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Peer-review: ecco chi è il revisore

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di Silvia Barra

Dopo aver scoperto cos’è e come funziona la peer-review, in questo secondo articolo analizzeremo i vari tipi di peer-review, la figura del revisore, cioè di colui che esegue il lavoro di peer-review e scopriremo perché è importante, in una ricerca bibliografica, controllare che la rivista sulla quale è pubblicato l’articolo che ci interessa sottoponga gli articoli a peer-review.

 

reviewI vari tipi di peer-review

Abbiamo visto che la peer-review prevede che uno o più revisori valutino un articolo scritto da uno o più autori. Ma autori e revisori si conoscono reciprocamente?

Esistono al momento vari tipi di peer-review.
In quello più comune, i revisori conoscono gli autori, ma gli autori non sanno chi sono i revisori. Questo tipo di peer-review si chiama single blind, vale a dire che una delle due parti è nascosta all’altra, ma non viceversa.

Nella peer-review double blind (cioè a doppio cieco, come vengono anche denominati alcuni studi sperimentali medici), gli autori non conoscono chi effettuerà la revisione del loro articolo e i revisori non conoscono gli autori dell’articolo. Questo in teoria, perché generalmente nella bibliografia gli autori di un articolo tendono a citare i loro lavori precedenti, offrendo così ai revisori un’indicazione della loro identità.

Esistono poi due tipi di peer-review più nuovi, che si basano sul fatto che la revisione deve avvenire in modo aperto e senza pregiudizi. La open peer-review prevede che autori e revisori si conoscano reciprocamente. Secondo alcuni, questo modo di operare rende il processo di revisione e di successivo commento più sincero e oggettivo.
Con l’avvento della Rete e il diffondersi della libera diffusione di pubblicazioni, alcuni auspicano la social peer-review, vale a dire che chiunque (nella comunità degli scienziati) possa valutare un articolo, però dopo la sua pubblicazione (al contrario degli altri tipi di peer-review che hanno luogo prima della pubblicazione di un articolo).

Quelle che sembrano solo differenze di modalità sono in realtà molto importanti. Se autori e revisori si conoscono, infatti, la revisione dell’articolo può essere compromessa da pregiudizi, conflitti di interesse e altri problemi. Non dimentichiamo infatti che l’erogazione di finanziamenti e il prestigio di un autore si valutano anche dal numero di pubblicazioni e dall’importanza delle riviste sulle quali pubblica.
Secondo i fautori della double blind peer-review, ignorare il nome dell’autore di un articolo spinge il revisore ad un giudizio più oggettivo e indipendente. Dall’altro lato, se l’autore di un articolo non conosce chi ha revisionato il suo scritto, risponderà ai commenti del revisore in modo più corretto. Bisogna dire però che questo tipo di peer-review non ha molto senso in ambiti molto ristretti della ricerca, in cui i vari ricercatori e studiosi si conoscono tutti.
revisione paritaria di un articolo scientificoD’altra parte, invece, nel caso della blind peer-review, il fatto che il revisore conosca – quantomeno di fama – gli autori dell’articolo, può fare la differenza nel metro di giudizio, seppure inconsiamente. Magari il revisore tenderà a fare una revisione meno accurata se gli autori sono scienziati molto noti nel settore, o magari impedirà a ricercatori meno noti di emergere.

Vediamo adesso la figura del revisore, vale a dire del protagonista di questo processo di valutazione delle pubblicazioni.


Il revisore

Il ruolo del revisore, come potete ben immaginare, è molto delicato. Anche se l’ultima parola sulla pubblicazione eventuale di un articolo spetta all’editore, la valutazione del revisore può decidere della sorte di un articolo, giudicandolo pubblicabile oppure non pubblicabile.
Chi è il revisore? Qualcuno che fa lo stesso lavoro e lo stesso tipo di ricerca dell’autore dell’articolo (quindi un potenziale concorrente)? Qualcuno che lavora sulla stessa disciplina? Un esperto della metodologia scientifica? O qualcuno che “fa le pulci” all’articolo con attenzione, valutandone, la bontà, visionando i dati grezzi, controllando i riferimenti e fornisce degli spunti di miglioramento?

Cominciamo con il dire che quasi sempre l’attività del revisore è del tutto gratuita. Al massimo chi esegue le revisioni viene “ricompensato” con la possibilità di avere accesso ai database di una rivista o con la citazione del nome come collaboratore della rivista. Inoltre, al numero impressionante di articoli che vengono scritti e sottoposti alle riviste per la pubblicazione ogni anno, si somma l’alta specializzazione degli argomenti degli articoli, per cui il numero di revisori competenti e disponibili è per forza di cose ridotto. Per questi motivi spesso gli editori trovano difficile reclutare ricercatori e accademici in grado di svolgere il lavoro di peer-review. Talvolta, addirittura, sono gli stessi editori a chiedere agli autori delle pubblicazioni di suggerire i nomi dei revisori, con evidente pericolo di influenzabilità, conflitto di interessi, ecc. Inoltre, data appunto l’alta specializzazione degli articoli, l’editore della rivista dovrà rivolgersi a più revisori esterni (spesso in discipline diverse) per valutare la qualità di un articolo.
volumi su scaffale di una biblioteca scientificaIl revisore (o referee) è un ricercatore, scienziato, accademico al pari degli autori dell’articolo che deve valutare. Esegue il suo lavoro per lo più gratuitamente entro tempi stabiliti dall’editore della rivista (e generalmente molto ristretti). Alla ricezione della pubblicazione da valutare, il revisore dovrebbe dichiarare di essere in grado di eseguire la valutazione e dovrebbe invece tirarsi indietro in caso di conoscenza non adeguata della disciplina, di impossibilità a rispettare i tempi o di conflitto di interessi.
Alcune riviste, soprattutto in campo medico, forniscono al revisore delle check-list da compilare in fase di revisione. Queste prendono in considerazione vari punti diversi, tra cui la presenza di nuove scoperte, la chiarezza espositiva, la valutazione dei dati presentati, l’analisi statistica dei dati, la bontà dei risultati e delle conclusioni e anche l’adeguatezza dell’articolo alle linee editoriali della rivista.
Come abbiamo detto, generalmente il nome del revisore è sconosciuto agli autori della pubblicazione, così che questi ultimi non possano influenzarlo.
Per un lavoro di revisione accurato, i tempi necessari sarebbero molto lunghi (anche mesi), tenuto anche conto del fatto che quello del revisore non è un lavoro a tempo pieno, ma è una consulenza gratuita. Spesso però i tempi imposti sono ridotti anche ad un paio di settimane.
In ogni caso, come abbiamo visto nell’articolo precedente, le tempistiche dell’intera procedura dalla scrittura dell’articolo alla sua pubblicazione sono molto lunghe e l’intero processo risulta costoso, anche se il prezioso lavoro del revisore non è retribuito.

Come ultima cosa, cerchiamo di capire l’importanza di una rivista che operi la peer-review nella ricerca bibliografica per una pubblicazione.

Scrivere una tesi di laurea, un articolo, cercare articoli che supportino la tesi di uno studio o decidere a quale gruppo di ricerca assegnare fondi. Tutte queste attività richiedono una ricerca bibliografica, vale a dire di articoli e altre pubblicazioni inerenti all’argomento che mi interessa o scritti da un particolare autore. I meccanismi della ricerca bibliografica richiedono un articolo a parte, qui indicheremo solo su che base una pubblicazione è considerata affidabile dalla comunità dei ricercatori.
alcune riviste nel settore della chimica inorganicaInfatti, non tutte le riviste hanno lo stesso valore. Così come non tutti gli articoli sono considerati equivalenti all’interno della comunità scientifica. Ci sono degli indici, derivati da calcoli matematici, che permettono di esplorare l’impatto delle ricerche entro le comunità scientifiche a partire da informazioni elementari ricavate da riferimenti bibliografici contenuti in pubblicazioni scientifiche o in archivi. Uno degli indici più noti è l’Impact Factor (o fattore di impatto), che valuta il numero di citazioni che un articolo pubblicato su una rivista riceve da parte di altri scienziati. Più l’impact factor è alto, maggiore è il prestigio della rivista.
Gli articoli che sono pubblicati su una rivista con Impact Factor elevato hanno generalmente un peso maggiore, perché più citati e quindi ritenuti maggiormente corretti e attendibili dal punto di vista scientifico. Ovviamente gli articoli sottoposti a peer-review avranno un peso maggiore perché il processo di revisione assicura un maggior controllo della qualità dei documenti pubblicati.
Come vedremo nel prossimo articolo, tuttavia, questo non è sempre vero. È per questo motivo che è in corso un dibattito sull’utilità della peer-review e vi sono molti suggerimenti su come migliorare il processo per renderlo davvero efficace e privo di falle.

 

Bibliografia

  1.  Peer review: a flawed process at the heart of science and journals, Richard Smith, J. R. Soc. Med. 2006:99; 178-182
  2.  Evidence on peer review – scientific quality control or smokescreen?, Sandra Goldbeck-Wood, BMJ Volume 318, 2 gennaio 1999, pp. 44-45
  3.  Peer review: a view based on recent experience as an author and reviewer, R.K.F. Clark, British Dental Journal, Volume 213, n° 4 25 agosto 2012, pp. 153-154
  4.  Errori e frodi: il volto oscuro della scienza, Ernesto Carafoli, La chimica e l’industria, Anno XCVII, N° 2, marzo/aprile 2015, pp. 43-48
  5.  Il futuro della peer review è a doppio cieco, Eleonora Degano, 18 luglio 2014, Oggiscienza, www.oggiscienza.it
  6.  Anche lo scienziato imbroglia!, Claudio Della Volpe, 4 febbraio 2015, ROARS Return On Academic Research, www.roars.it
  7.  Medical writing Processo di peer review e pubblicazione, su www.marcomarialirici.it (visitato a gennaio 2015)

 

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