Sodio Laurilsolfato: questo (s)conosciuto compagno quotidiano

di Nicole Ticchi

“Vediamo un po’ cosa c’è qui dentro…”.   Una sfilza in inglese di nomi chimici, sostanze impossibili anche solo da immaginare…quante volte tra le corsie del supermercato, delle profumerie o dei negozi che vendono prodotti per l’igiene personale e della casa ci soffermiamo a leggere quelle fantomatiche etichette, che dovrebbero svelarci la misteriosa composizione di ciò che usiamo quotidianamente per qualsiasi azione legata alla nostra pulizia, viscosità di soluzioni di sodio laureth sulfateil miracoloso ingrediente che rende quella crema così profumata e setosa, il nostro bagnoschiuma preferito così vellutato e piacevole sulla pelle, il detersivo per i piatti così efficace.   E allora ecco comparire sostanze dai nomi così complicati e così difficili da ricordare.   Eppure, ogni tanto qualcuno rimane impresso, lo vediamo scritto più volte, diventa quasi familiare e, tutto d’un tratto, ecco che ne sentiamo parlare, lo vediamo comparire in alcune discussioni sui blog di internet, nelle trasmissioni in TV, sui siti di medicina e scienza, sui giornali; magari viene anche fuori che potrebbe possedere alcune proprietà tossiche, che potrebbe essere nocivo per la salute ed, infine, diventa un caso di dominio pubblico, oggetto di diatribe e di studi sempre più approfonditi.
Sono molte le sostanze che negli ultimi tempi sono state messe sotto accusa, “processate”, studiate e testate; alcune sono addirittura state ritirate dal mercato, poiché sia i dati relativi al loro utilizzo nella popolazione sia i dati sperimentali relativi ad analisi specifiche avevano dimostrato una loro pericolosità in seguito ad esposizione.   Altre sono tutt’ora in fase di studio, nel tentativo di valutarne il rapporto beneficio/rischio utilizzo, altre ancora sono semplicemente risultate non nocive all’interno di determinati intervalli di concentrazioni con i quali sono presenti nei prodotti disponibili sul mercato.

Non è facile, ad oggi più che mai, stabilire cosa SICURAMENTE non nuoce alla salute e cosa invece la mette in pericolo; contrariamente a quanto si pensa, non esistono nemmeno in natura sostanze  che possano essere ritenute del tutto benefiche, prive di tossicità e la scienza sta facendo passi da gigante nel cercare di determinare quali sono le condizioni, le quantità e le circostanze in cui una sostanza possa essere considerata NON pericolosa.   Molto spesso la differenza sta proprio nella QUANTITA’, più che nella qualità.
Una sostanza che da qualche anno a questa parte è al centro di un importante dibattito e sta facendo parlare molto di sé è il Sodio Laurilsolfato (SLS).   Probabilmente si tratta del surfattante anionico più studiato finora. Ebbene sì, non c’è etichetta che non rechi in pole position questo nome: Sodium Lauryl Sulfate.
bolle di schiumaEsso rappresenta uno dei composti chimici maggiormente utilizzati a livello industriale, vantando un versatile profilo di applicazione che lo rende pressoché indispensabile nella formulazione della maggior parte dei prodotti per l’igiene della persona, della casa  e dell’ambiente: ha portato ad una vera e propria “rivoluzione” nel campo dei detergenti sintetici, lasciando per molti anni nel dimenticatoio i vecchi saponi, la cui efficacia pulente era decisamente limitata.
Il grande successo riscosso da questo detergente è  legato anche al suo profilo ecologico.   A differenza di detergenti sintetici con catene ramificate come gli alchilbenzensolfonati, SLS viene degradato quasi completamente ad opera di alcuni enzimi batterici utilizzati nel trattamento di depurazione delle acque, per evitare che tracce di schiuma e detersivi finiscano nelle nostre case. Ciò ha permesso di migliorare notevolmente la qualità delle acque di scarico determinando un minor impatto sulla salute dell’ambiente.
Per capire di cosa si tratta basti pensare alla caratteristica che accomuna generalmente tutti i detergenti: la formazione di schiuma.   Questo fenomeno è dovuto alla presenza all’interno della formulazione di una sostanza, chiamata TENSIOATTIVO, che ha la funzione di facilitare la bagnabilità delle superfici, la miscibilità tra liquidi diversi, nonché la rimozione dello sporco dalle superfici, sia corporee, sia di altro tipo, come pavimenti, arredo ecc.
Esistono diversi tipi di tensioattivi, ognuno dotato di specifiche caratteristiche e profili di attività.   In genere sono composti organici caratterizzati da un gruppo polare ed un gruppo non polare, e possono distinguersi tra loro, in base alla natura del gruppo polare, in anionici, cationici, anfoteri e non ionici.
Il SLS appartiene alla classe dei tensioattivi anionici ed è costituito da una coda idrofoba di 12 atomi di carbonio attaccata ad un gruppo idrofilo solfato: è possibile ottenerlo  per solfonazione dell’1-dodecanolo (o alcool laurilico, C12H25OH) seguita dalla neutralizzazione con il carbonato di sodio.

sodio laurilsolfato (SLS)

Per etossilazione viene convertito nel lauretsolfato di sodio (o sodio lauriletere solfato, SLES), meno aggressivo verso la pelle perché essendo un solvente meno efficace è meno aggressivo nei confronti delle proteine.
Il principio su cui si basa l’azione dei tensioattivi è dato dalla loro capacità di ripartirsi all’interfaccia tra due fasi immiscibili tra loro, rendendo possibile l’interazione tra fase polare e fase apolare: si formano in soluzione delle particelle sferiche, chiamate micelle, caratterizzate da un core centrale polare, contenente la fase acquosa,  verso cui sono rivolte le porzioni polari della molecola, e una porzione idrofobica, costituita dalle catene carboniose apolari che stanno a contatto tra loro e con la fase apolare.   Man mano che il tensioattivo raggiunge concentrazioni adeguatamente elevate si raggiunge la CMC (Concentrazione Micellare Critica) e si ha la formazione della classica schiuma, di cui le micelle sono le principali costituenti.   Esse sono in grado di incorporare al loro interno le particelle di “sporco” e permettono di rimuoverle facilmente dalle superfici.
La formazione di schiuma è una caratteristica che accomuna la stragrande maggioranza dei detergenti utilizzati e rappresenta un fenomeno pressoché fondamentale nel processo di sgrassamento e pulizia.   Anche sulla nostra pelle, sui nostri capelli, possiamo trovare tracce di grasso, il cosiddetto sebo, prodotto normalmente dalle ghiandole sebacee poste all’interno del complesso e articolato strato che costituisce il nostro derma: proprio per questa ragione uno dei componenti principali di bagnoschiuma e shampoo è rappresentato proprio dal tensioattivo.   Il SLS risulta il più utilizzato in assoluto, sia per la facile via di produzione, che comporta di conseguenza bassi costi del prodotto finito, sia per la versatilità con cui può essere utilizzato.

ingredienti sapone liquido - basgnoschiuma - shampoo

Nonostante sia conosciuto principalmente come ingrediente di detergenti & Co. non possiamo, tuttavia, attribuirgli il solo ruolo di “schiumogeno”.   Se andiamo a esplorare l’intero campo di applicazioni di questa semplice molecola ci rendiamo facilmente conto di come sia possibile utilizzarlo in tantissime altre modalità: non dimentichiamo che il ruolo di tensioattivo è importante anche in formulazioni con funzioni diverse da quella detergente.   Proprio così.   E’ l’esempio di creme e cosmetici, come rossetti e altri prodotti di bellezza, quotidianamente usati da una elevata percentuale della popolazione.   Che cosa sono le creme, se non un semplice esempio di miscela tra una fase acquosa e una oleosa arricchita di essenze, profumi o principi attivi?  Qui il tensioattivo non è altro che un “legante”, in grado di far sì che sostanze di natura differente tra loro si fondano tra loro per dare un prodotto dall’aspetto e dalla consistenza omogenea, caratteristiche necessarie soprattutto in campo cosmetico.
sezione di micella con sporco idrofobo

sezione di micella contenente al suo interno "sporco" idrofobo

Ma non è finita qui, anche in ambito farmaceutico le applicazioni sono numerose.   La natura anfotera del SLS ben si sposa con il ruolo di eccipiente, in particolare per formulazioni farmaceutiche  come capsule e compresse: la sua struttura apolare, infatti, fa sì che esso possa fungere ottimamente da lubrificante, aumentando così la scorrevolezza delle polveri al fine di facilitarne la compressione o favorire il riempimento di capsule rigide.

Se pensiamo a tutte queste modalità di utilizzo ci rendiamo conto subito di come esse rappresentino un’area di forte impatto sulla nostra vita di tutti i giorni: dalla pulizia della persona, alla cura dell’immagine, fino ad arrivare alla pulizia degli ambienti in cui viviamo, mangiamo, dormiamo e svolgiamo tutte le nostre attività quotidianamente.   Che influenza può avere l’uso di determinate sostanze su di noi?   Come può incidere sulla nostra salute?
Le polemiche nate nei confronti del SLS sono ormai da anni sotto gli occhi di tutti, su internet, sui giornali, sui blogs: c’è chi sostiene che vi sia la possibilità che questa sostanza sia altamente nociva per la salute dell’uomo e che, a lungo andare, possa provocare danni irreparabili.   C’è chi invece sostiene che non vi siano dati a sufficienza per ritenerla una sostanza dannosa, o quantomeno ufficialmente ascrivibile nell’elenco delle sostanze SICURAMENTE pericolose.
Occorre poi distinguere tra chi sostiene che si tratti di una sostanza cancerogena e ne abolisce l’uso dalla pratica quotidiana, e chi, invece sostiene che, alle dosi con cui quotidianamente veniamo in contatto, il rischio di cancerogenesi non sussista.   Gli elementi per rispondere alla domanda “Ma questa sostanza fa male?” tuttora scarseggiano e stabilire cosa sia giusto fare e cosa no è una faccenda delicata.   Seppur in passato la scoperta di questa sostanza abbia rappresentato un enorme passo in avanti per quanto riguarda la biocompatibilità, sia a livello fisiologico che a livello ambientale, l’avanzamento delle tecnologie e della ricerca hanno messo in luce aspetti negativi e svantaggi che non si adattano alla necessità, ad oggi più forte che mai, di una maggiore tutela della salute.
Sodium Laureth Sulfate puro (in polvere)

sodio lauriletere solfato (SLES anidro, in polvere)

Nonostante le critiche mosse nei confronti dell’SLS siano numerose e coprano un vasto raggio d’azione, è soprattutto a livello dermatologico che l’interesse nei confronti dei possibili effetti tossici si è concentrato maggiormente.   Molti sostengono che le ripercussioni sul sottile equilibrio di attività enzimatiche utili alla vita ed ai processi fisiologici cutanei possano essere a lungo andare deleterie e portare, così, ad un impoverimento  e ad un deterioramento delle funzioni della nostra pelle.   Infatti, sebo e sudore, fattori idratanti che così vengono eliminati, non sono più in grado di proteggere l’epidermide che diviene più permeabile ai corpi estranei, a partire dallo stesso tensioattivo che penetrando nella cute provoca ulteriori danni; sembra che uno degli aspetti scoperti recentemente più deleteri di questi tensioattivi solfati o solfonati sia rappresentato dalla loro enzimotossicità.    Se andiamo a spulciare fra gli studi compiuti in passato su tale sostanza compaiono dati riguardanti possibili danni a cellule, DNA, microrganismi, effetti teratogenici e chi più ne ha più ne metta!  Ma attenzione, in merito ai risultati dei test tossicologici occorre fare una precisazione.   E’ doveroso distinguere tra tossicità riscontrata su un determinato target utilizzando la sostanza in esame in forma pura, ad esempio il SLS in polvere, solido bianco e cristallino, e quella riscontrata in seguito all’utilizzo sull’individuo di un prodotto in cui essa si trova in soluzione/sospensione insieme ad altre sostanze ad una determinata diluizione. La prospettiva cambia notevolmente se pensiamo che nella maggior parte delle formulazioni in commercio il quantitativo di SLS non supera il 20-30%!

Ora facciamo un passo indietro, torniamo a parlare di quella molecola dal nome così simile che ci fa pensare a una differenza pressoché nulla: mi riferisco al Sodium Laureth Sulfate (SLES).
Come già accennato in precedenza si tratta di un prodotto ottenuto tramite etossilazione dell’1-dodecanolo e presenta un gruppo etereo all’interno della catena alchilica :
sodio lauriletere solfato (SLES)

Le proprietà chimico-fisiche delle due molecole sono pressoché identiche, così come la capacità di agire da tensioattivi e il potere schiumogeno.   Anche il costo di produzione è paragonabile e relativamente basso, motivo per cui possiamo trovare l’uno o l’altro nelle varie formulazioni di cosmetici, shampoo e simili presenti sul mercato.   Se andiamo ad analizzare l’aspetto tossicologico notiamo, nuovamente, che i rischi derivanti dall’utilizzo di SLES risultano analoghi a quelli riscontrati per SLS: irritazione a livello di cute e occhi, con intensità crescente in maniera direttamente proporzionale all’entità di esposizione.

In merito alla cancerogenicità, aspetto molto dibattuto, diverse fonti autorevoli, in seguito a valutazioni tossicologiche e, soprattutto, epidemiologiche, hanno definito entrambe le sostanze come “non cancerogene”, cercando di stemperare il clima di allarmismo che si era creato in seguito alla diffusione di vere e proprie “leggende metropolitane” sui potenziali effetti devastanti di tali specie.
vasca da bagno colma di schiuma, prodotta probabilmente con un surfattante tipo sodio lauril o laureth solfatoNello specifico, la polemica sollevata circa la possibile cancerogenicità di SLES è legata, prevalentemente, alla presenza di una sostanza contaminante, l’ 1,4-diossano.   Tuttavia, da studi tossicologici ed epidemiologici è emerso che questa sostanza sia in realtà un “probabile cancerogeno”, poiché non vi sono prove riguardo ad un reale incremento dell’incidenza di cancro nella popolazione ad essa esposta.   Ad ogni modo, la FDA ha imposto che il quantitativo di 1,4-diossano presente come contaminante venga rigidamente monitorato e mantenuto a livelli molto al di sotto della soglia di tolleranza.
Tuttavia, è stato accertato da una commissione del Cosmetic Ingredient Review negli USA che ingredienti come SLS ed SLES non sono di per sé cancerogeni, ma già a concentrazioni pari al 20% possono essere causa di irritazioni cutanee e oftalmiche la cui intensità cresce in maniera direttamente proporzionale al tempo di esposizione.   Il problema che sorge in seguito a questo dato è rappresentato dall’impossibilità per il consumatore di determinare la quantità di tale sostanza all’interno del prodotto presente sullo scaffale del supermercato, poiché non vi è l’obbligo per i produttori di specificare le percentuali di ingredienti presenti nelle formulazioni. Ancora una volta è la quantità, non la qualità, a fare la differenza.
Diversi sono stati i capi di accusa nei confronti di SLS, tuttora non vi è un chiaro profilo tossicologico che permetta di affermare se l’uso di sostanze che li contengano sia da evitare oppure no.   Tuttavia la ricerca in abito cosmetico sta investendo sullo studio di formulazioni che risultino sempre meno aggressive nei confronti della pelle e del cuoio capelluto, creando detergenti dotati di un profilo sempre più “biocompatibile”.   Purtroppo, alla luce di quanto detto finora, sapremo solo fra diversi anni se le sostanze frutto dell’innovazione tecnologica del ventunesimo secolo che avremo tra noi saranno realmente “meno pericolose”.

Una risposta a Sodio Laurilsolfato: questo (s)conosciuto compagno quotidiano

  • Paola scrive:

    Tante volte la verità è così semplice da non essere osservata. Usando quei prodotti che lo contengono, i capelli e la pelle diventano secchi, squamati, impoveriti del grasso naturale e la sensazione dopo l’uso è di avere meno energia. Alterano il pH della pelle. Gli antichi egizi, greci e romani utilizzavano bagni e prodotti basici. Perché per osmosi, l’acidità nel corpo ne esce. Provare prodotti basici (sali da bagno con pietre basiche), e semplicemente osservare come ci si sente dopo.
    All’opposto. A parte qui che non prendete una posizione chiara…, bellissimo sito!

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