l’osservatore influenza l’esperimento, in una sorta di esperienza generale inscindibile per natura.   Potremmo pensarla così: il momento dell’esperimento è l’epistemologia, il momento della scoperta del rapporto fra sperimentatore ed esperimento è la gnoseologia.

Chimicare – Si sente talvolta parlare di “filosofia della natura” come di una branca ben distinta dalla più nota filosofia della conoscenza.   Wikipedia ad esempio parla al suo posto di “filosofia fisica”, definendola come la disciplina filosofica che, nell’antichità (fino ad inizio ‘600) studiava i fenomeni naturali senza servirsi di quello che successivamente sarà poi definito “metodo scientifico”.   Ammesso che filosofia della natura e filosofia fisica siano la stessa disciplina, è ancora concepibile, ed eventualmente come può essere inteso ai giorni nostri un approccio di questo genere alla natura?

universo pre-copernichiano in una cosmografia del 1539

universo pre-copernichiano in una cosmografia del 1539

Paolo – “Filosofia della Natura” è accademicamente sinonimo antico della moderna “Fisica”.   Da un lato è vero, perché se intendiamo per fisica l’indagine dettata dal metodo scientifico, allora i nostri occhi non possono vedere altro. Però, è bene comprendere che il metodo scientifico non è mai definitivo per suo stesso paradigma.   Perciò oserei affermare con forza che la filosofia della Natura è la comprensione complessiva dei principi con la Natura opera, monitorata con osservazione, considerazione (= cum-sideris) e riproposizione dei suoi lavori.   Il metodo scientifico aiuta certamente ad apportare “verificazioni” a presunte scoperte, ma induce la scienza ad affondare nei particolari senza riuscire sempre a legare insieme le varie trame del discorso.   Come sempre, non c’è “contesa” fra filosofia e scienza: basta comprendere che entrambe sono espletazioni dell’evoluzione ciclica della mente umana.

Chimicare – Nella tua autobiografia informale, citi la tua esperienza di insegnamento di una disciplina, “filosofia della materia”, presso l’Università di Barcellona.   Riusciresti in poche righe a condensare di cosa si tratta e che rapporti sussistono fra questa disciplina filosofica e le scienze come la chimica e la fisica, preposte allo studio dal punto di vista scientifico della materia?

Paolo – La “filosofia della materia” altro non è che l’Alchimia.   All’università di Barcellona si iscrissero alunni che volevano scoprire, oggigiorno, qualcosa di Alchimia: pazzesco!  Posso definirla come l’indagine su ciò che la Natura manifesta nel suo misterioso ed arcano modus operandi.   Chimica e fisica, nobilissime discipline scientifiche, spiegano molti “come”, molti modi per cui le cose accadono.  Purtroppo, non si riesce quasi a mai a spiegare in ultima istanza i “perché”. Un esempio per capirci e per proseguire INSIEME la ricerca è questo.   La molecola d’acqua è formata da due atomi di idrogeno e da uno di ossigeno, con tanto di parametri fisico-chimici molto chiari e precisi.   Ma un chimico ed un fisico saprebbero spiegare perché l’acqua è l’unico liquido naturale sulla Terra a raggiungere la massima densità a 4° centigradi, anziché dopo il congelamento?  Questo è compito dell’Alchimia: riflessione e relazione con la Natura per coglierne la volontà operativa.   I dettagli, importanti e seri, sono invece ambito della scienza.

Chimicare – Ovviamente un chimico o un fisico saprebbero spiegarti il perché l’acqua raggiunge il massimo della sua densità a 4°C, sempre in chiave chimico-fisica, ma temo che per un filosofo questa spiegazione non sarebbe sufficiente.   Ogni spiegazione della scienza credo implichi una relazione causa-conseguenza, fino a generare relazioni di questo tipo a cascata, oppure annidate una dell’altra: in pratica il perché del perché del perché…  ma la ragione, la “motivazione” di fondo, non credo appartenga al campo di pertinenza del chimico o del fisico.   La scienza attualmente non soltanto non si occupa, ma tende per lo più a negare il valore culturale di un’esegesi della natura, specie quando questo percorso dovesse condurre ad un quadro motivazionale o finalistico di fondo dei fenomeni naturali, in una prospettiva solitamente attribuita più al pensiero teologico.

Azoth - di Basilio Valentino

Azoth - di Basilio Valentino

Paolo – Molto appropriato, è proprio così.   Il pensiero del filosofo della Natura è rivolto alla conoscenza eziologica e teleologica della Natura, vuole conoscerne le ragioni e gli scopi, non si accontenta di sapere le modalità del suo funzionamento, ma ricerca la volontà della Natura.   È un grande arcano, ma se lo scopo stesso della ricerca scientifica è comprendere approfonditamente il mondo ed il cosmo, mi domando come possa essere esclusa l’indagine della “ultima causa” (o “causa prima”) nell’ambito scientifico.   Lo troverei un’ingenuità clamorosa, oltre che un paradosso inesplicabile.

Chimicare – Se ho compreso bene il tuo pensiero, giusto per provare una metafora, se la natura fosse un tema in classe, l’approccio scientifico si focalizzerebbe sulle regole grammaticali, logiche e sintattiche, valorizzando la correttezza e la coerenza formale interna.   Ma un tema, sia esso di attualità, di storia o di letteratura, è molto più di questo, anzi, tutte queste valutazioni sono in qualche modo asservite ad uno scopo, che è l’elaborazione, lo sviluppo e la presentazione di una tesi: sciogliendo la metafora, il già anticipato finalismo della natura.   A questa prospettiva la scienza ufficiale contrappone invece una visione che secondo me trova miglior metafora nella musica, che è riconosciuta come la più astratta fra le arti (Gillo Dorfles, “Il divenire delle arti”), salvo poche eccezioni o contestualizzazioni storiche spesso retrospettive, si potrebbe dire un linguaggio autoreferenziale, dove l’esegesi si esaurisce nell’esame dello stesso mezzo utilizzato.

AristotelePaolo – Ogni composizione, sia essa letteraria, musicale, pittorica, artigianale, scientifica ed altro, porta con sé un disegno compiuto, un messaggio finalizzato.  Non sono io, certo, ad averlo scoperto, ma il grande Aristotele fu il primo a scriverlo si carta.  In poche parole, l’essenza dell’opera supera la sua composizione solo quando il percorso di composizione è concluso.   Non credo però che la scienza si esaurisca nell’esame esegetico del suo stesso mezzo, il metodo, anzi: la scienza porta molto alla filosofia di oggi.   Sono i filosofi a non essere più tali.   E questa è una grande tristezza, sintomo di un impoverimento generalizzato.

Chimicare – Già in un articolo pubblicato alcuni mesi fa avevamo avuto modo di evidenziare come l’attuale spiegazione “definitiva ed oggettiva” della natura atomica degli elementi che compongono la materia non risponda in pieno ai quesiti posti fin dall’antichità circa la natura elementare della materia, tanto che gli stessi filosofi ne sarebbero probabilmente rimasti insoddisfatti.   In pratica l’atomo dei chimici e dei fisici è una cosa, quello della filosofia è invece un concetto piuttosto diverso, e così pure per l’idea di elemento.
Volevamo sapere in primo luogo se sei d’accordo con questa osservazione, ma anche se ti vengono in mente risposte “definitive” fornite dalla chimica, o eventualmente dalla fisica, che non rispondono completamente alla corrispondente domanda formulata a suo tempo dagli antichi alchimisti, ovvero non centrano esattamente il bersaglio sentito in termini di esigenza di conoscenza.

Paolo – Non pretendo di dare spiegazioni definitive, al momento non siamo pronti per farlo.  Però, in tema di atomi, cito uno dei miei grandi maestri, Giordano Bruno: “L’altezza è profondità, l’abisso è luce inaccessa, la tenebra è chiarezza, il magno è parvo, il confuso è distinto, la lite è amicizia, il dividuo è individuo, l’atomo è immenso”. Una cosa però sappiamo vera: nessun essere umano ha mai visto direttamente un atomo, nella forma che comunemente s’immagina.  Pertanto, anche Marco Todeschini potrebbe aver ragione.   La struttura atomica non è per nulla qualcosa di scontato, se non nella sua intuitiva dinamicità.  Forse, da filosofo, non è appropriato nemmeno parlare di “struttura” atomica, meglio “dinamismo” atomico.   La chimica (similmente alla fisica) ha il pregio di svelare come gli atomi si combinino tra loro, constatando le proprietà della materia.  E ciò non è per nulla determinato dalla “forma dell’atomo”.

l'Alchimia - portone centrale cattedrale Notre Dame di Parigi

l'Alchimia - portone centrale cattedrale Notre Dame di Parigi

Chimicare – Credo di non essere l’unico a restare sbalordito nell’apprendere da te in questo momento che l’alchimia, ben lungi dall’essere stata culturalmente “superata” in seguito alla sua evoluzione in chimica (che solitamente facciamo corrispondere al periodo dell’Illuminismo), è oggi viva al punto da essere addirittura insegnata presso alcune facoltà universitarie.
Immagino comunque che la prospettiva di questi insegnamenti sia soprattutto storica, o l’approccio filosofico a questa “fisica della natura” apre forse nuovi modi per approcciarci a questa disciplina?

Paolo – L’Alchimia non è storia di un’idea, poi evolutasi in scienza.   È un percorso iniziatico, individuale, di maturazione e relazione con il cosmo.   In fin dei conti, cosa fanno gli scienziati, specie i ricercatori?  Cercano di “scoprire”, trovare delle risposte ad enigmi sempre più profondi, fino ad arrivare alla domanda sul perché della vita o su cosa fosse mai esistito prima del big bang.  Questa è filosofia della Natura, non scienza. La scienza è lo strumento materiale di un’indagine universale, indagine che raccoglie realtà e mistica, fino a comprenderne la loro inesprimibile identità.  Perciò, non c’è da “fare contesa” (neikos), ma “cercare armonia” (philotas).
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