I metalli, la medicina e la salute: un rapporto complesso

di Giuseppe Alonci

 Questo articolo è il primo di una serie di lavori nei quali cercherò di far luce su un argomento di ampio  interesse, non solo per il chimico e per lo studente di chimica o farmacia, che troverà numerosi e utili spunti  per scoprire come la chimica inorganica sia, in definitiva, tutt’altro che la chimica del “non-vivente”, ma  anche per il cittadino curioso che non vuole limitarsi a prendere per oro colato le scarse e inesatte  informazioni che vengono normalmente trasmesse dai mass media.

metalli, alimenti e saluteParlando di metalli e di salute, l’immaginazione (purtroppo) corre subito verso lidi tutt’altro che felici: inquinamento del suolo e delle acque, avvelenamento da metalli pesanti, pesci al mercurio, pomodori al piombo, scarti dell’industria nucleare, acciaierie killer e così via. Non che tutto questo non sia vero, intendiamoci. I danni ambientali prodotti dallo smaltimento illegale di rifiuti, da parte di industrie più o meno note, più o meno potenti, è ben noto e accertato. Famosa è la storia di Erin Brockovic, ambientalista e avvocato statunitense, che nel 1996 è riuscita ad ottenere dalla Pacific Gas & Electric un risarcimento record di più di 300 milioni di dollari per le oltre 600 persone che erano state avvelenate dal cromo esavalente rilasciato nelle falde acquifere, per più di trent’anni, a Hinkley, California. Dalla sua storia è anche stato tratto nel 2000 un bel film con Julia Roberts.

In questo primo articolo inizieremo quindi a studiare il rapporto che esiste tra tossicità e beneficio e a sfatare alcuni luoghi comuni. Cercherò cioè di dare al lettore gli strumenti fondamentali per sapersi orientare nel mare magnum di informazioni, spesso incomplete e contradditorie, che trovano spazio in rete e per comprendere al cento per cento gli articoli successivi, nei quali si parlerà più nello specifico di argomenti particolari, come gli antitumorali a base metallica, i mezzi di contrasto, la nanomedicina e altro ancora.

Questa serie di articoli è stata ispirata da due cicli di lezioni tenute dal dr. Fabio Marchetti e dalla dr.ssa Chiara Gabbiani presso il dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’Università degli Studi di Pisa.  Un’altra fonte indispensabile, oltre alla omnicomprensiva Wikipedia, è stata Metals in Medicine, di J. C. Dabrowiack, che consiglio a chiunque voglia ulteriormente approfondire gli argomenti trattati.

 

I METALLI E LA FISIOLOGIA

Che i metalli siano indispensabili per la nostra salute non è certo una novità. Tutti noi siamo tempestati di pubblicità a proposito dello yogurt con il 40% in più di calcio, dei cereali ricchi di ferro, degli integratori allo zinco e al manganese e chi più ne ha più ne metta.

Fig. 1 - Struttura dell'emoglobina. Il cuore della proteina è un gruppo porfirinico che contiene lo ione ferroso, al quale si legherà poi l'ossigeno.

Fig. 1 – Struttura dell’emoglobina. Il cuore della proteina è un gruppo porfirinico che contiene lo ione ferroso, al quale si legherà poi l’ossigeno.

L’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi che permette il traporto dell’ossigeno, è un esempio di proteina contente un metallo, il ferro. Il fatto che contenga ferro non è un semplice incidente di percorso, una casualità, ma è anzi un elemento fondamentale, poiché è proprio lui il nucleo reattivo dell’emoglobina, è lì che si lega l’ossigeno. Il resto della proteina permette di affinarne la selettività, aiuta la formazione del legame e lo rende specifico, ma è lo ione Fe2+ quello ad essere veramente attivo.

Ma se l’emoglobina è il caso più famoso, ci sono tante altre proteine il cui funzionamento è basato sui metalli, in particolare sui metalli di transizione. Contrariamente al carbonio, all’azoto, all’ossigeno e ai metalli dei gruppi principali, i metalli di transizione hanno la particolarità di avere una reattività estremamente mutevole e variegata. Mentre il carbonio può formare solo e soltanto quattro legami, legami tra l’altro molto forti e difficili da rompere, i metalli di transizione, a seconda dell’ambiente che hanno intorno, possono formare un numero mutevole di legami, in genere tra due e sei, la cui forza è anch’essa modulabile. Nel caso dell’emoglobina, il ferro lega fortemente l’ossigeno a pH neutro o debolmente acido, come quello che si ritrova nei polmoni, mentre al pH più acido che si ritrova nei muscoli o nella materia extracellulare questa affinità è molto minore e l’ossigeno, legato nei polmoni, può essere rilasciato. Questa variazione dell’affinità dell’emoglobina verso l’ossigeno è comunemente nota come effetto Bohr.

Fig. 2 - In questa scultura è rappresentata artisticamente l'emoglobina. La palla rossa è al centro rappresenta il ferro, centro

Fig. 2 – In questa scultura è rappresentata artisticamente l’emoglobina. La palla rossa è al centro rappresenta il ferro, centro reattivo della molecola. Heart of Steel (Hemoglobin) (2005) by Julian Voss-Andreae

Un meccanismo simile può quindi essere utilizzato nella progettazione di nuovi farmaci. Sintetizzando dei ligandi ad hoc, cioè delle molecole che si legano al metallo e che hanno delle caratteristiche che possono essere studiate a tavolino, è possibile cambiare la reattività del metallo, cambiarne il target, cambiarne le proprietà chimiche, la velocità di rilascio, di espulsione e così via. Come vedremo nella sezione successiva, nella quale porteremo il caso del mercurio come esempio lampante, piccole variazioni nella struttura chimica possono portare a proprietà biologiche diametralmente opposte.

Accanto alla variazione nei leganti utilizzati per chelare (cioè legare) il metallo, è possibile intervenire anche su molti altri aspetti. I metalli presentano un’ampia varietà di diverse geometrie, da lineari a ottaedriche, piramidali o ancora più complesse. Cambiare la geometria del centro metallico permette di creare molecole dalla forma variabile. Questo permette di creare molecole con la forma adeguata per legarsi selettivamente in un sito piuttosto che in un altro.

Quali possono quindi essere i target che un metallo, introdotto nel nostro organismo come farmaco o come inquinante, può andare a colpire?

Uno dei target più importanti sono le proteine. Le proteine nel nostro corpo svolgono i compiti più diversi: trasporto dei nutrienti (come l’emoglobina o le proteine di membrana), catalisi (cioè permettono a certe reazioni di avvenire selettivamente e con velocità compatibili con la vita, come gli enzimi), strutturali (come la cheratina, l’actina o la miosina), di comunicazione intracellulare, di difesa verso gli agenti patogeni e tante altre ancora. Se il metallo si lega alla proteina in punto critico per il suo funzionamento, può bloccarne o modificarne la funzione. Gli amminoacidi più importanti ai quali i metalli possono legarsi sono sette:

Acido aspartico e acido glutammico, che contengono due gruppi carbossilici che possono legarsi fortemente con metalli hard, cioè piccoli e con carica elevata, come Mn2+ o Fe3+;
acidi aspartico e glutammico

Tirosina e lisina, i cui atomi d’azoto interagiscono con ioni hard come nel caso dell’acido aspartico e dell’acido glutammico;
lisina e tirosina

istidinaIstidina, che con il suo gruppo imidazolio interagisce con ioni intermedi, come lo ione Fe2+. Lo ione ferroso contenuto nell’emoglobina è ad esempio circondato da un anello porfirinico contenente quattro gruppi imidazolio;

Cisteina e metionina, che contengo uno ione solfuro che si lega a ioni soft, cioè molto grandi e con bassa carica, come platino (Pt2+), piombo (Pb2+) e tanti altri ioni di metalli pesanti. La tossicità (o l’effetto terapeutico) della maggior parte dei metalli pesanti sono proprio dovuti all’interazione con questi amminoacidi.
cisteina e metionina

Il secondo grande bersaglio per i farmaci a base metallica è il DNA. Normalmente il DNA è quasi inaccessibile per i farmaci, poiché è ripiegato su stesso e su alcune proteine dette istoni. Il DNA così
ripiegato è detto nucleosoma e tende ad organizzarsi ancora in strutture più grandi che poi vanno a costituire la cromatina contenuta nel nucleo (per approfondire: “La logica del vivente e la nascita della biologia molecolare“).  Tuttavia, nel momento in cui inizia la trascrizione di una proteina o la replicazione, il DNA si trova momentaneamente esposto e può essere attaccato. Questo implica che è possibile bloccare la produzione di proteine o la replicazione di una cellula, il che può rilevarsi una strategia vincente nel caso di farmaci antitumorali (purché sia possibile ottenere una qualche selettività di azione verso le cellule malate).

È appunto il caso del cisplatino, che come vedremo successivamente agisce proprio bloccando la duplicazione del DNA. In generale i siti attivi per l’attacco sul DNA sono o gli ossigeni presenti nelle catene laterali o gli atomi di azoto delle basi azotate.

glutatione

glutatione

Un’altra molecola con la quale spesso interagiscono i metalli pesanti è il glutatione (GSH). Quest’ultimo è un tripeptide normalmente presente nell’ambiente cellulare in quantità elevate e che permette di contrastare lo stress ossidativo a cui sono normalmente sottoposte le cellule. Alcuni processi biochimici (come la normale respirazione cellulare) producono infatti delle sostanze fortemente ossidanti, come i radicali perossido e superossido. Queste specie, chiamate ROS (reactive oxygen species), sono estremamente tossiche per le cellule ma vengono smaltite,
tra l’altro, anche dal glutatione, che è un forte riducente. Il glutatione interagisce anche con molti metallofarmaci, come gli antitumorali a base di platino. I composti formati per reazione di platino e glutatione sono in genere non tossici e possono venire espulsi facilmente dalle cellule. Per questo motivo il GSH viene spesso utilizzato per alleviare gli effetti collaterali nei malati sottoposti a chemioterapia con farmaci al platino.

Simile a quella del glutatione è la funzione delle metallotioneine, una classe di piccole proteine a base di zolfo (notate il ripetersi del gruppo -tio-, dal greco thecòs, zolfo, in metionina, cisteina, glutatione e metallotioneina, ad accentuare il ruolo predominante dello zolfo nella loro reattività). Queste proteine, ubiquitarie, contengono numerosi residui cisteinici ed hanno la funzione di immagazzinamento dei metalli pesanti, detossificazione, protezione dai ROS e mantenimento dell’equilibrio redox all’interno della cellula.
Qui (“Enzimi e vitamine nel mantenimento dell’equilibrio redox della cellula“) è possibile trovare ulteriori informazioni sul mantenimento dell’equilibrio redox nelle cellule.

 

IL CASO DEL MERCURIO

mappa della cittadina e stabilimento di MinamataRispetto al caso di Erin Brockovic, un po’ meno famosa è la così detta “Malattia di Minamata”, una patologia neurologica prodotta dall’esposizione al metilmercurio, CH3Hg+. Il nome della
malattia deriva dall’omonima cittadina giapponese, i cui abitanti furono esposti ad elevatissimi livelli di metilmercurio, rilasciato nelle acque della baia sulle cui sponde sorge la cittadina da parte
della Chisso Corporation. Questo composto, essendo una molecola sostanzialmente lipofila, cioè particolarmente attratta dai grassi, tende ad accumularsi infatti all’interno di pesci e molluschi, che in pratica funzionano da “fegato” per l’ambiente marino, depurando le acque da questo tipo di composti tossici accumulandolo nelle loro carni. Mangiare questi pesci corrisponde quindi praticamente ad una condanna a morte. Se si considera che il rilascio di metilmercurio è durato dal 1932 al 1968, si comprende come mai questa malattia si sia resa responsabile di 2265 vittime accertate.

Un disastro simile avvenne in Iraq, quando più di 6000 persone morirono in seguito all’ingestione di grano contaminato. Il metilmercurio è stato infatti utilizzato per lungo tempo come fungicida, nonostante i suoi effetti tossici fossero ben noti. Nel 1971 l’Iraq importò numerosi sacchi di grano, trattato con metilmercurio, dagli Stati Uniti e dal Messico. Questo non sarebbero dovuto essere usato per l’alimentazione, ma solo per la coltivazione. Tuttavia, a causa del fatto che le indicazioni di tossicità erano scritte solo in spagnolo e in inglese, che il simbolo del teschio con le tibie incrociate fosse completamente sconosciuto ai contadini iracheni e che le sementi furono distribuite in notevole ritardo, quando ormai la semina era già stata effettuata, i contadini si nutrirono invece direttamente dei semi. Il risultato fu un’epidemia che inizio nel 1971 ma che toccò il suo massimo picco di mortalità nel 1972.

Karen Wetterhahn

Karen Wetterhahn

Molto meno noto, ma non meno spettacolare nella sua tragicità, è il caso di Karen Wetterhahn, professoressa di chimica al Dartmouth College ed esperta di tossicità ambientale, morta nel 1997 per avvelenamento da mercurio in seguito all’esposizione a qualche goccia di dimetilmercurio, (CH3)2Hg. Mentre stava preparando alcuni standard per delle analisi di routine, in particolare per la spettroscopia 199Hg NMR, due gocce del suddetto composto le gocciolarono sui guanti. Lavorando sotto cappa e rispettando tutte le norme di sicurezza, la scienziata non si preoccupò di decontaminarsi immediatamente, ma aspettò qualche minuto per finire il lavoro che stava compiendo. Studi successivi mostrarono che in soli 15 secondi dal contatto il veleno aveva già attraversato non solo i guanti, ma anche la pelle. Morì circa un anno dopo tra atroci sofferenze. Il dimetilmercurio la ha così potuto aggiungere alle sue vittime, insieme ai due assistenti di laboratorio che collaborarono nel 1865 alla sua prima sintesi e ad un chimico cecoslovacco nel 1972.

Fin ora si è parlato del così detto mercurio organico, cioè di molecole nelle quali il mercurio era legato a degli atomi di carbonio. Ma anche il mercurio inorganico non è da meno.

Il Capellaio Matto in un'incisione originale da "Alice's Abenteuer im Wunderland"

Il Capellaio Matto in un’incisione originale da “Alice’s Abenteuer im Wunderland”

Se andaste a passeggio in Inghilterra, vestiti con un calzino rosso ed uno viola, declamando ad alta voce le poesie di Trilussa, potreste probabilmente sentire le persone intorno a voi borbottare: << He’s mad as a hatter! >>, << È matto come un cappellaio!>>. Penso inoltre di non esagerare dando per scontato che tutti quanti conosciate il Cappellaio Matto di Alice nel Paese del Meraviglie. Ma come mai a un nobile mestiere come quello del cappellaio è attribuita questa cattiva nomea? In effetti non si tratta semplicemente di calunnia, ma di un dato oggettivo. Fino alla fine dell’Ottocento il mestiere del cappellaio era estremamente pericoloso e buona parte di questi artigiani soffrivano di importanti deficit neurologici. Fin da metà del ‘600 la lavorazione delle pelli per la produzione di cappelli comprendeva un passaggio di immersione in una soluzione di nitrato mercurico, Hg(NO3)2. Questo passaggio aiutava sia la separazione della pelle dalla pelliccia, che veniva poi battuta e trattata per ottenere il feltro per i cappelli, sia permetteva di ottenere un feltro più morbido e liscio. Il feltro così ottenuto veniva poi bollito in acqua e asciugato. In tutti questi passaggi una piccola quantità di mercurio poteva ridursi a metallo, evaporare ed essere inalato dagli operai. Questo processo, inizialmente sviluppato in Francia, si diffuse successivamente in Europa arrivando non solo in Inghilterra, ma anche in Italia e negli Stati Uniti.
Sebbene il suo utilizzo fosse stato vietato in Francia già nel 1898, nonostante anche l’Inghilterra avesse abbandonato il processo al mercurio nello stesso periodo, per quanto metodi alternativi ed economici fossero ampiamente disponibili, l’avarizia dei datori di lavoro era tale che in Italia e negli USA il mercurio continuò a essere utilizzato fino alla metà del XX secolo.

Da questa brevissima disamina il lettore troppo incline al pensiero induttivista potrebbe trarre la conclusione che il mercurio sia decisamente una bestia nera, da cui stare il più alla larga possibile.
Resterebbe probabilmente molto sorpreso nello scoprire che in realtà gli utilizzi terapeutici del mercurio sono antichissimi.
Il primo punto sul quale è fondamentale soffermarsi è che non tutte le molecole contenenti mercurio sono necessariamente velenose. In generale il mercurio può essere ritrovato in tre forme:

  • Mercurio elementare, Hg0, cioè mercurio puro, non legato con altri elementi. A temperatura ambiente è un liquido argenteo, estremamente denso e molto volatile;
  • Mercurio inorganico, sotto forma di ione mercuroso Hg22+, in cui il metallo ha stato d’ossidazione +1, o ione mercurico Hg2+, in cui il metallo ha stato d’ossidazione +2;
  • Mercurio organico, in cui il metallo, generalmente nello stato d’ossidazione +2, è legato a dei gruppi organici, cioè a del carbonio.

La tossicità del mercurio è dovuta alla sua interazione con il selenio, un micronutriente fondamentale per il nostro benessere. Il selenio è contenuto nel nostro corpo solo in pochissimi enzimi, circa 25, ma l’inattivazione di questi enzimi ha effetti disastrosi. In particolare l’enzima al selenio più importante è la tioredossina-disolfuro reduttasi, necessario per restaurare le scorte di un enzima, la tioredossina appunto, presente in tutti gli organismi viventi e che ha il compito di combattere lo stress ossidativo nelle cellule. In particolare serve a eliminare i ROS di cui è parlato nel paragrafo precedente. Dato che il selenio è chimicamente molto simile allo zolfo, si lega fortemente al mercurio e in questo modo la tioredossinadisolfuro reduttasi viene completamente inattivata. Non funzionando questo enzima, la tioredossina una volta ossidata per eliminare i ROS non può più essere rigenerata.

mercurio metallico

mercurio metallico

Per quanto possa sembrare incredibile, la tossicità del mercurio metallico è molto bassa. Nel passato veniva addirittura ingerito per “sbloccare” l’intestino, per il suo peso elevatissimo. Viene infatti malamente assorbito dal nostro organismo e viene espulso tale e quale. Casi di tentato suicidio di persone che se lo sono iniettato in vena si sono conclusi con la morte provocata per intasamento dei vasi sanguigni e dei polmoni, ma con scarsissima tossicità sistematica.

Sebbene il mercurio liquido abbia scarsa tossicità, lo stesso non si può dire per i vapori di mercurio che invece, come visto prima per i poveri cappellai, provocano gravissimi deficit neurologici per esposizione cronica e finanche l’exitus per esposizione acuta. Data l’elevata volatilità del mercurio non è quindi difficile restare intossicati se non si adoperano delle opportune precauzioni (lavorare sotto cappa, ambienti aperti ed areati e simili).

otturazione dentale con amalgama di mercurio

otturazione dentale con amalgama di mercurio

Fino a qualche tempo fa il mercurio metallico era utilizzato nei termometri, nei barometri e in varie attrezzature sia di laboratorio che di uso quotidiano. Oggi tuttavia anche questi utilizzi stanno venendo mano a mano banditi. Era normalmente utilizzato anche nelle otturazioni dentarie ed è ancora utilizzato per questo scopo in molti paesi del globo. Il mercurio è infatti un solvente eccellente per molti metalli. L’oro ad esempio si scioglie nel mercurio come una zolletta di zucchero in acqua! Oggi le otturazioni in mercurio, di cui il metallo costituisce anche il 50% e nelle quali è mescolato con oro, rame, stagno e zinco in varie proporzioni, stanno venendo mano a mano abbandonate, sebbene sia interessante chiedersi quanto mercurio venga liberato tutto in una volta quando il dentista rimuove una otturazione già impiantata da anni, per sostituirla con una otturazione moderna Hg-free…

Il mercurio inorganico presenta anch’esso una tossicità relativamente contenuta ed è stato utilizzato in ambito medicinale per millenni. Già nel XV secolo veniva utilizzato come farmaco contro la sifilide, sotto forma di calomelano o di cinabro (solfuro di mercurio), in unguenti, pomate e pillole, utilizzo che è perdurato ininterrottamente fino alla metà del ‘900. Il cloruro mercuroso o calomelano, Hg2Cl2, era utilizzato anche da Paracelso come diuretico ed è stato utilizzato anche come purga, emetico e come cura per la febbre gialla. La tossicità di questi composti riguarda principalmente i reni e secondariamente il sistema gastrointestinale, ma difficilmente porta a problemi neurologici. Il nostro cervello è infatti protetto dalla barriera ematoencefalica, che permette facilmente il passaggio a molecole lipofile, come l’alcool etilico e il metilmercurio, ma molto più difficilmente a ioni come lo ione mercurico o mercuroso. Generalmente i sali di Hg(II) sono comunque più tossici di quelli di Hg(I), essendo molto più solubili in ambiente acquoso.

etilmercuriotiosalicilato (Thiomersal)

etilmercuriotiosalicilato (Thiomersal)

Il mercurio organico, come il metil e il dimetilmercurio, è invece riconosciuto generalmente come la forma di mercurio più tossica. Un’importante eccezione è costituita dall’etilmercurio, prodotto dal metabolismo di un antisettico utilizzato come conservate in alcuni vaccini, l’etilmercuriotiosalicilato. Quest’ultimo, più conosciuto col nome commerciale di Thiomersal, ha un curriculum molto controverso. La storia del suo utilizzo inizia nel 1930, quando si iniziò ad aggiungerlo ai vaccini per evitare contaminazioni batteriche e fungine, ed è continuata ininterrottamente fino ai giorni nostri. Soprattutto nel caso di vaccini multi-dose, l’utilizzo di lotti contaminati si è infatti mostrato disastroso.
Il thiomersal è stato utilizzato in maniera pressoché inosservata per il grande pubblico per sessant’anni, per le sue proprietà formidabili e per la scarsa o assente tossicità. Quando a metà degli anni ’90 sono iniziate negli USA le prime importanti campagne di sensibilizzazione e di regolamentazione sulla tossicità e l’utilizzo dei composti contenenti mercurio, anche il thiomersal è stata messo sotto accusa. Nonostante l’assenza di prove scientifiche che confermassero una qualsiasi tossicità, fu disposto di eliminare dove possibile l’utilizzo del farmaco, come precauzione per evitare l’esposizione al mercurio al di sotto dei sei anni.
Contemporaneamente a questa decisione numerosi genitori di bambini autistici iniziarono a richiedere cospicui risarcimenti, sostenendo che fosse stato proprio l’etilmercurio prodotto dal metabolismo del thiomersal la causa della malattia dei proprio figli. La diffusione di queste teorie, che non erano supportate da nessuna base scientifica, produsse una diffusa diffidenza nei confronti dei vaccini, che ancora oggi purtroppo continua, nonostante numerosi studi abbiano dimostrato la totale estraneità del farmaco verso l’autismo. È infatti interessante notare che il numero di casi di autismo è continuato a crescere esponenzialmente nonostante la completa eliminazione del mercurio dalla quasi totalità dei vaccini per l’infanzia. Oggi infatti sono pochissimi i vaccini a contenere thiomersal, soprattutto quelli antinfluenzali e antitetano per la profilassi degli adulti. A questo bisogna aggiungere che i sintomi di avvelenamento da mercurio sono completamente diversi da quelli dell’autismo.

 

SUL FILO DI UN RASOIO

Il caso del mercurio è interessante perché mostra quanto è difficile spesso mettere un paletto che divida ciò che è tossico da ciò che non lo è. Scegliere di utilizzare un farmaco piuttosto che un altro è quasi sempre una questione di saper rapportare rischi e danni con i benefici prodotti. Oggi nessun medico penserebbe mai di curare la sifilide con il mercurio, poiché abbiamo farmaci di gran lunga più efficaci e che presentano molti meno effetti collaterali. Eppure, per il malato di duecento anni fa, le scelte non erano molte e sopportare diarrea, perdita dei denti e molti altri gravi effetti collaterali era comunque preferibile alla morte.

un farmaco a base di arsenico utilizzato in passato per combattere la sifilide

un farmaco a base di arsenico utilizzato in passato per combattere la sifilide

Il caso della sifilide è particolarmente interessante, perché i farmaci che sono stati utilizzati per la sua cura sono stati quasi sempre a base metallica (oro, platino, argento e antimonio principalmente). La prima cura veramente efficace è stata però quella al Salvarsan, considerato il primo chemioterapico nella storia della medicina e che è ancora utilizzato sporadicamente per la cura della sifilide e per la tripanosomiasi. Se siete fan di “La mia Africa”, il meraviglioso libro autobiografico della scrittrice danese Karen Blixen, vi interesserà sapere che, come racconta lei stessa, è stato proprio il Salvarsan a salvarla dalla sifilide. Un farmaco a base di arsenico, lo stesso elemento normalmente associato a omicidi e avvelenamenti!

Allo stesso modo il mercurio, responsabile di tante morti, ha permesso a generazioni di malati di poter ricevere una otturazione dentaria senza doversi indebitare. In un mondo in cui le cure dentali sono sempre state tra le più costose, l’amalgama di mercurio ha permesso a innumerevoli persone di vivere una vita tranquilla, senza il lancinante dolore delle carie e senza particolari effetti collaterali, ed ha permesso a milioni di persone di essere vaccinate in tutta sicurezza, permettendo così di debellare completamente mali tremendi come la poliomielite.

 

BIBLIOGRAFIA

David L. Nelson, Michael M. Cox, I principi di biochimica di Lehninger, Sesta edizione, Zanichelli;

Nierenberg, David W.; Nordgren, Richard E.; Chang, Morris B.; Siegler, Richard W.; Blayney, Michael B.;
Hochberg, Fred; Toribara, Taft Y.; Cernichiari, Elsa; Clarkson, Thomas (1998). “Delayed Cerebellar Disease and Death after Accidental Exposure to Dimethylmercury”. New England Journal of Medicine 338 (23): 1672–1676.    http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJM199806043382305

Did the Mad Hatter have mercury poisoning?   http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1550196/?page=1

Merler, E; Vineis, P; Alhaique, D; Miligi, L (May 1999). “Occupational cancer in Italy”. Environmental  Health Perspectives. 107 Suppl 2: 259–71.   http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1566274/?page=4

Le otturazioni in amalgama sono pericolose? http://www.dentisti-italia.it/dentista/conservativa/629_leotturazioni-
in-amalgama-sono-pericolose.html
Storia della sifilide:  http://www.pediatria.it/storiapediatria/p.asp?nfile=storia_della_sifilide

 

 

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