catalizzatore

il chimico stratega e la sfida della sintesi asimmetrica

di Nadia Di Blasio

Ultimamente mi è capitato abbastanza spesso di entrare in negozi di giocattoli e con mia grande meraviglia ho scoperto diverse cose: ho realizzato che sono entrata in una nuova fase della mia vita che inevitabilmente mi sorprende anche a frequentare negozi di giocattoli; ho scoperto che attualmente ci sono davvero tantissimi giocattoli un po’ per tutti i gusti e per le diverse inclinazioni dei bimbi e che io ne conosco davvero pochi   …eppure puzzlequalcuno resiste di generazione in generazione!!!   Per esempio le costruzioni hanno sempre il loro fascino così come anche i puzzle che spesso hanno segnato la nostra infanzia e ci hanno visti passare da quelli con pochissimi e grandissimi pezzi, a quelli con tanti pezzi, magari in bianco e nero e con difficoltà sempre maggiori.
Vi starete forse chiedendo come mai in un articolo che dovrebbe parlare di chimica si parla di giochi, costruzioni e puzzle…  il mistero si svelerà presto.

Quando vediamo un qualsiasi oggetto difficilmente ci chiediamo come è stato realizzato oppure quello a cui siamo interessati in genere sono solo le ultime fasi di costruzione di quell’oggetto: l’assemblaggio dei vari componenti o l’attribuzione di una forma precisa; raramente la nostra immaginazione si avventura nel microscopico per chiedersi come è stata preparata la molecola che conferisce particolari proprietà al nostro oggetto.   Continua...

le reazioni chimiche: perché alcune avvengono ed altre no?

pianta di cavolo sottoposta all'effetto di alte concentrazioni di acido gibberellico, un ormone vegetale naturale“Non è sufficiente che una reazione tu riesca a scriverla sulla carta perché possa avvenire davvero!” mi disse un giorno colui che da lì a pochi anni sarebbe diventato mio cognato nonché il mio stimato dentista.   Era il periodo nel quale, quattordici o quindicenne, iniziavo a muovere i miei primi passi nella chimica organica, con tutto l’entusiasmo ma anche con i frequenti errori di prospettiva propri dell’autodidattismo, forte di un’urgenza conoscitiva per lo meno inconsueta per un ragazzo della mia età.
No, non era la chimica organica in sé stessa ad affascinarmi in quel momento: le mie passioni erano la botanica, il vivaismo, tutto cosa ruotava intorno alla vita delle piante ed alle loro funzioni vitali.  La chimica organica, la “sintesi organica” in particolare, era per me solo un tramite con il quale potermi creare in casa quelle mirabolanti e introvabili sostanze che sui libri di biologia vegetale venivano descritte per i loro effetti sorprendenti, proprio ad iniziare dagli ormoni vegetali.  Roba in grado di trasformare una pianta di cavolo da quella specie di pallone di calcio che siamo abituati a conoscere in un trespolo allampanato molto più simile ad un girasole, con le foglie distanziate l’una dall’altra di una buona spanna.  Continua...

VIDEO – il dentifricio dell’elefante: interpretazione di una dismutazione spettacolare

Una delle esperienze di chimica “spettacolare” più comunemente proposta negli show che vogliono mostrare al grande pubblico l’aspetto giocoso ed accattivante della chimica è quella nota come il “dentifricio dell’elefante”.

Video di questa spettacolare chemical experience sono diffusissimi su internet (ed infatti di seguito ne riporterò alcuni da YouTube), mentre meno frequenti risultano i commenti ad essi, ed in particolare quelli che si spingono oltre al fornire la ricetta degli ingredienti da miscelare per produrre da sé la reazione, non senza un filo di pericolo in certi casi colpevolmente sottovalutato da chi si espone in video senza gli idonei dispositivi di protezione individuali come guanti e mascherina adatti.

Di fatto cosa vediamo almeno negli esperimenti più dettagliati (come ad esempio nel secondo video riportato in questo articolo) è un operatore che mescola diversi componenti liquidi dentro ad un cilindro trasparente o ad una bottiglia; dopo l’aggiunta molto rapida dell’ultimo ingrediente l’operatore si ritira velocemente di scena mentre in pochi istanti dal contenitore inizia a generarsi un cilindro di schiuma, bianca o più spesso colorata, che velocemente cresce, straborda dal collo della bottiglia o del cilindro, esattamente come un dentifricio che esca da un enorme tubetto (da qui il nome di “dentifricio dell’elefante” dato all’esperienza), finchè il fenomeno dopo un periodo che varia da una manciata di secondi ad un minuto buono si esaurisce, non prima di avere sporcato tutto il tavolo di quella schiuma che, una volta a riposo, tende a trasformarsi inevitabilmente in una piccola quantità di liquido sparsa sul piano di lavoro. Continua...

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