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Dalla pubblicazione alla ricerca bibliografica: il fondamento della continuatività nella ricerca scientifica

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Leonardo da leonardo da vinci - visione d'insiemeinci - visione d'insiemeUno degli aspetti fondamentali ed imprescindibili della cultura scientifica contemporanea è quello della continuatività.
Lo scienziato geniale ma isolato dal mondo e, cosa più importante, dai suoi colleghi scienziati del resto della comunità scientifica, è un ricordo romantico di un passato piuttosto remoto, lontano da noi ormai di alcuni secoli, ma nel cuore e nell’immaginario di molti “non addetti ai lavori” continua non soltanto ad esistere, ma a portare in qualche modo la bandiera dell’avamposto della ricerca.
Lo scienziato isolato era spesso un tuttologo, o per lo meno un personaggio poliedrico, dotato di una cultura vasta e trasversale rispetto a vari campi del sapere (si pensi a Leonardo da Vinci: ingegnere, anatomista, pittore…), in grado così di recuperare con il proprio sforzo personale quel gap informativo subìto a causa del suo isolamento. Un isolamento dovuto ad una molteplicità di fattori, quasi mai una scelta del singolo: dall’assenza di mezzi di comunicazione rapidi (a parte non poter mandare e-mail, non esisteva il telefono e la corrispondenza poteva arrivare a distanza di mesi… se arrivava), alla difficoltà negli spostamenti, fino alla difficoltà nello stampare e diffondere i libri.

antichi faldoni documentali per archiviazione in biblioteca

antichi faldoni documentali per archiviazione in biblioteca

Quando intraprendeva uno studio, uno scienziato di questo tipo non poteva essere del tutto sicuro che qualcun altro non lo avesse già intrapreso, magari pochi anni prima o nel suo stesso momento. Poteva anche trattarsi di uno studio o addirittura di una scoperta conseguita secoli prima, ma della quale l’autore per un’infinità di ragioni non aveva provveduto ad una sufficiente ed efficace diffusione dei risultati… e dopotutto perché poi avrebbe dovuto diffondere i risultati di un lavoro costato una vita di fatiche? Forse per favorire le nuove generazioni di giovani scienziati dell’ultim’ora, evitando loro di crescere professionalmente a forza di sbagli e di esperienze? In fondo, se ci pensiamo bene, questa etica non dista poi moltissimo da quanto riterremmo ancora oggi condivisibile in svariati ambiti dell’esistenza.  In uno scenario politico altamente frazionato, con piccole nazioni o città-stato in perenne conflitto reciproco, un mecenate finanziatore di uno scienziato non avrebbe visto di buon’occhio – se non per pura magnificenza o vanità – che le scoperte scientifiche foraggiate ed ottenute nell’ambito del proprio piccolo regno divenissero di pubblico dominio, favorendo così anche le nazioni avversarie. Non parliamo poi degli insuccessi, che avrebbero costituito un’onta per lo stesso finanziatore e per la sua nazione! Eppure comprendiamo bene che anche la conoscenza degli studi e delle ipotesi che si sono rivelate infruttuose, purché accuratamente documentate e supportate dalla sperimentazione scientifica, costituiscono un patrimonio di conoscenza fondamentale, utile a chi verrà dopo proprio per non commettere egli stesso i medesimi sbagli!
imparare scoprendo tutto da capoIl valore formativo ed edificante dell’imparare tutto da capo, non solo sui libri ma con la propria esperienza e a furia di sbagli, tuttavia, arriva presto a far sentire le sue limitazioni quando il bagaglio di esperienze dirette che lo scienziato dovrebbe accumulare in questo modo tende a crescere a dismisura, e così il costo stesso del mantenimento della sua attività di ricercatore, mentre la vita media di un uomo continua grosso modo ad avere una sua estensione limitata. Arriva così nella storia il momento in cui lo scienziato comprende (beninteso in senso metaforico) che non può permettersi di ricominciare da capo e che, accanto allo studio giovanile, comunque sempre presente fino dall’antichità classica, deve essere data la possibilità allo scienziato già in possesso dei rudimenti “scolastici” della disciplina di conoscere lo stato dell’arte della materia della quale si occupa. A che punto sono arrivati in questi studi gli altri scienziati, più bravi o anche semplicemente più fortunati di me, nel resto del mondo? Che ipotesi hanno avanzato su di una certa problematica, e come hanno pensato di verificare se queste ipotesi erano vere? Qualcuno si è già imbattuto nei problemi nei quali mi sono imbattuto io? E come li hanno affrontati?
stesura di articolo scientifico per richiesta di pubblicazioneOggigiorno, di fatto, il non aver “pubblicato” i risultati di uno studio realizzato, insieme alla descrizione dettagliata di come questo studio è stato condotto, equivale a non aver realizzato alcuno studio né ottenuto alcun risultato. Banalmente, anche nell’assegnazione di un primato, ad esempio del Premio Nobel, fa fede la data di pubblicazione, ad esempio su di una rivista specializzata nel settore, non di sicuro quando nella testa del ricercatore è stata concepita la scoperta, oppure quando ha annotato le evidenze del suo studio sul taccuino di laboratorio.
E’ così che, nella metafora di una corsa, o meglio ancora di una staffetta, il momento della pubblicazione è venuto a costituire per il ricercatore la bandierina del traguardo da raggiungere, quello che “fa fede” in quanto evento pubblico (pubblicare significa “rendere pubblico”) e quindi conclamato, di data ed autore certo. Un atto, quello della pubblicazione che, sempre restando in tema di metafora sportiva, ha certamente i suoi arbitri, che nello specifico sono rappresentati dall’editore e dal redattore della rivista specializzata che sceglie di accettare oppure di respingere la pubblicazione dello studio proposto dallo scienziato, oppure ne chiede a riguardo ulteriori documentazioni integrative per rendere la ricerca presentata più comprensibile ai colleghi potenzialmente interessati, ed anche meno suscettibile di critiche relative alla validità dei metodi utilizzati. Il redattore a sua volta sia avvale di un’equipe di “revisori paritari”, che sono scienziati di grande fama nel settore specifico al quale appartiene la ricerca presentata, che, solitamente senza conoscere l’identità dell’autore dello studio, ne valutano non tanto i risultati quanto la correttezza dei metodi utilizzati e la comprensibilità della presentazione così com’è stata scritta.

alcune riviste nel settore della chimica inorganica

alcune riviste nel settore della chimica inorganica

Non è tanto la rivista in sé stessa a fare sistema, quanto l’organizzazione stessa del flusso di lavoro, che a suo modo mette insieme “domanda ed offerta” di informazione, ovvero chi ha fatto ricerca e chi si appresta a compierne di nuove. La pubblicazione infatti può avvenire anche, seppur più raramente, su libri (book) di tipo non periodico, su siti web specialistici, in annali di un certo istituto di ricerca, o essere presentata direttamente in convegni di esperti e da qui essere poi riportata negli atti ufficiali dello stesso congresso. Qualsiasi sia il media, il meccanismo non cambia, almeno nei suoi aspetti fondamentali.

In ogni caso vi è un sistema ascendente, che porta dalla ricercatore col suo staff autore dello studio, fino alla pubblicazione, ed un sistema discendente, che è quello che porta l’informazione scientifica – sotto forma di resoconto degli studi effettuati, con tutti i loro dettagli di procedure e di risultati – ad essere accessibile e recuperabile da parte di altri ricercatori, in ogni parte del mondo, che vogliono affacciarsi ad un nuovo filone di ricerca e che, come prima doverosa fase del proprio flusso di lavoro, si trovano nella necessità di conoscere a che punto è arrivata la ricerca su quel determinato argomento, pena se non se ne preoccupassero il rischio di perdere tempo dietro a false piste già battute invano da altri, o per contro “di scoprire l’acqua calda”, in modo altrettanto inutile. Al giorno d’oggi ogni studio scientifico serio di ricerca parte necessariamente da una cosiddetta “ricerca bibliografica”: basti pensare che in una tesi di laurea scientifica di tipo sperimentale almeno un terzo delle pagine sono solitamente occupate dai commenti relativi agli studi precedenti, ricercati, raccolti, esaminati, confrontati e commentati criticamente dal giovane ricercatore in erba. L’esame di tutto quello che precedentemente è stato fatto su di un certo argomento, oltre ad indicarci cosa non fare, ci indicherà per contro anche la strada – di solito ben più di una, anche se spesso più strette di quanto avremmo voluto – che possiamo ancora intraprendere per proseguire lì da dove gli altri erano arrivati.
antica biblioteca scientificaLa cosa straordinaria, che spesso viene sottovalutata da chi osserva dall’esterno tutto questo, è che il sistema informativo, già ben prima dell’avvento di internet, si era sviluppato in un modo così organizzato e strutturato (con indici ed indici degli indici, a loro volta divisi per parole chiave, per autori, per molecole, ecc) da consentire al nuovo ricercatore di accedere non a “qualche” informazione o a “qualche” studio precedentemente effettuato sull’argomento, ma virtualmente all’intero bagaglio di pubblicazioni esistenti sull’argomento, in modo sistematico ed esaustivo.
A monte di tutto resto comunque la pubblicazione, e fondamento della pubblicazione resta la revisione paritaria. Un meccanismo questo che, quasi come il sistema immunitario in un organismo, tende per sua natura all’autoconservazione della comunità scientifica che lo ha concepito, individuando e respingendo per esempio proposte di pubblicazione di studi poco attendibili non tanto in merito ai risultati (come i fautori delle tesi più oscurantiste e complottiste spesso sostengono) quanto in merito ai metodi utilizzati, che devono a loro volta essere considerati con estrema attenzione, essere essi stessi oggetto di studi approfonditi (magari in filoni di ricerca e su riviste differenti) e quindi in qualche modo validati.
D’altronde è stato spesso detto, provocatoriamente, che la scienza non è democratica. Per meglio dire, il pluralismo nei punti di vista e quindi nei filoni di ricerca sono certamente un valore, così come lo deve essere la libertà di espressione, ma non ci si può arrogare il diritto di cambiare le regole del gioco (specie se queste sono la diretta conseguenza di leggi fisiche, matematiche o statistiche) solo per ottenere l’illusione di un risultato eclatante.

revisione paritariaCertamente questo meccanismo, noto come peer-review (tradotto: revisione dei pari) richiede il suo tempo, portando nel più dei casi ad uno scambio di carteggi (oggi e-mail) tra l’autore, la rivista ed i revisori, che può ritardare di vari mesi, anche di un anno la pubblicazione degli esiti di una ricerca. Un tempo questo che in un mondo che accelera sempre di più tende a diventare per taluni “non più accettabile”, tanto che non sono rare negli ultimi anni le azioni da parte di singoli ricercatori di bypassare alcuni ingranaggi del sistema, specie quando in gioco vi sono responsabilità morali di peso, come accade ad esempio nel caso della ricerca su cure mediche salvavita o in caso di importanti scoperte su epidemie.
Pur nelle sue riconoscibili possibilità di miglioramento, specie dal punto di vista dello sveltimento nei passaggi di informazioni, questo sistema ha però non soltanto retto per quasi tre secoli, ma ha contribuito a quell’accelerazione esponenziale del progresso della conoscenza – non soltanto scientifica – e degli sviluppi tecnologici che hanno caratterizzato esattamente lo stesso periodo storico. Da una corsa solitaria la ricerca scientifica ha assunto la forma di una corsa a staffetta, con il passaggio del testimone che è divenuto esso stesso un piccolo traguardo per il singolo ricercatore e per la sua equipe (ormai nella stragrande maggioranza dei casi gli autori che firmano uno studio sono più di uno), portando finalmente l’umanità a collaborare – nonostante le divisioni fra i Paesi, le difficoltà economiche e gli attriti politici – su un grande progetto di conoscenza comune, probabilmente il più esteso, trasversale e condiviso che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto.

Conferenza Solvay (1927)

Fotografia di gruppo alla Conferenza Solvay del 1927. Tra i presenti: A. Piccard, E. Henriot, P. Ehrenfest, E. Herzen, Th. de Donder, E. Schrödinger, J.E. Verschaffelt, W. Pauli, W. Heisenberg, R. Fowler, L. Brillouin; P. Debye, M. Knudsen, W.L. Bragg, H.A. Kramers, P.A.M. Dirac, A.H. Compton, L. de Broglie, M. Born, N. Bohr; I. Langmuir, M. Planck, M. Skłodowska-Curie, H.A. Lorentz, A. Einstein, P. Langevin, Ch.-E. Guye, C.T.R. Wilson, O.W. Richardson.

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