analisi

che cos’è la cromatografia?

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La cromatografia è fondamentalmente una tecnica che consente di separare sostanze chimiche fra loro diverse inizialmente in miscela, o meglio in soluzione, restituendole singolarmente nel tempo e, come implicito nel concetto stesso di “separazione” isolandole anche nello spazio.

separazione cromatografica su strato sottile (TLC) di una miscela di sostanze colorateInutile dire che dietro a questa semplice definizione, che più generica davvero non si può, si nascondono decine di tecniche fra loro estremamente diverse in relazione ai principi chimici e chimico-fisici sfruttati, alle caratteristiche delle sostanze da separare e dei coadiuvanti chimici coinvolti, delle finalità della separazione e così via.   Un piccolo mondo interno alla chimica che attraversa il primo luogo il campo dell’analisi per sfociare in applicazioni preparative sia su scala da laboratorio che industriale e che coinvolge una percentuale insospettabilmente alta degli addetti chimici di un po’ tutti i settori produttivi e di controllo: dal campo medico a quello agronomico, da quello ambientale a quello petrolchimico, da quello farmaceutico a quello ambientale e così via.

Tornando alla definizione inizialmente fornita, la cromatografia non è in effetti l’unico approccio possibile per realizzare una separazione come quella descritta.   L’elettroforesi per esempio potrebbe rispondere anch’essa molto bene a questa definizione, e persino la distillazione e la cristallizzazione frazionata se opportunamente gestite possono essere utilizzate per la separazione di sostanze chimiche diverse in miscela, o meglio in soluzione, restituendole nel tempo in forma virtualmente pura, ovvero separandole l’una dall’altra.

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la chimica organica secondo i gruppi funzionali (2° parte)

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Nell’intervento precedente (1° parte) abbiamo imparato a riconoscere l’esistenza, nelle molecole organiche, di determinati raggruppamenti caratteristici di atomi detti gruppi funzionali, mostrando chiaramente come il ricorso a questo concetto possa aiutare il chimico non soltanto a studiare e a trascrivere in modo semplificato la struttura di una molecola o il decorso di una reazione chimica, ma persino a formulare ipotesi per lo meno “verosimili” circa alcune proprietà chimico-fisiche e reattive per le stesse molecole esaminate, specie in un contesto di comparazione fra due o più specie chimiche fra loro differenti.

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LE “FACCE CONOSCIUTE” DEL CHIMICO

detective chimicareTalvolta, tanto nella vita professionale quanto in quella domestica, mi capita di consultare degli elenchi di componenti che costituiscono un prodotto complesso, diciamo una miscela: può trattarsi degli ingredienti in un prodotto cosmetico come della formulazione di una bevanda, di una compressa farmaceutica come di un prodotto per la pulizia della casa.   E’ tutt’altro che raro (giusto per usare un eufemismo) il caso in cui vi siano in queste miscele dei componenti specifici, ovvero delle precise specie chimiche che non ho mai avuto modo di conoscere nello specifico, né per esperienza diretta né per aver letto di esse nella letteratura scientifica ufficiale: quello che in taluni gerghi si direbbe “mai viste né conosciute”.  

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la SPANNOMETRIA, ovvero l’orientativita’ dell’esperienza

Guardare attentamente l’albero ci fa talvolta perdere di vista la foresta.
Accanirsi nella misurazione precisa dell’altezza del singolo abete, nel senso della quantificazione dei millimetri esatti della sua altezza, rischia di farci perdere di vista il fatto che forse non è un abete ma un pino, che si trova immerso in un palmeto tropicale e che forse forse l’espressione dell’altezza in millimetri non è neppure così importante perché il tempo che ho impiegato per misurarla è già stato sufficiente ad un colpo d’aria per fargli piegare leggermente la punta, vanificando pertanto la significatività di tutto il lavoro.

bilancia Lo stesso vale in campo scientifico, tanto nella fisica quanto, soprattutto, nella chimica. Non per niente si dice spesso che la precisione estrema in una misura, qualora sussistano problemi più gravi di accuratezza, ad esempio a causa di uno strumento di rilevazione mal calibrato, così come nel caso in cui i nostri dati precisissimi vadano poi “a mescolarsi” per addizione o prodotto con altri dati misurati con precisione molto inferiore… ecco, tutto questo denota in un certo qual senso una certa ignoranza dell’operatore. Ignoranza nel senso proprio del termine, in quanto deriva per lo più da una mancanza di conoscenza del contesto più generale all’interno del quale opera (la foresta, nella metafora), magari semplicemente perché ogni laboratorio o unità di lavoro produce dati a vagoni stagni, senza conoscere le modalità e le convenzioni operative dell’altro; o anche ignoranza in senso lato, dal momento che la vera, profonda, esperienziale, intima conoscenza di una materia, specificamente di una materia scientifica, è quella che consente all’operatore di trascendere dalla necessità dell’espressione di un dato secondo la modalità di massima precisione numerica che sarebbe potenzialmente disponibile con la strumentazione utilizzata.

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