criteri

Che cos’è la Green Chemistry?

chimica verde - green chemistry

Non è una branca della chimica, non è una specializzazione e neppure una disciplina di settore. La Chimica Verde (in inglese Green Chemistry) è un approccio etico fatto di criteri, di priorità e di obiettivi, quindi a suo modo una filosofia, che attinge dalla conoscenza scientifica della chimica per guidare le applicazioni di questa disciplina, ad iniziare da quelle industriali, verso modalità sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Non è una branca della chimica, quindi, proprio perché è trasversale e pervasiva di tutti gli altri settori di questa stessa disciplina, da molti dai quali essa attinge conoscenze di base e teoriche, restituendo a beneficio di molti altri nuovi criteri e modalità operative.

Niente a che veder quindi con la chimica dell’ambiente, che invece è sì una disciplina specifica essenzialmente di tipo descrittivo all’interno della scienza chimica, occupandosi dello studio dei fenomeni chimici e biochimici che accadono nell’ambiente naturale, senza per altro fornire un giudizio etico sulle situazioni descritte (la più “naturale” delle molecole ed il più pernicioso degli inquinanti xenobiotici possono infatti rivestire per il chimico ambientale lo stesso grado di “interesse scientifico”), né fornendo indicazioni d’indirizzo politico per far sì che i soggetti gravanti sull’ecosistema modifichino in qualche misura il loro impatto. Continua...

le reazioni chimiche: perché alcune avvengono ed altre no?

pianta di cavolo sottoposta all'effetto di alte concentrazioni di acido gibberellico, un ormone vegetale naturale“Non è sufficiente che una reazione tu riesca a scriverla sulla carta perché possa avvenire davvero!” mi disse un giorno colui che da lì a pochi anni sarebbe diventato mio cognato nonché il mio stimato dentista.   Era il periodo nel quale, quattordici o quindicenne, iniziavo a muovere i miei primi passi nella chimica organica, con tutto l’entusiasmo ma anche con i frequenti errori di prospettiva propri dell’autodidattismo, forte di un’urgenza conoscitiva per lo meno inconsueta per un ragazzo della mia età.
No, non era la chimica organica in sé stessa ad affascinarmi in quel momento: le mie passioni erano la botanica, il vivaismo, tutto cosa ruotava intorno alla vita delle piante ed alle loro funzioni vitali.  La chimica organica, la “sintesi organica” in particolare, era per me solo un tramite con il quale potermi creare in casa quelle mirabolanti e introvabili sostanze che sui libri di biologia vegetale venivano descritte per i loro effetti sorprendenti, proprio ad iniziare dagli ormoni vegetali.  Roba in grado di trasformare una pianta di cavolo da quella specie di pallone di calcio che siamo abituati a conoscere in un trespolo allampanato molto più simile ad un girasole, con le foglie distanziate l’una dall’altra di una buona spanna.  Continua...

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