giornalismo scientifico

dal giornalismo alla divulgazione: come e perché si comunica la scienza

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PREMESSA

spazio Giornalista scientifico e divulgatore scientifico: due figure confrontabili e talvolta parzialmente sovrapposte ma non per questo identiche, troppo spesso confuse fra loro nell’immaginario non soltanto del grande pubblico ma, si constata talvolta, anche di taluni addetti ai lavori.   Diversi per formazione, per intenti, per priorità e per metodi, anche nel caso in si trovino, eventualmente, a parlare del medesimo argomento.   E poi ancora, formatori, informatori, insegnanti ed esperti di didattica.
blocco noteQuesto intervento prova a riassumere in poche battute uno degli argomenti di discussione e di dialogo più vivaci in seno all’Associazione Culturale Chimicare.    Pur non avendo personalmente una piena dimestichezza formale con alcuni dei concetti espressi (personalmente sono un chimico, che “fra le altre cose” si occupa di divulgazione della chimica, per quanto abbia avuto alle spalle un paio d’anni di praticantato giornalistico), grazie anche al bacino professionale di utenza che si e’ venuto a creare in ambito associativo mi e’ stato possibile contare sull’aiuto e sul contributo di diversi colleghi più esperti di me nel campo della didattica, della formazione, della comunicazione in genere e dello stesso giornalismo scientifico.

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ANALISI DEI TERMINI (oltre la definizione da dizionario)

spazio Comunicazione
Il termine “comunicazione” sta indubbiamente gerarchicamente al di sopra di tutti gli altri dell’elenco, in quando indica l’atto stesso della relazione, diretta o indiretta, fra due o più soggetti instaurata allo scopo di trasmettere, in modo mono-, bi- o polidirezionale dei contenuti, siano essi informazioni, opinioni, semplici emozioni o altro. Continua...

soggetti e criteri nella divulgazione chimica di base

( continua come seguito del post precedente: “domande e non risposte nella divulgazione di base in chimica“)

[…]
Il rischio al quale si va incontro, a danno tanto del fruitore quanto del chimico, è che l’attenzione del cittadino navigatore nella rete internet venga intercettata, prima che da realtà serie, “di prima mano” o comunque gestite e controllate da professionisti competenti, da siti-strilloni di ampio richiamo, generalisti o che comunque raccolgono e girano senza particolari filtri o giudizi di merito l’informazione disponibile sul web o anche al di fuori di esso.
logo di Wikipedia, realtà fondamentale e di riferimento nella divulgazione scientifica di base Come è noto, salvo alcune rare strutture ben controllate da un’organizzazione superiore competente (es. i siti web dei dipartimenti universitari o di altri enti di ricerca) o da un elaborato sistema di auto-controllo reciproco fra gli autori (es. Wikipedia), in internet non esiste controllo né tantomeno censura relativamente alla veridicità dei contenuti di ciascun sito web, almeno fino al punto che essi non ledano in modo grave i diritti di singole persone fisiche o giuridiche.   Nel caso specifico dell’informazione e della divulgazione scientifica, il risultato all’atto pratico è che ciascuno è libero di scrivere e pubblicare cosa desidera, giusto o sbagliato che sia: è sufficiente essere in possesso di quel minimo di capacità informatiche per mettere oline una pagina scritta (e sono probabilmente decine di migliaia gli italiani con questa capacità). Continua...

domande e non-risposte nella divulgazione di base in chimica

Avete mai notato come nella comunicazione scientifica “on demand”, quella che solitamente risponde a slogan del tipo “il chimico risponde”, accade sovente che più la domanda è semplice, più la risposta diventa complessa?
O meglio: più la domanda appare semplice agli occhi di chi la pone (ma alle orecchie dello specialista risulta nel migliore dei casi mal posta, in altri addirittura un po’ naif), più la risposta tende ad essere una sorta di non-risposta, trasformandosi piuttosto in un vagone più o meno compresso di argomentazioni che avrebbero nel loro insieme la funzione, più che di soddisfare in modo puntuale una domanda che non contempla una vera risposta con queste caratteristiche, di fornire all’interlocutore metodi e strumenti di ragionamento ed interpretazione fondamentali per potergli consentire non soltanto di rispondere da solo al quesito posto, ma soprattutto per aiutarlo a “convincersi” che quella fornita sia proprio la risposta corretta. Perché perdere tempo per convincersi? Sia per accettare meglio la validità ed il significato di una “non-risposta”, quando magari ci saremmo aspettati al suo posto una risposta circostanziata e puntuale, sia per metterci in futuro nelle condizioni di provare ad individuare autonomamente delle risposte in relazione a situazioni solo apparentemente diverse ma che possono essere facilmente ricondotte ad un minimo comune denominatore. Continua...

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