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Com’è fatto un articolo scientifico?

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di Nadia Di Blasio

Vi ricordate quando alle scuole elementari nel momento in cui ci si apprestava a fare i primi temi, il maestro o la maestra spiegavano come lo si costruisce?
articolo scientificoC’era sempre questa scaletta che ti dicevano fosse necessaria: si partiva con un cappello introduttivo, quindi poi lo svolgimento con lo sviluppo delle idee e poi una conclusione che poteva essere o riassuntiva dell’intero tema oppure riprendere la traccia del tema quasi ad indicare la soluzione del problema. Non so se seguire un’organizzazione di questo tipo sia indispensabile per la stesura di un buon tema o semplicemente utile. Sono invece certa del momento in cui mi sono resa conto che in alcuni ambiti è strettamente necessario scrivere seguendo un cero percorso.

Sto parlando della volta in cui ho scritto la mia tesi di laurea: corso di laurea Chimica, indirizzo Chimica Organica. Durante il lungo lavoro di tesi e nell’ultimo anno di studio avevo avuto già modo di leggere articoli scientifici su riviste di settore capendo che in questo caso la stesura dell’articolo e quindi anche della tesi, come mi accingevo a scoprire, prevedeva un approccio abbastanza rigido.

scaletta articolo scientificoLa prima parte di un articolo scientifico è sempre un’introduzione che molto spesso costituisce lo “stato dell’arte” dell’argomento che poi verrà discusso e sviscerato nei paragrafi successivi. Si tratta della parte che forse è la più breve eppure contiene il maggior numero di riferimenti bibliografici. In generale un ricercatore arriva alla stesura di un articolo quando la sua ricerca ha prodotto dei risultati nuovi che ancora non sono presenti in letteratura di qualsiasi cosa si tratti. Dipende sicuramente dall’ambito di lavoro, ma molto spesso un articolo nasce dal riscontro di una problematica o da una domanda.

Come faccio a trasformare una molecola X in una molecola Y? Come faccio ad analizzare la molecola che credo di avere preparato?
D’altra parte si può partire da un dato sperimentale.
Molto spesso importanti scoperte scientifiche sono state fatte per caso, o perché sperimentalmente si è fatta una divagazione rispetto all’idea iniziale, magari prolungando i tempi di reazione, magari cambiando qualche parametro come la temperatura, l’umidità dell’ambiente di reazione. In questi casi se sperimentalmente si raggiungono risultati diversi da quelli attesi la domanda più immediata che il ricercatore si pone è: perché?  Da qui scaturiscono una serie di ipotesi che poi dovranno trovare riscontro in laboratorio e quindi potranno dare luogo ad un articolo.

La parte iniziale dell’articolo, l’introduzione, corrisponde a questa fase del lavoro quindi alla ricerca, in letteratura, da parte dello scienziato alle sue domande. Se in letteratura è già presente la risposta alle domande, evidentemente, l’articolo non ha ragione di esistere e il ricercatore potrà andare avanti nel suo lavoro avendo già la strada spianata da qualcun altro.

citazione in un articolo scientificoAh, quasi dimenticavo… non me ne vogliano gli addetti ai lavori, ma con un po’ di ironia possiamo dire che la parte introduttiva degli articoli è anche quella dove è più facilmente possibile inserire autocitazioni o citazioni di colleghi che poi restituiranno il favore!

Dopo la parte introduttiva si entra nel cuore dell’articolo, nella descrizione meticolosa e ordinata del lavoro svolto sperimentalmente. Viene esplicitato in forma chiara l’obiettivo del lavoro e soprattutto le strategie messe in campo per l’ottenimento dello stesso. È sicuramente la parte in cui ci sono più formule, tabelle, grafici in base alla materia in esame, ma in ogni caso la parte ricca di dati tecnici e la parte del lavoro vero e proprio sia che si tratti di un lavoro di laboratorio sia che si tratti di calcoli al computer. È la parte dove leggendo l’articolo si entra nella logica del ricercatore che l’ha scritto; le deduzioni a cui è arrivato dopo il lavoro di ricerca bibliografica, i suoi passi nel pianificare la parte sperimentale del lavoro. Deve essere una parte esaustiva nel senso che il lettore deve trovare le risposte a tutte le sue domande. Qual è il punto di partenza della ricerca? Cosa si vuole dimostrare? Giudichiamo come corretta la logica che ha seguito il ricercatore?

risultati e discussione in un articolo scientificoSegue quindi il famoso paragrafo di “Risultati e Discussione” in cui vengono appunto mostrati i risultati degli esperimenti che erano stati “annunciati” nella parte precedente.  Alle spalle di questo paragrafo c’è la riorganizzazione di tutto il lavoro praticamente svolto (molto spesso da persone diverse da quella che scrive l’articolo). Non sempre l’organizzazione è un’operazione semplice anche perché spesso si tratta di lavori lunghi i cui risultati sono da ricercare nei quaderni di laboratorio, nei codici degli spettri e in generale dei campioni di analisi archiviati nei computer, nelle chiavette usb, nei raccoglitori. Tuttavia in questa parte si ha come la sensazione di mettere in ordine tutti i pezzi del puzzle; così alla fine ci si può complimentare con se stessi per il lavoro svolto (i complimenti veri meglio farli solo dopo aver ricevuto l’ok per la pubblicazione) oppure ci si può rendere conto che manca ancora un pezzo e allora è meglio rimediare con altri dati sperimentali o magari ci si può accorgere di aver sbagliato qualcosa nelle ipotesi o nel seguire un certo ragionamento che fino a quel punto sembrava corretto.

Segue quindi la parte conclusiva dell’articolo in cui senz’altro si mette in evidenza il raggiungimento dell’obiettivo che ci si era posti all’inizio del lavoro e l’importanza di tale risultato rispetto a problematiche ad esso eventualmente connesse.

spettro UV-Vis, formula di stuttura ed aspetto macroscopico dell'acido ferulico

spettro UV-Vis, formula di stuttura ed aspetto macroscopico dell’acido ferulico

Ciascun articolo, poi, nei suoi particolari risente della disciplina a cui fa riferimento l’argomento trattato; negli articoli scientifici che per diversi anni sono stati il mio pane quotidiano e cioè quelli che fanno riferimento alla chimica organica di sintesi. In questo ambito grande importanza riveste, sebbene sia l’ultima riportata, la parte sperimentale.  In questa parte vengono riportate nel dettaglio le procedure di reazione (come una ricetta di cucina) e la caratterizzazione, vale a dire, la carta d’identità di tutte le nuove molecole presentate nell’articolo.  La caratterizzazione corrisponde un po’ ad una garanzia per l’editore che ciò che viene raccontato è stato realmente realizzato così come rappresenta la reale messa a disposizione della comunità scientifica di un risultato raggiunto. In questo senso è bello sottolineare che i progressi della scienza sono i progressi di una comunità in cui spesso i successi e il punto di arrivo di una ricerca costituiscono il punto di partenza di un altro gruppo che sfrutterà i successi pubblicati da altri per continuare il proprio lavoro e sfruttare quei risultati in ambiti diversi. Per questo motivo, la parte sperimentale di un articolo spesso è la parte più consultata da altri che vogliono utilizzare i risultati esposti; sono le pagine che restano aperte vicino al quaderno di laboratorio o alla scrivania dove si studiano i risultati ottenuti.

selezione di importanti riviste scientificheCi sono anche altre tipologie di articolo scientifico, per esempio ci sono le cosiddette “Review” in un cui si “riassume” tutto ciò che è presente in letteratura su un tema abbastanza ampio.  Non si tratta come si potrebbe pensare a primo acchito di un semplice riassunto o un elenco di citazioni bibliografiche; al contrario lavori di questo tipo nascondono uno studio molto approfondito delle tematiche affrontate e tornano molto utili al ricercatore che è evidentemente interessato.  In questi articoli vengono esposti in modo organico tutti i risultati ottenuti mettendo in evidenza le evoluzioni che ci sono state nel tempo, problematiche risolte. Naturalmente un attento studio di un articolo di questo tipo può indirizzare idee successive ed evitare che si ripetano esperimenti già compiuti da altri!

Più un articolo è specifico, più potrà esserei lettori specialistici di settore utile e compreso realmente da una cerchia ristretta di persone, quelle che naturalmente lavorano sugli stessi argomenti; tuttavia esistono articoli scientifici il cui target non sono necessariamente altri scienziati, ma anche la gente comune.  Penso ad articoli scientifici che si possono trovare online in specifici blog divulgativi, oppure a riviste come “Le Scienze” che in modo tecnico e rigoroso spiegano non solo ad un lettore necessariamente esperto, temi scientifici. In questo caso la forma dell’articolo, per alcuni versi, se vuole comunque caratterizzarsi come articolo scientifico, rimane la stessa. Molto probabilmente proprio perché l’articolo non dovrà essere giudicato dalla comunità scientifica non ha senso riempire pagine e pagine di protocolli sperimentali, ma l’organizzazione logica rimane la stessa. L’introduzione serve da base per tutto l’articolo, serve a dare solidità a tutta la struttura, perché se si vogliono scrivere cose scientifiche queste devono poggiarsi su qualcosa di solido, non possono essere frutto di un sogno. I dati sperimentali sono importanti e se scritti nel modo giusto possono essere compresi da tutti e soprattutto la logica di chi espone deve poter essere comprensibile.

metodo scientifico e nonQueste ultime righe non vogliono essere assolutamente dei consigli a chi scrive articoli scientifici, non ne sarai capace e non è il mio obiettivo, ma piuttosto vogliono essere una piccola pulce all’orecchio di chi, non addetto ai lavori, legge articoli pseudo scientifici, soprattutto in rete, in cui vengono annunciate strepitose verità che poi ad una ricerca più attenta vengono segnalate come bufale!!!

Diffidate sempre di cose poco chiare e poco dettagliate: la scienza se ben spiegata è sempre chiara…   se non lo è, forse non si tratta di vera scienza!

 

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