luce

la Chimica dei Sensi… o il senso per la chimica

Parlare di chimica dei sensi è in un certo qual modo una sorta di tautologia.    E’ ben più che semplice filosofia affermare che tutto quanto ci è dato di sapere del nostro mondo, della sua natura e delle sue dinamiche, giunge a noi attraverso gli organi di senso, in modo diretto o indiretto che sia.

i cinque sensi
E non parliamo solo della natura materiale delle cose, come ad esempio l’aspetto esteriore dei corpi e gli eventuali effetti delle loro trasformazioni, ma anche della natura più recondita e meno appariscente di ciò che ci circonda, come la sua composizione elementare, le sue interazioni più profonde e tutta quella serie di conoscenze che, pur sullo stesso oggetto, la ricerca scientifica aggiunge ogni giorno ancora a piene mani, talvolta pur sugli stessi oggetti sui quali l’esperienza dell’uomo vanta ormai una storia millenaria.    Dal momento che il nostro cervello, sede delle facoltà intellettuali, elabora pensieri, teorie ed astrazioni, e perché no emozioni e sentimenti, avendo come uniche materie prime quel poco di cognizione istintuale e, soprattutto, i ricordi e le esperienze acquisite, possiamo persino spingerci ad affermare che la percezione sensoriale stia alla base non soltanto del nostro mondo esperibile, ma anche di quello immaginifico ed emozionale che insieme al primo completa la nostra dimensione umana. Continua...

La Chimica a Colori: perchè ossidandosi le sostanze spesso si scuriscono?

Nell’intervento precedente avevamo affrontato le basi dell’interazione fra la materia e la radiazione elettromagnetica classificabile come “luce”, sia essa ultravioletta o nel campo del visibile, allo scopo di illustrare le ragioni per le quali alcune molecole, e di conseguenza gli oggetti che ne sono ricchi, possonoa su mere una colorazione specifica.
Parallelamente avevamo introdotto il concetto di ossidazione a carico del carbonio inserito all’interno di molecole organiche, un caso che si differenzia e risulta più complesso da intendere rispetto al concetto di ossidazione al quale eravamo abituati in ambito inorganico, parlando per esempio di metalli.

La domanda dalla quale eravamo partiti sembrava all’apparenza semplice, ma in realtà solo ora siamo realmente nelle condizioni di rispondere correttamente ad essa: perché un prodotto organico, magari di origine biologica come una parte di una pianta, ad esempio un frutto, ma persino un alimento, degradandosi nel tempo tende solitamente a scurirsi e/o ad intensificare l’intensità della sua colorazione, fino in taluni casi a “colorarsi” anche quando inizialmente non era presente alcuna tonalità specifica?

A livello del tutto generale possiamo osservare che lo spostamento della banda di assorbimento della radiazione elettromagnetica della luce avviene in direzione di lunghezze d’onda maggiori (in primo luogo dall’UV al visibile, e secondariamente all’interno del visibile dal viola in direzione del rosso) in relazione all’estensione dell’area all’interno della quale la molecola riesce a delocalizzare gli elettroni periferici degli atomi coinvolti. Continua...

La Chimica a Colori: dall’ossidazione delle molecole alle interazioni luce-materia

Non so se avete mai prestato attenzione alla coincidenza, ma è piuttosto comune, quasi la norma, che un prodotto non più freschissimo, ad iniziare dai cibi ma non soltanto, tenda ad assumere una colorazione più scura o meglio ancora più intensamente colorata rispetto a quella che lo caratterizzava al momento della preparazione o nelle prime fasi di conservazione.

imbrunimento ossidativo di una porzione di mela tagliata Si va dal caso della maionese che, invecchiando a contatto con l’aria, diviene giallo intenso fino all’arancione in superficie, fino ad arrivare ai prodotti vegetali che durante il deperimento imbruniscono assumendo una tonalità marrone anche molto scura, specie in coincidenza di tagli o ammaccature.

L’osservazione, per quanto empirica, ha portato molti di noi ad associare istintivamente l’intensità della colorazione allo stato di degradazione del prodotto, tanto da spingere le relative aziende di produzione a procrastinare questo effetto mediante l’aggiunta di conservanti o in alcuni casi a “mascherarlo” per mezzo di coloranti che, presenti sia nel prodotto fresco che in quello deteriorato, ne coprano in qualche modo la variazione di colorazione percepibile.

Chiedendoci quale possa essere la ragione di un inscurimento di un prodotto in funzione della sua graduale degradazione, non si faticherà molto a comprendere come la degradazione alla quale stiamo facendo riferimento sia quella di tipo ossidativo. Continua...

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