cellulosa

Le nuove frontiere applicative delle bioplastiche: dalla nostra tavola al risanamento ambientale

Gabriella Butera e Filippo Luzzu

il pluralismo dei materiali plastici sinteticiNegli ultimi decenni si sono raggiunti traguardi importanti nell’utilizzo di materiali biodegradabili nei più svariati campi di applicazione: dalla realizzazione di piatti e stoviglie monouso a prodotti altamente ingegnerizzati che trovano utilizzo nelle attività di ripristino e risanamento ambientale.

 

I MATERIALI PLASTICI SINTETICI

Ad oggi le sostanze plastiche non biodegradabili più comuni derivano dal petrolio o da processi di sintesi. I prodotti, sviluppati principalmente nel secolo scorso hanno trovato un grandissimo impiego nei più diversi campi applicativi, sostituendo con successo i materiali convenzionali fino ad allora usati. Tali sostanze presentano proprietà quali la leggerezza, la flessibilità, l’elasticità, la facilità di lavorazione, la viscosità allo stato fuso o in soluzione e in generale un basso costo di produzione. Queste proprietà le rendono idonei a molteplici ruoli e per lunghi periodi di tempo. Le sostanze plastiche sono principalmente composte da polimeri costituiti da macromolecole a struttura prevalentemente lineare. Essi mostrano una catena principale formata, nella maggior parte dei casi, da atomi di carbonio e questo è il motivo per cui essi vengono anche definiti polimeri organici.

Uno dei polimeri più semplici e comunemente usato, è il polietilene (PE) (-C2H4-)n (Fig. 2) in cui ciascun atomo di carbonio è legato a due altri atomi di carbonio in catena lineare e a due atomi di idrogeno.   Continua...

gli eccipienti dei farmaci: natura e funzioni della chimica di supporto

di Nicole Ticchi

 
Quando pensiamo ad un qualsiasi medicinale, di qualunque tipo esso sia, il primo pensiero va al principio attivo che lo caratterizza: acido acetilsalicilico, paracetamolo, cortisone, salbutamolo, solo per citarne alcuni, sono tra quelli più comunemente conosciuti.   D’altro canto sono proprio i principi attivi a determinare l’attività farmacologica, l’effetto benefico, sono loro i protagonisti indiscussi.
pillole colorate nei loro blisterMa c’è un’altra schiera di co-protagonisti, altrettanto importante, se non determinante, rappresentata da tutte le sostanze che insieme al principio attivo compongono il medicinale, gli danno corpo e forma, ma soprattutto ne modulano il rilascio: gli eccipienti.   Se riflettiamo ci accorgiamo che in etichetta la maggior parte della composizione è data proprio da queste sostanze, di cui spesso ci chiediamo l’utilità, dando poca rilevanza alla differenza fra l’uno e l’altro.    Questa differenza è invece fondamentale, ed è proprio su questo principio che molte aziende farmaceutiche continuano a proporre lo stesso principio attivo ma con formulazioni diverse tra loro.   Attenzione: lo stesso principio attivo associato a differenti eccipienti può avere effetti molto diversi!

Gli eccipienti sono ingredienti farmacologicamente inerti aventi lo scopo di ottenere forme farmaceutiche con le caratteristiche tecnologiche e biofarmaceutiche desiderate; spesso vengono definiti come ingredienti inerti, ma ora si preferisce definirli come “altri ingredienti”, ovvero diversi dal principio attivo.   Continua...

da cos’è fatto il legno?

Componenti strutturali e non strutturali.   Gli strutturali a loro volta divisi in polisaccaridi (cellulosa ed emicellulose) e lignina, quelli non strutturali costituiti da piccole molecole che possono essere solubili, e quindi estraibili, in acqua oppure un solvente organico.

Dicendo questo si è detto tutto e niente al tempo stesso, quindi di seguito proveremo a capirci qualcosa di più.
Però riflettendoci bene, ancora in premessa, ancora una volta ci si può domandare come sia possibile che uno dei materiali più basilari al mondo, non solo per tutte le civiltà che lo hanno utilizzato ma anche per la natura stessa che da milioni di anni lo utilizza come “materiale da costruzione” per i vegetali perenni, oltre che come fulcro di interi sistemi biologici che in esso vivono, si riproducono, lo decompongono…  volevo dire: è mai possibile che una realtà così fondamentale del nostro mondo possa essere così difficile da comprendere nella sua composizione, ovvero nella sua essenza costitutiva?
Un problema analogo è stato trattato alcune settimane fa sempre su Chimicare quando si è affrontato il problema delle (apparenti) incongruenze nell’analisi della composizione degli alimenti e dei prodotti di origine naturale in genere, in particolare di quelli ricchi in fibra, fino ad arrivare al caso estremo in cui sembrava all’apparenza esserci una fetta consistente di “materia oscura”, di composizione ignota, anche all’interno di prodotti importanti e valorizzati in funzione di questa o quella loro proprietà nutrizionale e/o funzionale nella dieta. Continua...

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