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sul termine “chimicare”

Come primo post del blog ritengo quasi doveroso affrontare l’argomento della scelta del titolo, tanto più se si considera che questo per me racchiude anche il motivo di essere di questo sito web.
Chimicare.
Primo Levi In realtà avevo sentito usare questa espressione ben da prima di leggerla nella pagine di Primo Levi, quando nel capitolo “Arsenico” della sua raccolta di racconti autobiografici ispirati alla sua vita professionale “Il sistema Periodico”, racconta di un dignitoso signore che un giorno gli porta una campione di zucchero sospetto “da chimicare”. Chimicare nella sua accezione popolare significa in senso stretto “analizzare”, nulla di più, ovvero sottoporre ad analisi chimica. Si scoprirà in seguito che quello zucchero era stato corrotto con arsenico da parte di qualcuno che a quel distinto signore proprio non voleva tanto bene. Ma perché allora semplicemente i nostri nonni non potevano usare il termine “analizzare”, così come abbiamo imparato a fare oggi?

laboratorio chimico di fine 800 Proviamo a guardare attraverso la parola, a vedere oltre. L’ammirazione, la diffidenza o in una parola sola il rispetto che la gente semplice di un tempo nutriva per l’altrui professione, specie per quelle che proprio non riusciva a comprendere, non ammetteva in qualche modo l’atto meccanico, quasi automatico dell’analisi, un processo che oggigiorno viene per l’appunto visto come strumentale e sterile, salvo una firma di approvazione del chimico-burocrate. Nel termine chimicare c’era molto di più: c’era la convinzione di un processo basato sulla conoscenza e sull’esperienza, sulla riflessione e sulla ponderazione, dove il vero protagonista era il chimico con la sua scienza e non l’analisi eseguita. Forse una similitudine con il lavoro dei campi, sicuramente con quello artigiano dal quale la chimica ha mosso i primi passi e secondo me avrebbe ancora molto da imparare.

tazzina di caffe al bar Oggi la conoscenza chimica è a disposizione di tutti: non parlo di calcoli complessi e di formule astruse imparate a scuola, parlo di concetti e descrizioni semplici, a volte discorsivi quasi al limite della chiacchiera da bar, ed in effetti quante volte mi capita di soffermarmi a parlare di chimica con amici e collegi che chimici non sono, anche al bar davanti a un caffè! Perché lo zucchero grezzo lo fanno solo di canna e non di barbabietola? Ma sarà veramente sicuro bere il decaffeinato? Perché oggi che piove la barista ha i capelli più arricciati?
Ogni volta che ci poniamo queste domande, soprattutto quando proviamo a darci delle risposte, se queste passano attraverso concetti semplici come ad esempio “di cosa è fatta” una cosa, ecco che anche noi abbiamo iniziato a Chimicare…

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