corteccia

Il sughero: un materiale naturale dalle proprietà sorprendenti

di Vincenzo Villani e Vito Lavallata

Dipartimento di Scienze, Università della Basilicata

sughero e tappo di sughero Il sughero è un materiale molto diffuso e a tutti ben noto, ma non altrettanto ben conosciuto. L’uso che lo rende tanto comune è quello di sigillare bottiglie di vino, spumante, …, e nel periodo natalizio di risultare essenziale per la realizzazione del presepe. Ma il sughero è molto di più: la sua struttura microscopica e composizione è sorprendente, rendendolo campione di isolamento meccanico, acustico, termico ed elettromagnetico. In passato è stato largamente utilizzato per questi scopi e oggi viene riproposto, assieme a materiali polimerici di sintesi, in compositi dalle alte prestazioni tecnologiche.
Dal punto di vista microscopio è detto “materiale cellulare”, cioè costituito da una moltitudine di cellette simili all’alveare delle api. Le sue proprietà isolanti sono dovute alla capacità di dissipare energia, rendendolo quindi adatto a insonorizzare un ambiente, ad assorbire le vibrazioni di un motore, a coibentare degli apparati, e così via.

cataste di sughero grezzo appena raccolto

cataste di sughero grezzo appena raccolto

Con il termine ‘solidi cellulari’ si indicano quei materiali costituiti da un insieme di celle ovvero spazi contenenti gas delimitati da facce solide o da soli spigoli. Si tratta dunque, generalmente, di sistemi bifasici, tant’è che si può pensare ai materiali cellulari come ‘compositi’ costituiti da solido e gas.

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da cos’è fatto il legno?

Componenti strutturali e non strutturali.   Gli strutturali a loro volta divisi in polisaccaridi (cellulosa ed emicellulose) e lignina, quelli non strutturali costituiti da piccole molecole che possono essere solubili, e quindi estraibili, in acqua oppure un solvente organico.

Dicendo questo si è detto tutto e niente al tempo stesso, quindi di seguito proveremo a capirci qualcosa di più.
Però riflettendoci bene, ancora in premessa, ancora una volta ci si può domandare come sia possibile che uno dei materiali più basilari al mondo, non solo per tutte le civiltà che lo hanno utilizzato ma anche per la natura stessa che da milioni di anni lo utilizza come “materiale da costruzione” per i vegetali perenni, oltre che come fulcro di interi sistemi biologici che in esso vivono, si riproducono, lo decompongono…  volevo dire: è mai possibile che una realtà così fondamentale del nostro mondo possa essere così difficile da comprendere nella sua composizione, ovvero nella sua essenza costitutiva?
Un problema analogo è stato trattato alcune settimane fa sempre su Chimicare quando si è affrontato il problema delle (apparenti) incongruenze nell’analisi della composizione degli alimenti e dei prodotti di origine naturale in genere, in particolare di quelli ricchi in fibra, fino ad arrivare al caso estremo in cui sembrava all’apparenza esserci una fetta consistente di “materia oscura”, di composizione ignota, anche all’interno di prodotti importanti e valorizzati in funzione di questa o quella loro proprietà nutrizionale e/o funzionale nella dieta.

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