l’acqua: il caso anomalo intorno a noi
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Chi voglia imparare a conoscere le proprietà dei liquidi e, più in generale, delle sostanze chimiche, prendendo come esempio l’acqua è probabile che incorra in più di un malinteso.
La tentazione è sicuramente forte: l’acqua è sicuramente la sostanza chimica virtualmente pura più abbondante con la quale abbiamo a che fare quotidianamente, è indispensabile alla vita e, cosa più importante di tutte per io nostro modo di pensare, delle sue caratteristiche e dei suoi comportamentene abbiamo un po’ tutti un’esperienza personale diretta.
Purtroppo l’acqua racchiude in sé stessa ben più di un’anomalia, ciascuna della quali contribuisce a far divergere sotto diversi aspetti le caratteristiche di questa sostanza, ad iniziare da quelle chimico-fisiche, da quelle dalla maggior parte dei liquidi e delle sostanze chimiche in genere, anche considerando nel loro insieme le decine di migliaia di specie chimiche ad oggi conosciute. L’incrocio di queste anomalie, nel suo insieme, fa sì che la sostanza più abbondante e “conosciuta” del nostro pianeta sia in realtà, come direbbero gli anglosassoni un “bad friend” per chi voglia approcciare in modo induttivo la conoscenza delle sostanze liquide e delle loro proprietà.
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LE ANOMALIE NEL DETTAGLIO
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Densità dello stato solido rispetto allo stato liquido
Non si tratta certamente dell’unico caso conosciuto (la ghisa per esempio è un altro fra queste), ma sono veramente poche le sostanze chimiche che, come l’acqua, mostrano una densità(*) dello stato solido inferiore a quella dello stato liquido. Per la precisione la temperatura alla quale l’acqua, in tutti i suoi stati fisici, presenta il massimo della densità, è a +4°C.
Da qui si comprende la ragione per la quale il ghiaccio galleggi sull’acqua: una condizione fondamentale per le possibilità di vita nelle regioni artiche, in buona parte dipendenti dalla presenza di acqua liquida sotto la coltre di ghiacci, ma in generale per l’intero ecosistema del nostro pianeta. La deposizione sul fondo dei mari degli strati di ghiaccio via via formantesi, infatti, porterebbe al rapido congelamento di una porzione consistente degli oceani, con un calo drammatico della disponibilità di acqua liquida sul nostro pianeta.
(*) N.B. per “densità” il chimico intende quello che “scorrettamente” viene inteso dai più come peso specifico. Abbiamo voluto specificare questo giusto per non far confondere questa proprietà fisica con quella, completamente diversa, della viscosità. Su questo argomento e sulle definizioni corrette di densità, peso specifico e viscosità vedasi l’intervento “come graduare i contenitori per misurare i volumi“.
Punto di fusione e di ebollizione insolitamente alti rispetto al peso molecolare
Considerando che la composizione atomica dell’acqua (1 atomo di ossigeno 2 atomi di idrogeno per ogni molecola) ci si aspetterebbe per essa un punto di ebollizione ben
inferiore ai 100°C e, corrispondentemente, un punto di congelamento/fusione ben inferiore agli 0°C.
Il solfuro di idrogeno, omologo dell’acqua ma con un atomo di zolfo al posto dell’ossigeno, una molecola più “pesante” e quindi in teoria ancora più alto-fondente ed alto-bollente dell’acqua, ha infatti punto di fusione di -86°C e punto di ebollizione di -60°C. E’ quindi un gas, come ragionevolmente dovrebbe essere ancor più l’acqua, se ci limitassimo a considerare “soltanto” i suoi atomi costituenti.
Notate infine il range molto ristretto (soli 26°C) all’interno del quale il solfuro di idrogeno esiste in forma liquida a pressione ambientale: veramente poco rispetto al range di “liquidità” di 100°C tipico dell’acqua. Un range fortunosamente ampio… perché è all’interno di esso che l’acqua risulta disponibile supportare tutte le funzioni vitali degli organismi.
Calore di fusione e di vaporizzazione estremamente elevati
Immaginate di avere a disposizione due liquidi diversi, che presumibilmente avranno punti di ebollizione differenti, e di portare ciascuno dei due, per riscaldamento, in corrispondenza dell’inizio della loro ebollizione. Abbiamo quindi superato quel gap energetico che porta dalla temperatura ambiente al punto di ebollizione e quindi non abbiamo più da considerare questo fattore. Per “mantenere” però l’ebollizione dell’acqua sarà richiesta una quantità di calore, o più in generale di energia, più elevata rispetto a quasi tutte le sostanze conosciute. Questa quantità energia (termica) richiesta per far passare ogni singolo grammo di liquido allo stato fisico di vapore prende il nome di calore di vaporizzazione: ben 2250 J/g per l’acqua! Una peculiarità questa che sta alla base delle dinamiche di trasferimento di calore e delle molecole stesse dell’acua all’interno dell’atomosfera terrestre.

rappresentazione calore latente di fusione ed ebollizione
A fare coppia con questa caratteristica vi è l’altrettanto spiccato valore del “calore di fusione”, 333 J/g per l’acqua, che descrive la quantità di energia necessaria per far fondere un singolo grammo di ghiaccio. Anche questa caratteristica dell’acqua ha una straordinaria importanza sul piano climatico ed ecologico in quanto spiega il cosiddetto “effetto termostatico al punto di congelamento”: in pratica il congelamento stesso dell’acqua, o la sua fusione, nel lasso di tempo più o meno lungo all’interno del quale avvengono, sono in grado di opporsi con forza ad ulteriori variazioni di temperatura. Una prova? Provate a mettere un termometro in un bicchiere d’acqua con alcuni cubetti di ghiaccio ed esponete il tutto al sole o su di un termosifone caldo: finchè tutto il ghiaccio non si sarà sciolto (e potrebbero essere necessari parecchi minuti perché ciò avvenga) la temperatura all’interno del bicchiere continuerà ad attestarsi intorno agli 0°C corrispondenti alla temperatura di fusione del ghiaccio. E lo stesso succederebbe se mettessimo un termometro in un bicchiere di acqua posta in un congelatore a -25°C: finchè tutta l’acqua nel bicchiere non si sarà congelata, la temperatura in esso sarà ferma a 0°C: solo in seguito a congelamento totale del contenuto del bicchiere, la temperatura in esso inizierà gradualmente ad abbassarsi.
Calore di fusione e calore di vaporizzazione nel loro insieme descrivono una tipologia di fenomeni fisici noti come calore latente associato ad una trasformazione termodinamica, e nello specifico ad una transizione di fase, anche detta passaggio di stato.
Tensione superficiale estremamente elevata
Più facile da osservare, e da intuire, che non da definire correttamente senza entrare troppo nei particolari termodinamici e fluidodinamici. Si tratta di una proprietà relativa alla superficie di separazione (detta anche interfaccia) fra un fluido ed un’altra fase di natura differente, liquido,gas o solido che essa sia. Possiamo in prima battuta dire che essa corrisponde al lavoro necessario per aumentare la superficie del liquido di una quantità unitaria. Un liquido come l’acqua caratterizzato da un’elevata tensione superficiale oppone molta resistenza all’incremento della sua superficie di interfaccia, ad esempio con l’aria sovrastante. Anche sotto sollecitazioni meccaniche, come ad esempio il tentativo di inserimento di un corpo che vi si poggia sopra (si pensi ad esempio ad un insetto, ma anche ad una graffetta metallica) l’acqua piuttosto che “stiracchiare” la sua superficie, estendendola rispetto alla condizione iniziale, tenderà a “piegare” questa superficie in funzione della pressione esercitata, opponendosi alla forza peso del corpo, sostenendo entro certi limiti lo stesso oggetto che grava su di essa. Allo stesso modo l’elevatissima tensione superficiale dell’acqua, pari a 7.2E+9 N/m, fra le più alte tra i liquidi conosciuti, governa la formazione di gocce d’acqua, le loro dimensioni ed il fatto che queste possano “appoggiarsi” su molti tipi di superfici (ad esempio sulle foglie delle piante) senza venire subito “spalmate” in un velo sottilissimo. Inutile dire che la stessa proprietà riveste un ruolo importante anche nella fisiologia cellulare.

Dal punto di vista termodinamico la tensione superficiale si calcola come la derivata della variazione dell’energia libera di Gibbs rispetto a quella dell’area della superficie d’interfaccia interessata, a pressione e temperatura costanti.
Calore specifico molto elevato
Immaginiamo di avere due pentole su due piastre identiche del nostro fornello e di avere dentro ciascuna la stessa quantità di un liquido (diverso per la due pentole) ed un termometro immerso in ciascuna di esse per misurare la temperatura. In queste condizioni stiamo fornendo ai due liquidi la stessa quantità di calore. Eppure, se i liquidi sono diversi fra loro, noteremo che in uno la temperatura interna si alzerà più velocemente, mentre in altro sarà richiesto un tempo maggiore per arrivare alla stessa temperatura. L’acqua è in assoluto fra i liquidi (ed anche fra i solidi) che impiegherebbe più tempo per riscaldarsi, o meglio che chiederebbe una maggiore quantità di calore per innalzare di un singolo grado °C la sua temperatura, ovvero ancora, come direbbero i fisici, che ha maggiore “calore specificio”.
Il calore specifico di una sostanza si definisce come la quantità di calore necessaria per innalzare di 1°C la temperatura di un grammo della sostanza stessa, e si misura in J/g.K (dove J indica l’energia derivante dal calore e K è un grado Kelvin, ma può comodamente essere sostituito da un comune grado Celsius).
L’acqua ha calore specifico pari a 4.18 J/g.K, eccezionalmente elevato.
Questo porta con sé conseguenze di vitale importanza per l’esistenza stessa del nostro pianeta così come lo conosciamo oggi e per la vita su di esso:
- sta alla base della tendenza da parte dell’acqua di opporsi, mitigandole, alle brusche variazioni di temperatura sotto l’azione di fattori esterni, con conseguenze di preservazione delle caratteristiche degli habitat viventi così come della temperatura all’interno del nostro corpo;
- favorisce il trasferimento di calore tramite lo spostamento stesso di grandi masse di acqua, ovvero con modalità convettiva, con conseguenze di assoluta rilevanza dal piano climatologico alla cottura della pasta.
Ottime capacità solventi
L’acqua rappresenta il solvente ideale per solubilizzare una straordinaria quantità di sostanze chimiche, solide, liquide e gassose: dalle molecole polari come ad esempio i carboidrati, le amine, gli acidi, gli alcaloidi, fino alle specie ioniche come ad esempio i sali inorganici come ad esempio il cloruro di sodio.
In acqua si sciolgono quindi sia le specie chimiche in grado di dissociarsi in essa in ioni, comportandosi cioè da elettroliti, che le specie molecolari, indissociabili: in entrambi i casi il fattore chiave che permette al soluto di restare in soluzione sono i legami idrogeno che permettono l’isolamento, molecola per molecola o ione per ione, della specie chimica che resta circondata tutto intorno, ovvero “solvatata”, dal solvente acquoso.
Seppur con una certa approssimazione possiamo infatti dire, almeno nell’ambito della chimica organica, che le molecole che mostrano la minore solubilità in acqua sono quelle incapaci di formare legami idrogeno extramolecolari, in primis quelle che scarseggiano nel loro insieme di legami fortemente polarizzati. Si tratta in altre parole delle sostanze cosiddette “apolari”.
Capacità reattive straordinarie, dirette e indirette
Nonostante le apparenze, dettate in primo luogo dalla sua onnipresenza nella nostra esistenza, tanto da ispirarci sensazioni empatiche di quiete e tranquillità, l’acqua è reattività e trasformazione, stando di fatto alla base di una quantità di reazioni chimiche probabilmente ineguagliabile.
Il suo ruolo nell’ambito della reattività chimica può ricondursi a 3 differenti effetti:
- mantenimento delle molecole in soluzione (di gas, liquidi e solidi, particolarmente di quelli con proprietà polari);
- separazione e solvatazione degli elettroliti (es. sali inorganici, acidi, basi, ecc) in specie ioniche;
- reattività diretta nell’ambito di reazioni chimiche dove l’acqua stessa entra come reagente.
In tutti e tre i casi le reazioni supportate possono essere di tipo ossido-riduttivo oppure acido-base.

compresse di aspirina + bicarbonato: la reazione è possibile solo in presenza di acqua
E’ così che la presenza di acqua sta alla base dell’ossidazione delle superfici metalliche (ad es. con la formazione di ruggine), così come dell’idrolisi di esteri o eteri complessi di origine biologica (come i polisaccaridi ed i trigliceridi) fino all’indurimento della calce con passaggio del calcio dalla forma idrossido alla forma carbonato. In molti casi la reazione potrebbe potenzialmente avvenire anche in assenza di acqua (es. per far indurire la calce spenta, idrossido di calcio, basterebbe la sola anidride cabonica: l’acqua non rientra nell’equazione chimica!) ma i tempi potrebbero risultare incredibilmente lunghi a causa della nota reattività molto limitata delle sostanze allo stato solido, sia per ragioni dipendenti dalla ridotta superficie esposta e suscettibile al coinvolgimento reattivo, sia per via della limitata mobilità molecolare o ionica, che riduce drasticamente la possibilità di urti efficaci fra i reagenti coinvolti.
Non possiamo infine dimenticare, come ampiamente descritto nell’apposito capitolo che seguirà, che il ruolo dell’acqua risulta fondamentale in praticamente tutte le reazioni biochimiche che avvengono negli esseri viventi.
Bassa viscosità![]()
Si tratta probabilmente di una delle proprietà più complesse da spiegare in poche semplici parole, senza qualche conoscenza pregressa di fisica e di chimica. Possiamo dire che la costante dielettrica, detta anche permittività elettrica, misura la predisposizione di un materiale a trasmettere il campo elettrico al quale è sottoposto, magari come conseguenza dell’azione di una differenza di potenziale elettrico imposta dall’esterno come nel caso di un

orientamento molecole dipolari in campo elettrico
processo elettrochimico (pila o elettrolisi), dell’applicazione di una radiazione elettromagnetica (es. microonde) o, molto più semplicemente, in seguito al contatto con esso di una specie chimica di natura ionica, in grado di rilasciare nel materiale delle particelle cariche elettricamente, gli anioni ed i cationi appunto.
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…alla base della anomalie
Gran parte delle anomalie appena descritte possono essere fatte risalire a due caratteristiche ancora più basilari dell’acqua, e precisamente ad una elevata differenza di elettronegatività dei suoi elementi costituitivi, pure legati da un legame covalente, con conseguente polarizzazione del legame O-H ad al fatto che i due atomi di idrogeno creino rispetto all’ossigeno al quale sono legati un angolo che è diverso da 180°: queste due caratteristiche insieme fanno sì che l’acqua mostri le caratteristiche di un dipolo elettrico, ovvero si caratterizzi come molecola dipolare.

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L’ACQUA E LA VITA
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l’energia richiesta per il mantenimento delle loro funzioni vitali.Pur essendo difficile concepire attività di tipo enzimatico all’interno di questi ambienti, moltissimi organismi viventi di un po’ tutti i regni sono perfettamente in grado di produrre ed accumulare sostanze che vanno a creare micro-ambienti isolati di questo tipo e di gestire reazioni biochimiche all’interfaccia di essi. Per di più, sono noti numerosi complessi di reazioni, alcuni dei quali costituiscono veri e propri “cicli” (da quelli di ossidazione

enzima nella sua conformazione più stabile in acqua
radicalica degli acidi grassi insaturi al complesso delle reazioni di Maillard) che, seppur non possano essere considerati come facenti parte della biochimica di uno specifico organismo essendo esse di tipo essenzialmente extra-biotico, rappresentano nel loro insieme un esempio di come potrebbe essere per lo meno immaginabile un’attività reattiva complessa, strutturata e coerente anche all’interno di ambienti virtualmente privi di acqua.
Tento ora una metafora azzardata per farvi capire cosa intendo. Immaginate quelle grosse sagome gonfiabili, alte diversi metri, che vengono spesso utilizzate come richiami nelle fiere, negli spettacoli e nei luna-park. Quando sono sgonfie non sono molto diverse fra loro ed assomigliano un po’ tutte ad un accumulo pesante ed informe di gomma appoggiato a terra, eventualmente colorato in modo diverso. Solo facendo arrivare aria al loro interno, queste strutture si alzano, si esapandono, le loro parti di distanziano e di collocano ciascuna in una posizione specifica: ecco comparire un braccio, ecco aprirsi una bocca; i disegni diventano visibili ed interpretabili: ora riconosciamo che si tratta di un uomo, oppure di un drago, o magari di una piovra con otto tentacoli. Le diverse parti che costituivano già la struttura del gonfiabile, sono ora effettivamente in grado di interagire con l’osservatore, esercitando una loro funzionalità: quella di descrivere la natura e quindi le proprietà del soggetto. Tutto questo è reso possibile dall’ingresso dell’aria. In realtà nel caso del gonfiabile qualsiasi fluido sarebbe andato bene: anche un gas diverso, purchè di peso non esageratamente diverso da quello dell’aria circostante. Fossimo entrati con un fluido molto più leggero o molto più pesante avremmo iniziato ad avere dei problemi: con un fluido troppo pesante le braccia sarebbero state molto appesantite e non si sarebbero sollevate rispetto al corpo, e presumibilmente anche l’espressione del viso sarebbe risultata un po’ “tirata verso il basso”. Avessimo poi tentato di riempire il gonfiabile con della ghiaia questa probabilmente non sarebbe neanche riuscita a salire in tutta la struttura, e si sarebbe fermata fuori da diverse piccole cavità.
Un approfondimento sull’influenza esercitata dalla solvatazione sugli stati conformazionali delle macromolecole, fino al loro collassamento e denaturazione è reperibile all’articolo “quando la materia si organizza in modo più complesso: l’evoluzione del concetto di sostanza“.![]()
…E FORSE NON E’ NEPPURE H2O
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Oltre all’anione ossidrile o ossidrilione, viene qui prevista la formazione del cosiddetto ione idronio H3O+. Le specie cationiche derivanti dalla protonazione dell’acqua si formano in misura considerevole, come si sul dire “stechiometrica” quando nell’acqua è introdotto un acido forte, mentre l’ossidrilione, anionico, si forma nello stesso modo per aggiunta di basi, come ad esempio l’ammoniaca. Ma chi volesse accrescere ulteriormente l’effetto apportato dalla descrizione dello ione idronio, potrebbe iniziare a ragione ad introdurre ulteriori casi, nei quali partecipano all’autoprotolisi diverse molecole di acqua, ma sempre con il risultato di produrre un solo catione ed un solo anione, entrambe monovalenti, ad es.![]()

possibile cluster a base tetraedrica composto da 14 molecole di acqua
Ci viene in questo modo il sospetto che quella alla quale siamo abituati, H2O, sia qualcosa di molto simile ad una “formula minima”, ovvero una modalità di rappresentare la sostanza che non solo non ne evidenzi la struttura dei legami (al pari della formula bruta) ma che non specifichi neanche la numerosità esatta degli atomi costituenti all’interno della molecola di cui la sostanza si compone. In pratica in una formula minima sono solo indicati i rapporti relativi minimi fra i coefficienti stechiometrici degli elementi che compongono la molecola. Una migliore descrizione del significato di formule minime, brute e delle varie rappresentazioni delle strutture molecolari è reperibile all’articolo “perchè si usano le formule chimiche? (e come interpretarle)“.
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abbiamo visto per il reticolo cristallino del ghiaccio, seppur molto più limitata nella sua estensione e meno duratura nel tempo. Possiamo così scoprire anche nell’acqua liquida la formazione di clusters composti da un gran numero di molecole d’acqua: nei più semplici di essi possiamo intravedere una struttura di tipo tetraedrico, non molto dissimile da quella dello scheletro carbonioso dell’adamantano che sta alla base dell’edificio cristallino del diamante. Dal punto di vista formale ogni molecola di acqua è ora circondata mediamente da 4,7 altre molecole dello stesso tipo. Lo schema di crescita è quello che comporta il passaggio dalla singola molecola di acqua ad un cluster composto da 5 molecole (quella centrale + 4 molecole legate a questa con legami idrogeno), quindi a quello formato da 14 molecole (come il cluster rappresentato in figura), seguendo sempre il criterio secondo i quale ogni atomo di ossigeno può legare 2 atomi di idrogeno di un’altra molecola ed ogni idrogeno può legare allo stesso modo un ossigeno.
cluster icosaedrici formati da 280 molecole di acqua
La formazione di stati organizzativi complessi che coinvolgono un gran numero di molecole di acqua è stato osservato certamente quando nell’acqua è introdotto un soluto, polare ma non ionico, o meglio ancora una specie ionica dissociabile, con la formazione di clatrati che coinvolgono anche diverse centinaia di molecole di acqua, tutte opportunamente orientate con i loro dipoli, nella formazione di una sorta guscio strutturato intorno allo ione in soluzione. Si ritiene tuttavia che questi clusters costituiscano anche la norma organizzativa dell’acqua liquida allo stato puro e che l’ampiezza e la conformazione di queste strutture possa variare sotto l’effetto di trattamenti fisici, come ad esempio riscaldamento o trattamenti meccanici come reiterati cicli di microfiltrazione.
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