pubblicazioni scientifiche

La bibliometria e gli indici di valutazione di riviste e ricercatori

di Silvia Barra

Negli articoli precedenti sulla peer-review (vedasi elenco a fondo pagina) abbiamo scoperto come funziona questo meccanismo, i suoi pro e contro e quali sono le figure che entrano in questo processo. Abbiamo anche detto che la peer-review è una sorta di garanzia sulla qualità della rivista che la applica.
In questo nuovo articolo scopriremo che ci sono altri fattori da tenere in considerazione quando dobbiamo effettuare una ricerca bibliografica.

 

La bibliometria e l’importanza degli indici quantitativi

espressione di un giudizio o di una preferenzaEsiste una scienza che si occupa della valutazione delle pubblicazioni, la bibliometria. Questa scienza si basa su aspetti qualitativi e quantitativi. La peer-review è un aspetto di tipo qualitativo: è l’opinione soggettiva, seppur autorevole, di alcuni esperti riguardo al lavoro prodotto da un altro ricercatore.
In questo articolo ci concentreremo invece sugli aspetti quantitativi, chiamati indici bibliometrici. Questi indici sono degli algoritmi matematici che si applicano alla rivista o ai suoi autori.
Più elevato è il numero delle citazioni ricevute da una pubblicazione, maggiore è il numero di autori che hanno utilizzato nel loro lavoro il contenuto della pubblicazione in
oggetto, quindi maggiore è l’impatto di questa pubblicazione sulla comunità accademica.
La possibilità di utilizzare uno dei due procedimenti non esclude l’altro, anzi proprio per il fatto che non esiste una regola standard per la valutazione, è legittimo usufruire sia degli indicatori bibliometrici sia della peer-review.

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Pro e contro della peer-review

di Silvia Barra

Dopo aver imparato che cos’è e come funziona la peer-review e conosciuto i protagonisti, in questo terzo e ultimo appuntamento dedicato alla revisione paritaria cercheremo di capire quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questo metodo, qual è l’evoluzione prevista e cosa suggeriscono scienziati e editori per migliorare il meccanismo.

analisi e revisione di archivi documentaliPoiché la peer-review è diventata uno strumento sempre più importante negli anni, direi quasi irrinunciabile, a partire dagli anni ‘90 sono stati fatti molti studi per valutare l’efficacia della peer-review. Gruppi di ricercatori e alcune tra le riviste più importanti hanno svolto dei veri e propri “studi clinici” sul processo di revisione paritaria, variandone alcune caratteristiche come età, formazione, nazionalità, esperienza dei revisori, modificando i nomi degli autori per scoprire la presenza di eventuali discriminazioni e così via. Dagli studi, il risultato sostiene che la peer-review è apprezzata più per gli effetti che promette che per la sua reale efficacia.

Analizziamo allora i vantaggi del metodo, per poi passare agli svantaggi.

 

Vantaggi della peer-review

vantaggi e svantaggi della peer reviewIl motivo principale per cui la revisione paritaria è diventata uno strumento importante nell’editoria scientifica è che la peer-review porta autorevolezza alla rivista che la utilizza. Riviste senza peer-review sono poco considerate, o da alcuni non considerate affatto riviste degne di nota.

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Peer-review: ecco chi è il revisore

di Silvia Barra

Dopo aver scoperto cos’è e come funziona la peer-review, in questo secondo articolo analizzeremo i vari tipi di peer-review, la figura del revisore, cioè di colui che esegue il lavoro di peer-review e scopriremo perché è importante, in una ricerca bibliografica, controllare che la rivista sulla quale è pubblicato l’articolo che ci interessa sottoponga gli articoli a peer-review.

 

reviewI vari tipi di peer-review

Abbiamo visto che la peer-review prevede che uno o più revisori valutino un articolo scritto da uno o più autori. Ma autori e revisori si conoscono reciprocamente?

Esistono al momento vari tipi di peer-review.
In quello più comune, i revisori conoscono gli autori, ma gli autori non sanno chi sono i revisori. Questo tipo di peer-review si chiama single blind, vale a dire che una delle due parti è nascosta all’altra, ma non viceversa.

Nella peer-review double blind (cioè a doppio cieco, come vengono anche denominati alcuni studi sperimentali medici), gli autori non conoscono chi effettuerà la revisione del loro articolo e i revisori non conoscono gli autori dell’articolo. Questo in teoria, perché generalmente nella bibliografia gli autori di un articolo tendono a citare i loro lavori precedenti, offrendo così ai revisori un’indicazione della loro identità.

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Peer-review: un semaforo per le pubblicazioni scientifiche

di Silvia Barra

Peer-review, chi era costei? Se digitate questo nome su Google, trovate molti articoli che ne denunciano le falle e gli aspetti negativi. Eppure è un simbolo di autorevolezza per le riviste scientifiche e mediche in tutto il mondo. Il prestigio di una rivista dipende anche dall’uso della peer-review. L’assegnazione di finanziamenti e fondi per la ricerca a sua volta si basa anche sul prestigio (misurato con vari indici) delle riviste sulle quali un gruppo di ricerca pubblica i propri lavori.
Scopriamo allora insieme in questo viaggio a puntate cos’è la peer-review, come funziona, a cosa serve e perché, pur essendo utilizzata in gran parte delle riviste internazionali è oggetto di critiche da parte degli stessi scienziati.

 

Ecco la peer-review

revisione tra pariPeer-review è traducibile in italiano con “revisione dei pari” o “paritaria”. Consiste nella revisione di un lavoro scientifico, prima della pubblicazione, da parte di esperti della materia trattata nell’articolo esterni al gruppo di lavoro. Questa revisione ha lo scopo di controllare la qualità, la correttezza e la bontà degli studi riportati in un articolo scientifico (può essere un trial medico, la sintesi di un nuovo farmaco, un nuovo metodo di analisi sui metalli, e così via) prima che questo venga pubblicato su una rivista.

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Research Blogging: cos’è e quali funzioni assolve nel panorama del blogging scientifico?

Peppe Liberti

Peppe Liberti

Abbiamo il piacere di intervistare Peppe Liberti, fisico, che è stato ricercatore e professore universitario a contratto ed ora si dedica alla comunicazione scientifica e alla divulgazione della fisica.
Peppe è editor dell’edizione in lingua italiana di Research Blogging.

Chimicare – Che cos’è Research Blogging? Più precisamente: come e dove nasce, quando, per quale ragione, rivolgendosi a chi? Di che tipo di organizzazione si tratta (Editore)?

P.L. – ResearchBlogging.org è una piattaforma web in cui vengono aggregati i post dei blog che commentano la ricerca scientifica oggetto di revisione paritaria (quella che viene pubblicata sulle riviste specializzate) e permette ai blogger di citare le loro fonti in maniera appropriata. L’idea di trovare un modo per identificare e catalogare questo tipo di post risale al 2007 e venne in mente a Dave e Greta Munger che la sperimentarono su Cognitive Daily (http://scienceblogs.com/cognitivedaily/) segnalando quel tipo di post con un’icona specifica. La cosa suscitò l’interesse di altri ricercatori/blogger e case editrici accademiche che permisero lo sviluppo di un prototipo che divenne, all’inizio del 2008, l’attuale piattaforma gestita da Seed Media Group (http://seedmediagroup.com/).

Chimicare – Possiamo in qualche modo vedere in Research Blogging una sorta di tentativo di “accreditamento”, in uno scenario come quello del web2.0 dove la democraticità nella generazione e nella diffusione di contenuti finisce di fatto per abbattere i tradizionali criteri di autorevolezza del comunicatore scientifico?

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