comunicazione

Comunicare la chimica: le abbiamo provate davvero tutte?

di Nicole Ticchi

Sarebbe molto bello e rassicurante poter dire che sì, i chimici e i divulgatori ce l’hanno messa tutta per coinvolgere il pubblico, i pubblici, nella grande e affascinante storia degli elementi e della materia e che ciò che non ha funzionato è dovuto ad una diffidenza da parte del pubblico. Verso ciò che richiama veleni, incertezza e scenari di tossicità da guerre mondiali. Dopotutto è proprio da lì, dalla Prima Grande Guerra, che la visione della chimica ha preso una deriva verso una concezione negativa, attirando verso di sé credenze e percezioni che hanno contribuito a nutrire la nota dicotomia “naturale-chimico”.

Ma se analizziamo bene la situazione possiamo facilmente renderci conto di come le responsabilità siano condivise da più attori presenti in scena e di come gli scenari di guerra abbiano fatto, in un certo senso, da spartiacque.

E prima? Prima, durante il diciannovesimo secolo, come nota il chimico e planetarista Steve Miller, c’era un forte entusiasmo nei confronti di ciò che lo studio sistematico e scientifico della materia aveva permesso di creare. Coloranti artificiali, farmaci e nuovi prodotti di sintesi erano entrati come una ventata di novità in un mondo che affrontava i frutti della rivoluzione industriale con spirito di innovazione.

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La diffusione della cultura della chimica al di fuori della scuola: dalla realizzazione di un database alle considerazioni di metodo

L’articolo in oggetto è stato presentato dai suoi autori, Franco Rosso e Francesca di Monte, come contributo orale e poster in occasione del XVIII Congresso Nazionale della Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana (Napoli, 11-13 ottobre 2013).
Il lavoro originale è scaturito dalla ricerca effettuata nel 2012 da Francesca di Monte in qualità di tesi conclusiva dello stage svolto presso l’Associazione Culturale Chimicare per il Master in Giornalismo Scientifico e Comunicazione Istituzionale della Scienza organizzato dall’Università degli Studi di Ferrara.

Con questo studio l’associazione Chimicare ha voluto indagare, con criteri il più possibile sistematici ed obiettivi, le modalità attraverso le quali è stata affrontata la divulgazione della chimica (ovvero della sua diffusione culturale in ambiti diversi da quello didattico e da quello professionale) in Italia a partire dalla metà del XIX secolo ai giorni nostri, insieme ai Soggetti che sono stati artefici di tali interventi, con il fine di poter sviluppare un modello supervisionato descrittivo dello scenario, delle relazioni e delle tendenze più attuali della diffusione della cultura della chimica in ambito non professionale e non scolastico nel nostro Paese.

NOTA VIDEO
L’intervento orale, tenuto dal presidente dell’associazione Franco Rosso, si è collocato nell’ambito della IV sessione del Convegno, nel pomeriggio di sabato 12 ottobre, dedicata al tema de “La cultura della chimica dentro e fuori la Scuola: percorsi da enti di ricerca, science centers, istituzioni europee…”, con il coordinamento in qualità di chair man del prof.

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la chimica imparata prima di chiamarla chimica: racconto autobiografico della chimica scolastica sotto i 15 anni

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Il mio primo ricordo in assoluto in fatto di chimica imparata a scuola risale agli anni delle elementari, ovvero di quella che viene oggi denominata scuola primaria.   Epoca di maestro unico, di tempo non sempre così pieno e di un rapporto di conoscenza profonda e di empatia tra insegnante ed alunni che non sono certo appartenga ancora alla scuola italiana contemporanea.
La chimica alle scuole elementari in realtà evoca in me almeno tre ricordi distinti: gli atomi appunto, la plastica ed il DNA.

la mia scuola elementare - ingressoPremetto a ragione del vero che, a differenza di quanto questi tre semplici aneddoti potrebbero suggerire, il Maestro che mi ha seguito in modo esclusivo ed ininterrotto per 5 anni, che mi ha insegnato non soltanto a leggere, a scrivere e a disegnare, ma anche ad amare le scienze e a coltivare passione ed interesse per la complessità del mondo naturale, rappresenta senza dubbio una delle figure umane alle quali debbo di più in termini di formazione della mia coscienza e consapevolezza, scientifica ma non soltanto.
Allevavamo in classe tartarughe marine di varie specie, pesci ed anfibi, insieme a piante terrestri e lacustri di ogni tipo, ed il maestro ci coinvolgeva spesso nelle operazioni manuali di manutenzione e gestione di questi piccoli mondi e dei loro abitanti.  

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dal giornalismo alla divulgazione: come e perché si comunica la scienza

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PREMESSA

spazio Giornalista scientifico e divulgatore scientifico: due figure confrontabili e talvolta parzialmente sovrapposte ma non per questo identiche, troppo spesso confuse fra loro nell’immaginario non soltanto del grande pubblico ma, si constata talvolta, anche di taluni addetti ai lavori.   Diversi per formazione, per intenti, per priorità e per metodi, anche nel caso in si trovino, eventualmente, a parlare del medesimo argomento.   E poi ancora, formatori, informatori, insegnanti ed esperti di didattica.
blocco noteQuesto intervento prova a riassumere in poche battute uno degli argomenti di discussione e di dialogo più vivaci in seno all’Associazione Culturale Chimicare.    Pur non avendo personalmente una piena dimestichezza formale con alcuni dei concetti espressi (personalmente sono un chimico, che “fra le altre cose” si occupa di divulgazione della chimica, per quanto abbia avuto alle spalle un paio d’anni di praticantato giornalistico), grazie anche al bacino professionale di utenza che si e’ venuto a creare in ambito associativo mi e’ stato possibile contare sull’aiuto e sul contributo di diversi colleghi più esperti di me nel campo della didattica, della formazione, della comunicazione in genere e dello stesso giornalismo scientifico.

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ANALISI DEI TERMINI (oltre la definizione da dizionario)

spazio Comunicazione
Il termine “comunicazione” sta indubbiamente gerarchicamente al di sopra di tutti gli altri dell’elenco, in quando indica l’atto stesso della relazione, diretta o indiretta, fra due o più soggetti instaurata allo scopo di trasmettere, in modo mono-, bi- o polidirezionale dei contenuti, siano essi informazioni, opinioni, semplici emozioni o altro.

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1° Carnevale della Chimica

INTRODUZIONE

Nel primo mese di quello che l’ONU, con il supporto dell’UNESCO e della IUPAC, ha decretato come “Anno Internazionale della Chimica”, grazie alla partecipazione di 31 diversi autori di blog ed altri siti di divulgazione scientifica, per un contribuito totale di 67 articoli, nasce il Carnevale della Chimica, nella sua prima edizione in lingua italiana.

logo di Chimicare vestito a CarnevaleNata sul modello dei “carnival of sciece” anglosassoni e ripresa già dal 2008 sul web di lingua italiana grazie alla geniale intuizione di Claudio Pasqua del portale di divulgazione scientifica Gravità-Zero, l’iniziativa dei carnevali scientifici ha saputo creare già per altre importanti discipline come la Matematica e la Fisica un momento di aggregazione, conoscenza reciproca e condivisione fra coloro che nel nostro Paese (o in giro nel mondo) già si occupavano di comunicazione scientifica per mezzo di quello strumento già ben noto per la sua snellezza e pervasività rappresentato dai web blog.   A breve distanza dalla nascita del terzo ed ultimo carnevale scientifico, quello dedicato alla Biodiversità, grazie alla collaborazione fra Gravità-Zero e Chimicare.org, nasce quindi oggi, domenica 23 gennaio 2011, il Carnevale della Chimica.

Allo scopo di ospitare la rassegna del Carnevale della Chimica, abbiamo allestito questa sezione speciale all’interno del sito Chimicare.org: il menù nella colonna a destra di questa pagina vi consentirà di navigare agevolmente all’interno del Carnevale, esplorando i contributi forniti dai singoli blog partecipanti e consultando le varie sezioni tecniche e di commento a corollario dell’iniziativa.

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Carnevale della Chimica

Comunicato Stampa

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In occasione dell’anno 2011 – ONU: Anno internazionale della Chimica

NASCE IL CARNEVALE DELLA CHIMICA

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Il 23 di ogni mese appassionati blogger divulgatori della scienza si riuniscono per
promuovere la chimica e le scienze in maniera originale e divertente.

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TORINO, 1 dicembre 2010.   In occasione dell’anno 2011 decretato dall’ONU “Anno Internazionale della Chimica” i blog Chimicare (www.chimicare.org) e Gravità Zero (www.gravita-zero.org) lanciano l’iniziativa del Carnevale della Chimica, ispirata al modello anglosassone dei Carnival of Science, nati per promuovere la comprensione della chimica rivolgendosi al grande pubblico. spazio

COME SI PARTECIPA AL CARNEVALE?

chimicarePer partecipare al Carnevale della Chimica è sufficiente pubblicare sul proprio blog, entro il 16 del mese, un testo divulgativo su un argomento che abbia a che fare con la CHIMICA. Contestualmente dovrà essere inviata alla redazione del sito ospitante (redazione@chimicare.org) una mail contenente il link al testo pubblicato, il proprio nome o uno pseudonimo, qualche parola su di se e sulla propria iniziativa di divulgazione scientifica. In casi di particolare interesse i testi segnalati dallo stesso blogger potranno essere anche più di uno. Chi pur gestendo un sito web non dispone di un blog, può ugualmente caricare il proprio testo su una normale pagina del suo sito, distinta dalle altre, inviando nella suddetta mail il link alla pagina interessata.

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soggetti e criteri nella divulgazione chimica di base

( continua come seguito del post precedente: “domande e non risposte nella divulgazione di base in chimica“)

[…]
Il rischio al quale si va incontro, a danno tanto del fruitore quanto del chimico, è che l’attenzione del cittadino navigatore nella rete internet venga intercettata, prima che da realtà serie, “di prima mano” o comunque gestite e controllate da professionisti competenti, da siti-strilloni di ampio richiamo, generalisti o che comunque raccolgono e girano senza particolari filtri o giudizi di merito l’informazione disponibile sul web o anche al di fuori di esso.
logo di Wikipedia, realtà fondamentale e di riferimento nella divulgazione scientifica di base Come è noto, salvo alcune rare strutture ben controllate da un’organizzazione superiore competente (es. i siti web dei dipartimenti universitari o di altri enti di ricerca) o da un elaborato sistema di auto-controllo reciproco fra gli autori (es. Wikipedia), in internet non esiste controllo né tantomeno censura relativamente alla veridicità dei contenuti di ciascun sito web, almeno fino al punto che essi non ledano in modo grave i diritti di singole persone fisiche o giuridiche.   Nel caso specifico dell’informazione e della divulgazione scientifica, il risultato all’atto pratico è che ciascuno è libero di scrivere e pubblicare cosa desidera, giusto o sbagliato che sia: è sufficiente essere in possesso di quel minimo di capacità informatiche per mettere oline una pagina scritta (e sono probabilmente decine di migliaia gli italiani con questa capacità).

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