brix

conduttività, pH e grado brix: 3 misure quasi casalinghe per iniziare ad affrontare l’incognito

Con davvero poca spesa, poca cultura chimica ed anche poco tempo a disposizione, sono molte le informazioni che possiamo ricavare su un campione incognito misurando in pochi istanti 3 parametri semplici semplici: grado brix, conduttività e pH.

Inutile dire che il campione deve essere liquido, e se è un solido deve essere solubile in acqua, perché quelle che ci apprestiamo ora a descrivere e quindi a misurare sono proprietà delle soluzioni, ed in particolare delle soluzioni acquose.

GRADO RIFRATTOMETRICO (secondo Brix)

Sul brix, più correttamente definito “grado rifrattometrico” ho già avuto modo di scrivere un intervento specifico alcuni mesi fa (vedi: grado rifrattometrico), al quale rimando per ogni approfondimento.
In questa sede riassumo semplicemente alcune informazioni generali.

Il grado brix si misura con un apparecchietto detto rifrattometro, disponibile sia nella versione tradizionale ottico-manuale (simile ad un piccolo canocchiale) che nella versione ottico-elettronica.   Avete presente quando un oggetto immerso in parte in un liquido ma che emerge per l’altra parte, ad esempio un cucchiaino in un bicchiere d’acqua oppure una persona i piscina, sembra in qualche modo “spezzata”?   E’ come se la linearità della parte immersa nel liquido formasse un angolo rispetto alla sua prosecuzione fuori dall’acqua.   Ecco: questo angolo è detto angolo di rifrazione, ed il suo valore numerico è proporzionale alla concentrazione delle sostanze solide sciolte nella soluzione. Continua...

la rifrattometria: l’approccio più speditivo per misurare una concentrazione

Con poca spesa, poche conoscenze di chimica ed anche poco tempo a disposizione, sono molte le informazioni che possiamo ricavare su un campione incognito misurando in pochi istanti 3 parametri semplici semplici: grado brix, conduttività e pH.
Inutile dire che il campione deve essere liquido, e se è un solido deve essere facilmente solubile in acqua.

rifrazione_matita_acqua Quella del grado rifrattometrico è probabilmente una delle misure con il migliore rapporto fra utilità e costo (inteso sia come tempo richiesto per la misura che come valore economico delle attrezzature) che un non-chimico possa individuare per rispondere alla fondamentale ma tutt’altro che banale domanda: quanto concentrato sarà il mio prodotto?

In altri contesti uno degli approcci utilizzabili per sapere quanto è concentrata una soluzione acquosa è quella di fare evaporare tutta l’acqua e di misurare il peso del residuo secco ottenuto. Ad esempio evaporando 100 g di acqua marina si ottengono all’incirca 3,5 g di residuo secco salino, da cui ricaviamo una concentrazione del 3,5% circa del sale nel campione originale.
Ma non tutti i prodotti si possono evaporare facilmente, sia per ragioni di tempo che per ragioni di preservazione del materiale stesso dalla degradazione, fino ad arrivare al caso, di solito la norma per gli zuccheri, di prodotti che non asciugherebbero mai bene fino a secchezza, tendendo invece a formare prodotti via via più viscosi ed appiccicosi, in pratica delle melasse ingestibili simili al miele. Continua...

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