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Pro e contro della peer-review

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di Silvia Barra

Dopo aver imparato che cos’è e come funziona la peer-review e conosciuto i protagonisti, in questo terzo e ultimo appuntamento dedicato alla revisione paritaria cercheremo di capire quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questo metodo, qual è l’evoluzione prevista e cosa suggeriscono scienziati e editori per migliorare il meccanismo.

analisi e revisione di archivi documentaliPoiché la peer-review è diventata uno strumento sempre più importante negli anni, direi quasi irrinunciabile, a partire dagli anni ‘90 sono stati fatti molti studi per valutare l’efficacia della peer-review. Gruppi di ricercatori e alcune tra le riviste più importanti hanno svolto dei veri e propri “studi clinici” sul processo di revisione paritaria, variandone alcune caratteristiche come età, formazione, nazionalità, esperienza dei revisori, modificando i nomi degli autori per scoprire la presenza di eventuali discriminazioni e così via. Dagli studi, il risultato sostiene che la peer-review è apprezzata più per gli effetti che promette che per la sua reale efficacia.

Analizziamo allora i vantaggi del metodo, per poi passare agli svantaggi.

 

Vantaggi della peer-review

vantaggi e svantaggi della peer reviewIl motivo principale per cui la revisione paritaria è diventata uno strumento importante nell’editoria scientifica è che la peer-review porta autorevolezza alla rivista che la utilizza. Riviste senza peer-review sono poco considerate, o da alcuni non considerate affatto riviste degne di nota.
L’importanza di una peer-review eseguita coscientemente è stata dimostrata anche da uno studio di Science. Un ricercatore, John Bohannon, ha preparato un articolo di medicina naturale scrivendo con un nome falso e inserendo errori madornali nel testo. L’ha poi inviato a 304 riviste, per lo più le cosiddette riviste open access (sono riviste che rendono disponibili gratuitamente gli articoli. Poiché è l’autore dell’articolo che deve pagare un contributo per farselo pubblicare, la rivista può fornire gratuitamente gli articoli pubblicati ai lettori, al contrario delle riviste tradizionali, che richiedono un abbonamento per poter consultare gli articoli). Alcune di queste riviste pubblicizzavano l’uso della revisione paritaria, ma lo studio dimostra che così non è stato: molte riviste (157 su 304) hanno accettato l’articolo senza problemi, al massimo richiedendo solo alcune piccole modifiche formali. L’autore fasullo ha allora scritto alle riviste richiedendo di ritirare l’articolo.
Certo, possono esserci ritrattazioni di articoli anche su riviste prestigiose (nell’articolo “Errori e frodi: il volto oscuro della scienza” di La chimica e l’industria, 2015, una tabella indica alcuni dei casi più eclatanti), però la proporzione è diversa.

Dal momento che la peer-review è un controllo di un articolo fatto da persone con competenze analoghe, questo processo consente una valutazione della qualità sia dei ricercatori sia della ricerca. Non dimentichiamoci che molto spesso dagli articoli pubblicati dipendono finanziamenti e avanzamenti di carriera per un ricercatore.

Come conseguenza, la peer-review consente anche di svelare eventuali frodi (studi a prima vista fantastici ma inconsistenti e non veritieri) e dovrebbe essere un aiuto per evidenziare casi di plagio.

Se fatta bene e con coscienza (requisito indispensabile), la peer-review è dunque uno strumento molto potente per promuovere chi lavora bene e smascherare impostori e truffatori.
Il processo ha però anche numerosi svantaggi, citati diffusamente dai detrattori del metodo, a conferma che il metodo non può funzionare.

 

Svantaggi della peer-review

Il principale svantaggio della revisione paritaria prima della pubblicazione sono i tempi lunghi richiesti da tutto il processo. In un momento di “publish or perish” (vale a dire “pubblica o muori”), in cui i ricercatori sono spinti a pubblicare sempre di più per poter ottenere visibilità e fondi, dover aspettare anche un anno per vedere il proprio articolo pubblicato può diventare insostenibile. Inoltre, anche se, come abbiamo visto, i revisori lavorano quasi sempre a titolo gratuito, l’intera procedura risulta costosa, già solo per il fatto che se un ricercatore si dedica alla peer-review sottrae del tempo alle proprie ricerche.

Prima ho voluto insistere sul fatto che la revisione deve essere fatta bene. I detrattori del sistema lamentano il fatto che la revisione è soggettiva e non sempre i revisori sono imparziali. Può accadere che il revisore, soprattutto se lavora nello stesso campo di chi ha presentato l’articolo, si impadronisca dello studio che deve revisionare, oppure lo giudichi in modo molto negativo per impedire la concorrenza da parte del ricercatore che ha presentato l’articolo. Naturalmente tutto dipende dall’etica e dalla professionalità del revisore e non bisogna far ricadere le colpe sul processo, bensì sulla persona.
In ogni caso, per colpa di revisori poco imparziali, soprattutto in alcune parti del mondo, il fatto che il revisore sappia chi sono gli autori degli articoli porta a discriminazioni, soprattutto per le donne ricercatrici rispetto ai loro colleghi uomini, oppure per scienziati provenienti da determinate zone geografiche.

Infine, ma questo è forse più un problema dell’editoria in generale, il processo di peer-review tende a far passare ricerche in settori assodati e a tralasciare scoperte in aree nuove magari molto importanti. Il motivo è chiaro: scoperte in settori conosciuti e ormai tradizionali attirano maggiormente l’interesse degli altri ricercatori, che citeranno l’articolo più volte, portando a far salire l’importanza e il prestigio della rivista (di questi processi parleremo nell’articolo dedicato alla ricerca bibliografica).

Le opinioni attuali confermano comunque l’importanza della peer-review, anche nei casi di riviste open access (come PloS che ha davvero sottoposto a revisione e poi respinto l’articolo fasullo di Bohannon).
Quindi, nonstante abbia comunque dei lati negativi, la tendenza è di non abbandonarla, ma piuttosto di cercare come migliorarla. Ecco alcuni dei suggerimenti provenienti dagli addetti ai lavori.

 

Suggerimenti per migliorare il processo di peer-review

nuvolette di testo per suggerimentiUna delle maggiori richieste è quella di introdurre la peer-review double blind, vale a dire la modalità per cui revisori e autori non si conoscono a vicenda. In questo modo, sostengono molti, si eliminerebbero possibili discriminazioni o furti di idee. Gli studi effettuati per valutare questo aspetto, tuttavia, hanno dimostrato che a rendere sconosciuta l’identità dell’autore al revisore la qualità della revisione non migliora.

Un altro dei suggerimenti è quello di adottare procedure standard uguali per tutte le riviste. Abbiamo visto, nel primo articolo, come questo processo abbia ancora regole variegate. L’omologazione delle procedure dovrebbe evitare che un articolo rifiutato da una rivista venga invece facilmente pubblicato su un’altra che ha regole diverse. Questo dovrebbe soprattutto impedire la pubblicazione di articoli fasuli o non corretti.

C’è poi chi propone la formazione ai revisori: i revisori non hanno una formazione specifica su questo tipo di lavoro, sono ricercatori e scienziati che hanno imparato per tentativi o affiancando un altro revisore esperto. Forse però oltre alla formazione, su una corretta peer-review incidono di più l’etica e la professionalità del revisore.

Secondo alcuni, pagare i revisori, oltre che giusto, servirebbe a incentivare un lavoro fatto bene, mentre adesso c’è il rischio che il revisore svolga il suo compito in modo poco attento o frettoloso.

ricerca bibliograficaInfine c’è chi auspica che la peer-review sia aperta a tutti e non sia un’esclusiva della singola rivista. A mio avviso, però, si arriverebbe ad avere una recensione di un prodotto scientifico da parte anche di persone non del tutto competenti, come se uno studio scientifico fosse un libro o un CD in vendita su un portale come Amazon.

Per concludere, nonostante quello della peer-review sia da molti considerato un processo difettoso, è molto probabile che rimanga centrale per la scienza stessa e per le pubblicazioni scientifiche, prima di tutto perché non ci sono alternative altrettanto valide. Inoltre, in ogni caso sia i ricercatori sia gli editori credono molto in questo processo. Vedremo il forte impatto della revisione paritaria nel prossimo articolo sulla ricerca bibliografica.

 

Bibliografia

  1. Evidence on peer review – scientific quality control or smokescreen?, Sandra Goldbeck-Wood, BMJ 1999;318:44-45
  2. Research into peer review and scientific publication: journals look in the mirror, M.L.Callaham, MD, Editor in chief, Ann Emerg Med 2002;40:313-316
  3. Peer review: a flawed process at the heart of science and journals, Richard Smith, J.R.Soc.Med. 2006;99: 178-182
  4. Who’s afraid of peer review?, John Bohannon, Science, 4 ottobre 2013, Vol. 342, n° 6154, pp. 60-65
  5. Il caso delle parole rubate, Harold “Skip” Garner, Le Scienze n° 549, maggio 2014, pp. 61-63
  6. Errori e frodi: il volto oscuro della scienza, Ernesto Carafoli, La chimica e l’industria, Anno XCVII n° 2, marzo/aprile 2015, pp. 43-48
  7. Il lato oscuro dell’open access, Le Scienze, 4 ottobre 2013, www.lescienze.it
  8. Luci ed ombre sulla “peer review” delle riviste scientifiche, non solo Open Access, Antonella De Robbio, 30 ottobre 2013, Il BO, Il giornale dell’Università degli studi di Padova, http://www.unipd.it/ilbo/
  9. Il futuro della peer review è a doppio cieco, Eleonora Degano, 18 luglio 2014, OggiScienza, www.oggiscienza.it
  10. Processo alla peer review, Marco Passarello, 27 luglio 2014, Il sole 24 ore, www.ilsole24ore.com
  11. Più pregi che difetti nel metodo della peer-review, Le Scienze, 24 dicembre 2014, www.lescienze.it

 

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