emulsione

Breve storia della gomma: da Faraday a Natta

di Vincenzo Villani

Dipartimento di Scienze, Università della Basilicata

La gomma è utilizzata dall’Uomo dalle epoche più remote: abbiamo prove che gli Indios d’America ne facevano manufatti già 4000 anni fa! E’ nota agli europei dal 1496, importata durante il secondo viaggio di Cristoforo Colombo. Tuttavia, in questo excursus ci occuperemo dell’evoluzione propriamente chimica della gomma a partire dall’800.
cis-1,4-polisopreneLa gomma naturale si ottiene dall’Hevea brasiliensis (albero della gomma) sotto forma di un lattice ricco di cis-1,4-poliisoprene.

Si deve al genio di Michael Faraday nel 1826 la determinazione della sua formula minima, C5H8. Faraday era consapevole che anche C10H16, C15H24, … potevano essere le formule molecolari tuttavia, mai avrebbe pensato che la formula corretta era del tipo C50000H80000 (infatti, la gomma ha un peso molecolare medio di circa 5 x 105), l’idea di macromolecola non era ancora stata scoperta!
struttura molecolare della gomma vulcanizzata, con evidenziati i ponti disolfuroNel 1839 Charles Goodyear scoprì la reazione di vulcanizzazione, in cui la gomma naturale trattata con zolfo, biacca (carbonato basico di piombo, 2PbCO3·Pb(OH)2) e calore è trasformata in un materiale elastico e tenace, resistente all’invecchiamento. Si tratta di una reazione di reticolazione in cui le catene macromolecolari sono unite da forti legami disolfuro (detti cross-link) mediante un accelerante ad alta temperatura:

Fino al 1920 per spiegare l’alto peso molecolare dei polimeri naturali o di sintesi era in auge la ‘Teoria micellare’, sviluppata a partire dagli studi di Graham del 1861. Continua...

la chimica e la fotografia: un legame molto (foto)sensibile

di Francesca di Monte

La prima fotografia della storia: autore Nicéphore Niepce,1826

La prima fotografia della storia: autore Nicéphore Niepce,1826

“La fotografia permette di raggiungere l’eternità attraverso il momento”, diceva uno dei più grandi fotografi di sempre, Henri Cartier Bresson.
Ed è grazie alla chimica se riusciamo a trasformare un attimo di vita in una traccia che sopravvive nel tempo: sono le sostanze fotosensibili, insieme all’apparato ottico della macchina fotografica, a renderlo possibile.
Tutto ha avuto inizio con la creazione accidentale del primo composto fotosensibile ad opera del chimico tedesco Johann Heinrich Schulze, nel 1727.

Johann Heinrich Schulze

Johann Heinrich Schulze

Schulze miscelando in una bottiglia carbonato di calcio (gesso), acido nitrico e argento (si era ottenuto del carbonato di argento), si accorse che, sul lato della bottiglia esposta alla luce solare, si formava un oscuramento.
A quel punto, sperimentando ulteriormente, ricoprì un foglio di carta bianco con calce e nitrato d’argento, vi sovrappose un altro foglio con disegni e scritte ed espose il tutto al sole: ottenne un’immagine negativa del disegno e delle scritte, la prima fotocopia!

Da questo momento in poi l’argento diventerà l’elemento di base dei processi chimici della fotografia.
C’era solo un unico “piccolo” problema da risolvere: l’immagine non era fissata per sempre ma si anneriva man mano che passavano i minuti. Continua...

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