conoscenza

progetto SETI: ricerca scientifica o solo tanta buona volontà?

di Paolo Pulcina

filosofo e giornalista

Sì, è scienza; no, non lo è.   La diatriba in merito alla validità scientifica del progetto SETI, lanciato oltre trent’anni fa alla ricerca di vita intelligente extraterrestre, non conosce pace.   Per taluni scienziati, molto legati al pensiero epistemologico di Karl Popper, il SETI non può essere considerato scientifico poiché manchevole di un paradigma fondamentale, la falsificabilità.   In accordo con la teoria popperiana circa l’approccio alla scienza, il Popper - 3 mondi di conoscenzarazionalismo critico” (l’approccio di Popper) non consente di annoverare fra le discipline scientifiche la ricerca di vita intelligente extraterrestre.   Se ci affidiamo per un momento all’epistemologo viennese, comprendiamo che quando il metodo di ricerca scientifica si appoggia all’induzione ed alla verificazione cade irrimediabilmente in un’imboscata.   Infatti, secondo Popper la verificabilità di una teoria di ricerca è praticamente sempre possibile, perché infiniti possono essere i dati ed i risultati delle sperimentazioni empiriche legate a quel tipo ed ambito di ricerca.   Invece, Popper prediligeva la falsificazione di una teoria per testarne la sua validità: in breve, tante prove empiriche a sostegno di una tesi non valgono quanto una prova empirica che invalidi quella tesi.   Ecco allora che se ci accingiamo a concepire la scienza da questo versante epistemologico, non potremo far altro che ammettere la non scientificità del SETI, poiché non potrà mai dimostrarsi, in termini logici, che la vita extraterrestre intelligente non esiste.  

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#33 Carnevale della Fisica: “Le basi fisiche della conoscenza chimica”

principi matematici della filosofia naturale - Isaac Newton

principi matematici della filosofia naturale – Isaac Newton

LA FISICA COME
“ATOMO SCIENTIFICO”

Allo stesso modo nel quale l’atomo – per lo meno nella sua accezione filosofica – costituisce l’unità minimale ed indivisibile della materia, così la fisica rappresenta (almeno secondo il pensiero laico) la spiegazione ultima della  Natura, dei suoi fenomeni e – in un certo senso – della sua natura.   Chiedo scusa per l’apparente tautologia, ma come avrete notato, il termine natura compare in questa espressione con due significati fra loro ben diversi.§Non per niente fino a pochi secoli fa, quando i suoi confini rispetto ad altre discipline risultavano ancor più sfumati di oggi, la fisica era anche chiamata “filosofia naturale”.   E non si creda che i prodotti dell’arte umana di creare oggetti e manufatti, fra i quali nuove molecole, nuovi elementi e persino sorgenti di energia che egli stesso non aveva mai incontrato prima, si collochino al di fuori di questo concetto di Natura.   Diversamente dalla visione antitetica uomo/natura, che ha portato fra le altre conseguenze ad una demonizzazione “di principio” dell’artificio umano sullo scenario di un natura in sé stessa per definizione perfetta, equilibrata, autosufficiente e benigna, il concetto di “Natura” al quale si riferisce la fisica può con maggiore correttezza essere letto come “Realtà”.

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“Le basi fisiche della conoscenza chimica” – il #33 Carnevale della Fisica sarà ospitato nel blog chimiCOMPRENDE

 

Il Carnevale della Fisica di luglio 2012 sarà ospitato dall’Associazione Culturale Chimicare nel suo sito capostipite www.chimicare.org ed avrà per oggetto “Le basi fisiche della conoscenza chimica”.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA
 

carnevale della fisica - logoSe la chimica, con i suoi oggetti ed i suoi fenomeni, affonda le radici nella fisica tanto da poter essere sotto un certo punto di vista considerata alla sorta di una scienza di dettaglio, quasi una speculazione all’interno dell’universalità di quella che un tempo era definita “la filosofia naturale”, la frequenza ridotta ed il livello di trattazione – spesso troppo professionale o, al contrario, eccessivamente superficiale – di questa zona d’interfaccia, ovvero di quelle parti della fisica che giustificano, spiegano e sorreggono le fondamenta della disciplina chimica, risultano evidenze ancor più inspiegabili all’interno di una blogsfera dove ormai si parla veramente di tutto ed in tutti i modo possibili.
fotomontaggio di Erwin Schodinger insieme all'equazione che porta il suo nome
 
Dalla struttura dell’atomo alle interazioni fra onde elettromagnetiche e materia, dalle transizioni di fase alla cinetica dei gas, dalla natura dei plasma alle proprietà dei cristalli, dalle reazioni nucleari agli orbitali di antilegame…
Qualcuno ha detto che l’irrinunciabilità del ricorso ai formalismi, tanto a quelli concettuali quanto a quelli matematici, per descrivere un fatto scientifico non è altro che un sintomo di una conoscenza non ancora sufficientemente profonda dell’argomento.

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il punto di vista del filosofo applicato alla materia ed alle sue trasformazioni

spazio

PREMESSA

Nell’ambito di una trattazione degli aspetti “culturali” relativi alla chimica, che costituisce uno degli scopi statutari primari dell’Associazione Culturale Chimicare, non possiamo esimerci dal prendere in considerazione anche le prospettive che a tutta prima potrebbero risultare meno ortodosse, in primo luogo per poter maturare su di esse una consapevolezza basata su una conoscenza di prima mano.

Paolo Pulcina

Paolo Pulcina

Abbiamo così accolto con grande entusiasmo nel nostro comitato di redazione un filosofo, Paolo Pulcina, che ha maturato anche una formazione scientifica ed ora, parallelamente all’attività giornalistica, si interessa di filosofia della scienza ed in particolare della cosiddetta “filosofia della materia”.
A riprova dello spirito di apertura e di dialogo che contraddistingue l’associazione Chimicare, il punto 10 dello stesso Regolamento recita:  “Il Socio si impegna a trattare con ragionevole cortesia gli esponenti delle cosiddette scienze non ufficialmente riconosciute, o “pseudo-scienze” e/o gli esponenti di teorie o visioni scientifiche non ortodosse, operando per quanto nelle sue possibilità al fine di favorire la conoscenza reciproca e l’interscambio informativo fra le scienze ufficiali e le posizioni scientifiche non riconosciute, onde minimizzare le contrapposizioni pregiudiziali fra le parti e verificare di volta in volta le possibilità di ricongiungimento degli esponenti del pensiero non ufficiale nell’ambito del filone di pensiero maggiormente riconosciuto dalla comunità scientifica”.    

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