aminoacidi

La chimica del fegato: le Transaminasi ed i test chimico-clinici che indicano una lesione delle cellule epatiche

di Sergio Barocci

posizione del fegato nel corpo umano(Vedi anche l’articolo, dello stesso Autore: “L’interpretazione delle analisi di laboratorio e degli esami strumentali nelle malattie epatiche“)
A causa delle molteplici funzioni che il fegato svolge ( ruolo cruciale nel metabolismo glucidico, lipidico e proteico e ruolo detossificante ) e la complessità dei danni anatomo – funzionali presenti nelle diverse patologie epatiche , risulta chiaro che non può esistere un singolo esame di laboratorio che sia da solo in grado di mettere in evidenza tutte le possibili alterazioni di quest’organo.
In genere, nella pratica quotidiana, vengono utilizzati più test di laboratorio chimico – clinici configurati in modo da rilevare i diversi aspetti della patologia epatica , quali ad esempio la sua natura e la sua gravità, il tipo di danno e la compromissione della funzionalità del fegato.

Questi test denominati di 1° livello o di screening, comprendono una serie di esami del sangue che servono a valutare :

a)  le attività enzimatiche , seriche di possibile origine epatocitaria come GOT o AST, GPT o ALT dette anche transaminasi , ALP (fosfatasi alcalina) , g-GT (gamma-glutamil transferasi);
 
b)  la bilirubina totale e frazionata nel sangue;

c)  le proteine plasmatiche (stimate come quantità totale, albumina, globuline);

d)  alcuni fattori della coagulazione ( tempo di protrombina o PT , tempo di tromboplastina parziale attivata o aPTT, fibrinogeno ). Continua...

come si formano gli aromi durante la cottura degli alimenti?

DALLA SCOPERTA ALLE ISTITUZIONI

Fu il chimico francese Louis Camille Maillard a descrivere per primo nel 1910 una curiosa reazione che, coinvolgendo due delle principali classi di costituenti più diffusi nei prodotti di origine naturale, gli aminoacidi (mattoncini di base che a loro volta costituiscono le proteine) e gli zuccheri semplici (che possono a loro volta liberarsi dai carboidrati complessi), era in grado di portare alla formazione di alcuni prodotti di reazione fino ad allora sconosciuti.

Suppongo che il dottor Maillard fu probabilmente un pò infastidito, almeno in un primo momento, da questa sorta di reazione collaterale, in quanto lo scopo iniziale del suo lavoro era semplicemente quello di giungere alla sintesi in laboratorio delle proteine di interesse biologico, una cosa detto fra noi tutt’altro che semplice.   Con tutta probabilità egli dovette notare, durante i suoi tentativi di sintesi, che quando degli aminoacidi non completamente depurati dagli zuccheri riducenti (quasi sempre presenti almeno in tracce nei prodotti di origine naturale) venivano riscaldati, specie se in carenza di acqua, almeno una parte di questi aminoacidi si perdeva, trasformandosi in qualcos’altro, qualcosa di probabilmente di colore più scuro e sicuramente molto odoroso.
Da qui ad intuire che questo tipo di trasformazione poteva rivestire un ruolo fondamentale nello spiegare come si originano le molecole aromatiche durante la cottura degli alimenti il passo non fu enorme, non così grande almeno come il cercare in seguito di decifrare nei dettagli cosa effettivamente succedeva nel corso di queste reazioni, che si dimostrarono un rompicapo veramente al di sopra di ogni aspettativa. Continua...

perchè i capelli di arricciano quando il tempo è umido?

capelli ricci In molti ci siamo chiesti per quale ragione quando il tempo è umido le nostre capigliature tendono a diventare più arricciate. Poi quando ci prendiamo direttamente l’acquazzone in testa, ecco che i nostri capelli diventano lisci come spaghetti scotti. Tutto questo ovviamente partendo dal presupposto di avere i capelli sufficientemente lunghi.

Il cambiamento della forma di un filamento in relazione all’umidità veramente non è una prerogativa unica dei capelli: molti sapranno infatti che l’elemento “sensibile” degli igrometri tradizionali, quelli con il quadrante tondo e la lancetta, utilizzati fino a pochi anni fa nelle nostre case fino all’avvento dei dispositivi digitali, era per l’appunto dei sottili filamenti che non erano “simili” a dei capelli… erano proprio capelli, ed anche di una certa lunghezza!
igrometro_analogico Si era infatti notato che in relazione dell’aria circostante i capelli umani possono variare la loro lunghezza fino al 2,5% passando dallo zero % di umidità al 100% di umidità relativa.
Significa che se ho un capello lungo 20 cm in un clima secco come quello di un deserto, questo può allungarsi di mezzo centimetro, ovvero fino a 20,5 cm complessivi, passano ad un’atmosfera satura di umidità, come quella della foresta equatoriale. In realtà la variazione di lunghezza non è proprio “lineare”, ovvero non possiamo dire ad ogni intervallo uguale di unidità (ad esempio per ogni aumento di umidità del 10%) il capello si allunghi esattamente della stessa estensione. Continua...

CERCA LA CHIMICA DI CUI HAI BISOGNO

Sostieni la divulgazione della Chimica

Il tuo libero contributo sarà interamente devoluto alle attività di divulgazione della Chimica.

RICHIEDI LA NEWSLETTER

Una mail settimanale con gli aggiornamenti delle pubblicazioni, le attività dell'Associazione e le novità del mondo della divulgazione chimica

SEGUI CHIMICARE ANCHE SU FACEBOOK

segui chimicare anche su facebook



ARTICOLI RECENTI

LA NOSTRA STORIA

SEGUI CHIMICARE ANCHE SU TWITTER

Non solo gli aggiornamenti degli articoli pubblicati sui nostri blog e le novità del Carnevale della Chimica, ma anche le segnalazioni dei migliori interventi di divulgazione chimica in lingua italiana nel web.



zona-2